14 Gennaio 2014

La partita sull’equipollenza della Revisione Legale non è ancora chiusa

di Andrea PardiniRiccardo Stiavetti Scarica in PDF

L’iscrizione automatica dei Dottori Commercialisti nel Registro dei Revisori Legali non è ancora una partita chiusa, infatti, a seguito della mancata conversione in legge del D.L. 126/2013, la norma che ristabilisce l’equipollenza non è stata inclusa nel Decreto “Milleproroghe”.

Il D.L. 150/2013 (c.d. Milleproroghe) ha riproposto solamente la disposizione che da diritto all’iscrizione nell’Albo dei Revisori Legali a coloro che hanno superato l’esame d’abilitazione da Dottore Commercialista ed Esperto Contabile e che hanno maturato i restanti requisiti previsti dal D.M. 145/2012 in materia di onorabilità, titolo di studio e compiuto tirocinio triennale.

Il contenuto dell’articolo 9, comma 14, del D.L. 150/2013 è il seguente: “Al fine di consentire l’accesso all’esercizio dell’attività di revisione legale, fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, fermo restando al momento della presentazione dell’istanza il possesso dei requisiti previsti dall’articolo 1, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 20 giugno 2012, n. 145, l’ammissione all’esame per l’iscrizione al Registro dei revisori ed i relativi esoneri restano disciplinati dagli articoli 3, 4 e 5 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88, e dalle relative disposizioni attuative”.

Il dibattito sull’equipollenza, entrato nel vivo nel secondo semestre del 2013, è stato caratterizzato dalle pressioni dell’INRL (Istituto Nazionale Revisori Legali) affinché non fosse ristabilita l’automatica iscrizione dei Commercialisti nell’Albo dei Revisori Legali.

Le posizioni contrarie all’equipollenza hanno basato le proprie ragioni sulla necessità di recepire integralmente la legislazione europea e la necessaria terzietà richiesta al revisore, non riscontrabile, a loro veduta, nella professione di commercialista.

Le proteste dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili erano sfociate anche in una manifestazione a Roma il 19 novembre 2013, con la quale i commercialisti avevano ottenuto l’impegno personale da parte del vice ministro all’Economia, Stefano Fassina, e il sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Beretta.

Impegno che era stato mantenuto con l’approvazione, da parte della commissione Bilancio al Senato, di un emendamento al D.L. 126/2013 (c.d. Decreto “Salva Roma”) che aveva ristabilito l’equipollenza.

Grande soddisfazione era stata espressa da Giancarlo Laurini (commissario del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili): “Un sentito ringraziamento al Governo per aver sostenuto in sede parlamentare un’istanza legittima e assolutamente non corporativa, al fine di riaffermare il ruolo nella società e nello Stato dei commercialisti italiani e di tutte le professioni regolamentate”. La nostra battaglia in difesa dell’equipollenza non è stata dettata da interessi di parte, riconducibili ad una specifica categoria, ma rivolta a ristabilire equità e giustizia, dal momento che un ulteriore esame per l’accesso al Registro dei revisori legali non era imposto ai commercialisti dalla direttiva europea, ne è condizione della terzietà prevista dalla direttiva stessa. Anzi, è in perfetta linea con l’orientamento europeo e con la concreta attuazione che dello stesso si è data nei diversi Paesi membri dell’Ue”.

Con la decisione del Governo di non provvedere con la conversione in legge del D.L. 126/2013, l’emendamento avrebbe dovuto trovare spazio nel Decreto Milleproroghe, ma non è stato così, e non è facile comprenderne le ragioni, tranne che a causa di un ostruzionismo messo in atto da una parte della burocrazia ministeriale.

Nonostante le difficoltà incontrate, l’auspicata equipollenza, rivolta a ristabilire equità e giustizia, dovrebbe essere riproposta tramite emendamento in sede di conversione in legge del Decreto Milleproroghe (D.L. 150/2013).