La “Posizione finanziaria netta” nella valutazione d’azienda

Tutti gli approcci valutativi dell’azienda che, – come nel caso del “metodo dei multipli” – pervengono alla determinazione del valore del capitale economico dell’impresa per mezzo della stima del valore complessivo del capitale investito (il c.d. “enterprise value”), richiedono la determinazione della “Posizione finanziaria netta” (in sigla, Pfn) la quale esprime, secondo configurazioni che nella pratica possono comunque assumere formulazioni assai differenziate di caso in caso, l’indebitamento finanziario complessivo dell’impresa (o, in modo speculare, il saldo attivo finanziario complessivo della stessa).

La definizione più comunemente applicata di Pfn è quella ottenuta contrapponendo il debito finanziario (a breve, medio e lungo termine) alle disponibilità liquide immediate e differite (ad esempio, vi rientrano gli investimenti in titoli agevolmente smobilizzabili in breve tempo e senza significative oscillazioni di prezzo). Sono perciò incluse nel calcolo della Pfn le sole passività “finanziarie”.

Tuttavia, se non vi sono particolari dubbi riguardo ai debiti dell’impresa verso il sistema bancario oppure verso altri finanziatori – soci o terzi – particolare attenzione deve essere posta ad altre voci che potrebbero non comparire affatto nel bilancio d’esercizio della società o dell’azienda oggetto di valutazione, oppure comparire ma in modo tale da oscurare la loro effettiva natura finanziaria. Vediamo quali sono tali poste degne di maggiore attenzione da parte del valutatore:

  • il leasing finanziario: nel bilancio predisposto secondo la disciplina del codice civile ed i Principi contabili italiani il leasing finanziario non compare nello Stato patrimoniale, bensì ne è data menzione nella Nota integrativa. Tuttavia, il debito residuo verso la società di leasing ha certamente natura finanziaria, e come tale deve essere considerato nella determinazione della Pfn al pari di quanto accadrebbe qualora la società applicasse la rappresentazione del leasing secondo il criterio di cui allo Ias 17.
  • Le anticipazioni crediti al salvo buon fine: si tratta come noto di una prassi molto comune nel panorama delle imprese italiane la cui rappresentazione contabile, talvolta, rileva l’estinzione del credito e lo speculare incremento di liquidità. Si tratta come noto di una rappresentazione non corretta e deviante ai fini dell’informativa di bilancio, ma non di rado al valutatore viene consegnato un bilancio di verifica della società / azienda oggetto di stima in cui la rappresentazione delle anticipazioni su crediti e/o fatture riflette questa impropria impostazione. Ecco allora che occorre procedere ad una rettifica delle passività finanziarie includendo anche quelle che non figurano nei conti contabili, ma sono in realtà esistenti; allo stesso modo per le cessioni di crediti pro-solvendo, qualora l’anticipazione non figuri in contabilità quale debito verso l’istituto di credito o il factor.
  • Il trattamento di fine rapporto (Tfr): l’inclusione o meno nella Pfn del Tfr è da sempre un tema molto dibattuto e discusso, soprattutto in sede negoziale. Coloro che sostengono la correttezza dell’inclusione del Tfr muovono dall’assunto che questa è nella sostanza una forma di autofinanziamento dell’impresa, tanto che è oggetto di rivalutazione annuale a riprova della sua, seppure minima, onerosità. Coloro che invece ne sostengono l’esclusione, lo fanno nel presupposto che, essendo il Tfr riferito ai dipendenti, esso costituirebbe una passività operativa. Non vi è sul punto una unanimità di vedute, per cui il tema è sovente risolto a livello negoziale. La soluzione di includere il Tfr nella stima della Pfn pare però essere del tutto plausibile, salvo poter considerare un effetto di attualizzazione del debito dovuto al suo rilevante differimento temporale.
  • I debiti commerciali scaduti: i debiti commerciali sono ovviamente passività operative in termini di natura originaria; tuttavia, quando il debito è scaduto da tempo, la natura sostanziale, ai fini soprattutto di una corretta valutazione dell’impresa in condizioni di ordinario funzionamento, muta a finanziaria. Pertanto, oltre una fisiologica soglia, lo scaduto dei fornitori rappresenta una posta che il valutatore dovrà opportunamente considerare nella stima della Pfn dell’impresa.

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