Il regime IVA in Francia per i beni installati dal fornitore italiano
di Marco PeiroloIl regime IVA delle cessioni di beni con installazione o montaggio in altro Stato membro da parte del fornitore o di terzi per suo conto è stato più volte esaminato in questo quotidiano con specifico riguardo alla prospettiva italiana e, in proposito, si è osservato che tali operazioni costituiscono cessioni intracomunitarie, non imponibili IVA ai sensi dell’art. 41, comma 1, lett. c), del D.L. n. 331/1993 se il cliente è un soggetto passivo d’imposta. Per esse è obbligatoria la presentazione del modello INTRA 1-bis ai fini fiscali e statistici in riferimento al periodo nel corso del quale le operazioni stesse risultano registrate o soggette a registrazione.
A ben vedere, le operazioni in esame, dal punto di vista italiano, andrebbero considerate non già come intracomunitarie, ma come escluse dal campo di applicazione dell’imposta per carenza del presupposto territoriale, ex art. 7-bis, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972, in quanto l’art. 36 della Direttiva n. 2006/112/CE dispone che si tratta di cessioni che hanno origine nel luogo di installazione o montaggio dei beni.
Con questo contributo si analizza la disciplina nella prospettiva del cessionario, nella specie francese.
Per le forniture di beni con installazione o montaggio presso il cliente francese, soggetto IVA, da parte del fornitore italiano o di terzi per suo conto, l’imposta è dovuta dal destinatario non come acquisto intracomunitario, ma come acquisto interno e deve essere assolta con il sistema della “autoliquidation”, basato sull’annotazione dell’imposta a debito e a credito nella dichiarazione IVA periodica.
L’art. 283-0, 1° alinea, del CGI (Code général des impôts) dispone, infatti, che “la taxe sur la valeur ajoutée doit être acquittée par les personnes qui réalisent les opérations imposables (…).
Toutefois, lorsqu’une livraison de biens (…) est effectuée par un assujetti établi hors de France, la taxe est acquittée par l’acquéreur, le destinataire ou le preneur qui agit en tant qu’assujetti et qui dispose d’un numéro d’identification à la taxe sur la valeur ajoutée en France (…)”.
La disciplina esposta si applica dal 1° settembre 2006, a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 94 della L. n. 2005-1720 del 30 dicembre 2005.
Le Autorità fiscali francesi hanno chiarito che, “en application des dispositions de l’article 94 déjà cité, lorsqu’un assujetti établi hors de France introduit en France des matériels, transportés à partir d’un Etat membre de la Communauté européenne, et destinés à être montés ou installés par lui-même ou pour son compte en France puis à être livrés à un client identifié à la TVA en France, ce dernier est dorénavant tenu d’autoliquider la TVA afférente à la livraison de ces matériels après installation. Il est rappelé que l’introduction en France de ces matériels n’est pas considérée comme une acquisition intracommunautaire taxable (CGI, article 258 C)” (B.O.I. n. 105 del 23 giugno 2006).
In pratica, si ha conferma che l’operazione dà luogo, nella sua interezza, ad un acquisto interno, soggetto a IVA in capo al cessionario francese e l’invio dei componenti destinati ad essere installati/montati in Francia non dà luogo ad un acquisto intracomunitario.
Nel citato documento di prassi, viene proposto il seguente esempio: “Une société A, non établie en France, expédie en France un bien qu’elle entend livrer à une société B identifiée à la TVA en France, après montage. La société A doit s’identifier à la TVA en France afin de souscrire une déclaration d’échange de biens. La société B, qui est légalement redevable de la TVA afférente à la vente du bien installé réalisée à son profit par la société A, opère l’autoliquidation de cette taxe. La société A récupère la TVA qu’elle supporte en France pour la réalisation de cette opération ouvrant droit à déduction, dans les conditions prévues aux articles 242-0 M à 242-0 U de l’annexe II au CGI”.
Si desume, pertanto, che il fornitore italiano deve aprire una posizione IVA in Francia al fine di adempiere all’obbligo della presentazione della “déclaration d’échange de biens” (DEB) ai fini esclusivamente statistici e che la posizione IVA non preclude il rimborso “diretto”, ex art. 38-bis1 del D.P.R. n. 633/1972, dell’IVA assolta in Francia.
La suddetta dichiarazione, che si riferisce all’introduzione in Francia dei beni da installare o montare, deve essere presentata dalla posizione IVA locale nel caso in cui il fornitore italiano superi la soglia di 460.000,00 euro annui.
