15 Settembre 2021

Organizzazione professionale degli studi: tra consapevolezza, capacità ed engagement

di Valentina Dal Maso – Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Vicenza Scarica in PDF

Come per ogni attività di impresa anche all’interno degli studi professionali si realizza quel basilare concetto di organizzazione tanto necessario a garantirne una evoluzione quanto e soprattutto per assicurare una visione di medio-lungo termine nella gestione d’insieme.

Parlare di organizzazione significa partire dal presupposto che ci sia una chiara e definita proceduralizzazione interna: ma quanto tutto ciò si realizza effettivamente nei nostri studi?

L’argomento spazia dalla gestione interna, in capo ai titolari, e che coinvolge unitamente le persone che ivi collaborano per giungere poi ad una amministrazione esterna dei rapporti con i vari stakeholders.

Internamente, dunque, il concetto abbraccia numerosi ambiti: dal livello di innovazione dello studio alla leadership e gestione del team (e conseguentemente alle scelte dei collaboratori e i relativi rapporti interni), dall’aspetto contrattuale ed economico, agli ambiti tecnologico e relazionali.

Il tutto prosegue lungo una analisi esterna che ricomprende il concetto di come comunicare efficacemente il proprio operato nel mercato e verso i vari stakeholders.

Il fine ultimo consiste nell’attribuire un valore intrinseco ed estrinseco allo studio.

La parola organizzazione, che etimologicamente significa strumento, e rappresenta un insieme di persone unite per raggiungere uno o più obiettivi comuni in una connessione e un coordinamento continui: dalla fase di costituzione, fino alla sua crescita, ogni studio professionale intesse una serie di relazioni interne ed esterne idonee ad assicurare una serena e definita gestione delle attività, dei cambiamenti e delle fasi che naturalmente si presentano.

Il controllo di gestione tanto decantato per le sue funzionalità aziendali riverbera però i suoi vantaggi anche a livello professionale in quanto consente un monitoraggio costante delle attività, una loro calendarizzazione e un approccio olistico con lo scopo di assicurare una corretta gestione dei rapporti esistenti, del capitale umano, economico e dei relativi servizi offerti per attivare una strategia mirata e consapevole.

Una tale profonda analisi transita doverosamente attraverso l’analisi degli errori commessi, più precisamente di errori organizzativi che da qualsivoglia ruolo vengano commessi.

In tal senso, per esempio, risulta interessante evidenziare il recente Progetto Regionale Veneto “Generazioni professionali a confronto”, progetto n. 1928-1-1315-2019 “Generazioni professionali a confronto- aspetti valutativi, organizzativi e contrattuali”  realizzato nel 2020, conclusosi nel corrente anno e promosso da Confprofessioni Veneto, ProServizi, Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili di Vicenza e Venezia e Università di Verona, che ha contribuìto ad analizzare quel processo evolutivo, frutto delle tecnologie economiche e sociali, che ha inciso sugli aspetti organizzativi degli studi professionali.

La parola errore deriva dal latino “error”, che significa “vagare,deviare”, dunque rappresenta un evento i cui risvolti non sono solo negativi ma anche positivi e rimettono in gioco varie dinamiche quali l’esatta trasposizione di attenzioni, regole e conoscenze.

Analizzare e comprendere aspetti culturali e stili di pensiero, mindset, consuetudini, prospettive e semplicemente credenze professionali che non conoscono talvolta più fondamento rappresenta il risultato di un percorso di autovalutazione che permetta di far emergere quelle problematiche che si verificano negli studi professionali nei quali quotidianamente ciascuno di noi si interfaccia.

Sperimentare questa fase affinché rappresenti il punto di partenza verso una nuova considerazione degli eventi, il loro approccio agli stessi e l’impatto che ingenerano, significa porsi le giuste domande, selezionare le precise competenze, analizzare le specifiche situazioni per condividere e sviluppare feedback costruttivi.

Trattasi di una fase importante per comprendere e realizzare veramente quali siano i punti forti e i punti deboli che si annidano all’interno dei nostri studi e che incidono inevitabilmente su tutte le dinamiche e situazione che quotidianamente si verificano.

Un’economia in costante evoluzione, la globalizzazione e la pandemia hanno accelerato queste dinamiche che portano doverosamente a dirigerci verso una visione strategica delle professioni, in una scelta tra l’essere protagonisti o vittime dei costanti cambiamenti in atto.

Tre dunque i punti nodali:

  • controllo di gestione interno (gestione metodologica del modello di business adottato, della strategia in atto e pianificazione di servizi e processi interni);
  • approccio al cambiamento (analisi degli scenari futuri del comparto in cui lo studio opera e dei possibili repentini cambiamenti);
  • comunicazione esterna (messa in atto di un consapevole e strutturato percorso per comunicare efficacemente il proprio modello professionale).

Una valutazione a 360° di tutte queste opzioni, i loro effetti e le relative variazioni implementabili, consentirà altresì di sfruttare le singole competenze interne e favorirà una reale strutturazione interna per un miglioramento continuo, una analisi delle variabili economico- finanziarie ma anche relazionali e umane per la costruzione di nuove opportunità e per porre solide basi per affrontare qualsivoglia sfida.