5 Febbraio 2016

Entusiasmo a doppio taglio

di Laura Maestri Scarica in PDF

A tutti è capitato di venire a conoscenza di qualcosa, di assistere ad uno spettacolo, di provare un nuovo ristorante e pensare: “devo assolutamente consigliarlo al mio collega, è proprio il posto che fa per lui, sono certo che gli piacerà!”.

Alla prima occasione, l’esordio è tipicamente farcito di grande entusiasmo: “Sai, sono stato in quel nuovo ristorante in centro, siamo stati benissimo. Devi assolutamente andarci con tua moglie: è perfetto per voi due!”.

La risposta che ci si aspetta dal collega potrebbe essere: “Caspita, è interessante! Grazie per avermelo segnalato, organizzerò una bella cenetta con mia moglie già questo fine settimana”.

Ma non sempre la reazione che si ottiene è quella che ci si aspetta. Il collega infatti potrebbe invece aver nicchiato, assumendo un’espressione fra lo scettico ed il perplesso, e rispondere: “non saprei, l’ho visto da fuori e non mi ha convinto granchè”.

A questo punto è un classico il vostro veemente rincalzo: “No guarda, è davvero spettacolare: devi proprio provarlo perché ti piacerà sicuramente”.

Ma il collega non si convince, anzi: a questo punto prende le distanze, chiude frettolosamente l’argomento con un laconico “ci penserò” lasciandovi la sensazione che tutte le vostre migliori intenzioni nel dare una dritta disinteressata non siano state capite né tantomeno apprezzate. Non vi capacitate di questo comportamento e fondamentalmente ci rimanete male.

Cos’ è successo? Perchè il vostro interlocutore non fa tesoro del vostro sincero consiglio, espresso con grande entusiasmo? È proprio questo vostro atteggiamento spontaneo che provoca l’inaspettata reazione: l’entusiasmo.

Non tutti sono pronti ad accettare che un’altra persona (anche molto prossima) ci dica “cosa dobbiamo assolutamente fare” perché “ci piacerà sicuramente”. Ad alcune persone, il dialogo interno suggerisce: “come si permette costei di ordinarmi di fare qualcosa che – secondo il suo giudizio – dovrebbe assolutamente piacermi? Come osa pretendere di sapere meglio di me cosa mi piace?”. Ecco quindi il motivo di una risposta circospetta e guardinga.

Grazie alla neurolinguistica oggi è possibile comprendere lo schema di pensiero – perlopiù inconsapevole – adottato da questo tipo di interlocutore, ed essere in grado di utilizzare la struttura linguistica più adatta a trasferire lo stesso messaggio in modo più convincente. Ovviamente senza perdere il vostro genuino entusiasmo!

 

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