8 Novembre 2016

Dichiarazione omessa e riduzione delle sanzioni

di Fabio Garrini Scarica in PDF

Con la pubblicazione della circolare 42/E/2016 l’Agenzia è intervenuta a chiarire l’applicazione delle sanzioni tributarie previste per le irregolarità che interessano le dichiarazioni fiscali, alla luce del nuovo sistema sanzionatorio riformato dal D.Lgs. 158/2015, in vigore dallo scorso 1 gennaio 2016. Tra i temi analizzati consta anche il trattamento sanzionatorio previsto nel caso di omessa presentazione della dichiarazione e, in particolare, le conseguenze (comunque favorevoli) nel caso in cui il contribuente presenti comunque il modello dichiarativo entro un anno dalla scadenza.

La dichiarazione omessa

Come noto, la dichiarazione è valida anche se presentata oltre il termine ordinario stabilito dall’articolo 2 D.P.R. 322/1998, di fatto fissato al 30 settembre per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, purché essa sia inoltrata all’Amministrazione finanziaria entro il novantesimo giorno successivo (quindi entro il 29 di dicembre): il modello così presentato, seppur sanzionato (comunque in modo piuttosto lieve e con la possibilità di azionare il ravvedimento operoso), produce gli effetti di una dichiarazione presentata entro i termini. Detta dichiarazione viene definita “tardiva” (“L’Agenzia “inciampa” sulla dichiarazione tardiva”).

La dichiarazione presentata oltre tale termine supplementare (quindi dal 30 dicembre in avanti per i contribuenti con periodo coincidente con l’anno solare) è invece definita “omessa”: l’invio di tale dichiarazione non produce infatti alcun effetto tributario e comporta l’applicazione delle sanzioni in relazione a tale irregolarità. Tali sanzioni in nessun modo possono essere oggetto di definizione spontanea da parte del contribuente tramite l’istituto del ravvedimento operoso.

Ciò posto, comunque, l’invio del modello omesso entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo (e comunque prima dell’inizio di qualunque attività amministrativa di accertamento di cui abbia avuto formale conoscenza il contribuente), seppur invalida, produce degli effetti positivi per il contribuente visto che ad esso viene comunque assicurata una riduzione della sanzione che gli sarà in futuro comminata dall’Amministrazione finanziaria.

Tale fattispecie è infatti sanzionata con una misura compresa tra il sessanta ed il centoventi per cento dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 200 (ordinariamente la sanzione è compresa tra un range che va dal centoventi al duecentoquaranta per cento, con un minimo di euro 250). Qualora non fossero dovute imposte, si applica la sanzione da euro 150 a euro 500 (in luogo della sanzione ordinaria da euro 250 ad euro 1.000).

Sanzione Dichiarazione omessa Dichiarazione presenta dopo il 90° giorno, ma entro l’anno
 

Con imposte dovute

 

 

120% – 240%

(minimo € 250)

 

60% – 120%

(minimo € 200)

 

Senza imposte dovute

 

 

Da € 250 ad € 1.000

 

Da € 150 ad € 500

Va infine rammentato, come chiarito nella circolare AdE 42/E/2016, che in caso di accertamento di maggiori imponibili rispetto a quelli indicati nella dichiarazione presentata oltre i novanta giorni dalla scadenza ma entro il termine di presentazione della dichiarazione del periodo d’imposta successivo, si rende applicabile la sanzione di omessa presentazione della dichiarazione nella misura compresa tra il centoventi e il duecentoquaranta per cento dell’ammontare dell’imposta dovuta. In altri termini, la riduzione alla metà della sanzione per omessa presentazione opera solo con riferimento agli imponibili palesati nella dichiarazione presentata, seppure invalida.

Per approfondire questioni attinenti all’articolo vi raccomandiamo il seguente corso:

Accertamento, sanzioni e riscossione