9 ottobre 2017

La memoria dei colori

di Laura Maestri Scarica in PDF

Jonathan Flombaum è un professore del Dipartimento di Psicologia a Neurologia dell’Università John Hopkins a Baltimora. È anche il fondatore del progetto “The Visual Thinking Lab”, un laboratorio nel quale si mettono in pratica test innovativi per comprendere più approfonditamente il funzionamento del nostro prezioso – e ancora misterioso – cervello.

Fra i tanti, i più recenti esperimenti hanno esaminato la modalità con cui si ricordano i colori.

Una classica situazione, di cui forse siete stati protagonisti, ricorre nei colorifici: si è lì per comprare una tempera di un colore che sia identico a quello delle pareti di casa, per ritoccare un angolo o ridipingerne una parte. Quando, a casa, si è davanti alla parete, si crede di aver ben memorizzato la tinta precisa; ma una volta che si è di fronte ad un’ampia scelta di sfumature, si è assaliti dal dubbio e, se ci si azzarda a sceglierne una, è molto probabile che non sia quella giusta.

Per comprendere come funzioni la memorizzazione dei colori, Flombaum ha chiesto a numerosi volontari di scegliere, fra 180 varianti, quali fossero quelle più rappresentative rispetto alla definizione blu, rosa, viola, arancione, giallo, rosso e verde. La maggioranza dei soggetti ha sorprendentemente indicato la stessa tonalità per ogni colore, identificando quindi una percezione generale di una precisa tonalità quale tintabase”.

In un successivo esperimento si è chiesto ad un nuovo gruppo di individui di identificare a video, uno per volta e a schermo pieno, alcuni dei colori fra le 180 varianti. Più tardi, alle stesse persone è stato chiesto di indicare, fra i 180 colori, quali avessero visto su video.  La maggioranza dei parte dei partecipanti non ha indicato il colore effettivamente proiettato, bensì quello che era stato definito dal gruppo precedente come quello “base”: ad esempio mentre il colore visualizzato era quello generalmente denominato “rosa corallo”, le persone hanno affermato di aver visto il rosa “base”.

Flomblaum, alla luce di questi test, sostiene che il nostro cervello è perfettamente in grado di percepire e riconoscere tantissime sfumature di colore; tuttavia, nel momento in cui queste informazioni vengono archiviate, quando si presenta un’incertezza rispetto alla percezione, in questo caso del colore, la mente utilizza un processo statistico e prioritario.

La ricerca ovviamente si allarga a tutti i nostri sensi: l’odorato, il gusto, il tatto.  Flombaum è a tutt’oggi impegnato a dare una risposta al perché il cervello si comporti, in questo preciso contesto, in maniera “imperfetta”. Ad oggi, la tesi è che l’anomalia non derivi da una difficoltà di memorizzazione, ma nel processo di ritrovamento della corretta informazione con cui effettuare il paragone.

Quindi, la prossima volta che andate alla ricerca di una cravatta, di una borsa o di un paio di scarpe che siano dello stesso colore del vestito, non fidatevi della vostra memoria: portate con voi l’abito!

Comunicare bene in pubblico