11 Giugno 2024

Isa in tilt per le farmacie

di Alessandro Bonuzzi
Scarica in PDF
La scheda di FISCOPRATICO

Per il settore delle farmacie italiane, il 2023 è stato un anno di generale flessione, tanto in termini di ricavi, quanto sotto il profilo della marginalità. Infatti, dopo il triennio del Covid-19 (2020 – 2022), durante il quale il trend degli incassi è stato positivo, le farmacie si sono scontrate con la sempre più ridotta capacità di spesa dei cittadini, che hanno dovuto far fronte al costante e repentino aumento dei prezzi al consumo.

Ciò ha determinato la contrazione del fatturato ad alta marginalità, la difficoltà di riversare l’aumento del costo di acquisto delle merci sulla clientela, l’applicazione di forti sconti sui prezzi al pubblico dei prodotti.

Inoltre, l’anno 2023 ha determinato sostanzialmente l’azzeramento del fatturato legato al Covid-19 e, segnatamente, delle vendite di mascherine, gel e tamponi “fai da te”, nonché dei ricavi derivanti dall’esecuzione dei tamponi “anti-Covid”, ossia dal “servizio tamponieseguito in farmacia dall’operatore sanitario, farmacista o infermiere che fosse.

Soprattutto, gli incassi legati al servizio tamponi anti-Covid hanno rappresentato, nel corso degli anni 2021 e 2022, un’importante fetta di fatturato; peraltro contraddistinta da una marginalità diversa, rispetto a quella legata alla cessione dei prodotti. Con il 2023, quest’area di attività è venuta meno quasi da un giorno all’altro, mantenendosi in essere, invece, la struttura della farmacia che, per far fronte alle pressanti richieste dei cittadini, si è appesantita in termini di impiego di risorse.

In particolare, è mediamente aumentato il costo del personale laureato, anche per effetto degli aumenti retributivi previsti dal contratto collettivo nazionale. I farmacisti collaboratori, con la loro professionalità e competenza, rappresentano senz’altro la vera ricchezza della farmacia; tuttavia, il loro costo azienda assorbe sempre più fatturato.

La combinazione dei due fattori, riduzione dei ricavi, da una parte, e aumento del costo del personale, dall’altro, ha causato la tempesta perfetta sul risultato economico dell’esercizio 2023 delle farmacie italiane, essendo il fenomeno diffuso su tutto il territorio nazionale, con la conseguenza che, anche i redditi d’impresa del periodo d’imposta 2023 sono generalmente di tutt’altro tenore, rispetto a quelli realizzati nelle precedenti due annualità (2021 e 2022).

Purtroppo, il fisco non è stato al passo con i tempi, non provvedendo ad aggiornare i propri parametri alla peculiare contrazione economica che ha contraddistinto il settore nel corso del periodo d’imposta 2023. Il riferimento è agli Isa 2024, i cui risultati, per l’anno 2023, sono influenzati dall’andamento straordinario verificatosi nel 2021 e nel 2022, laddove con il termine straordinario vuole proprio intendersi un accadimento che è stato al di fuori dell’ordinario, spinto dalla pandemia.

Sostanzialmente, quindi, gli Isa 2024, non cogliendo l’andamento congiunturale verificatosi nel 2023 e tenendo, invece, conto della produttività calcolata sui dati delle precedenti 8 annualità dichiarative (ivi comprese, dunque, le annualità “straordinarie” 2021 e 2022), si attendono dalle farmacie ricavi e redditi al di fuori della misura standard ante Covid-19. Ciò vale specialmente per le farmacie con una storicità limitata, aperte, quindi, da pochi anni, per le quali gli anni del Covid rappresentano i soli anni di confronto.

In effetti, questa situazione era difficilmente prevedibile per tempo da tutti gli operatori del settore, nonché dall’Agenzia delle entrate, siccome collegata all’andamento pandemico.

Ora, però, in assenza di correttivi, è importante prendere atto della situazione venutasi a creare. A tal fine sarebbe auspicabile un confronto tra l’Agenzia delle entrate e le Associazione sindacali della categoria, per arrivare a una lettura critica e condivisa degli Isa 2024, con la valorizzazione delle peculiarità che hanno riguardato il periodo d’imposta 2023 delle farmacie.