L’entrata in vigore della Direttiva (UE) 2026/470 del 24 febbraio 2026, nota come Direttiva Omnibus I, rappresenta un intervento organico volto a ridefinire i pilastri della sostenibilità aziendale nell’Unione Europea. Questo provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 26 febbraio 2026, dovrà essere recepito nell’ordinamento interno degli Stati Membri entro il 19 marzo 2027 e modifica in modo sostanziale la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), ovvero la Direttiva (UE) 2022/2464, con l’obiettivo primario di semplificare il quadro normativo e ridurre significativamente gli oneri amministrativi per le imprese. La riforma ha risposto alle crescenti criticità operative emerse negli ultimi anni, caratterizzate da una sovrastruttura tecnica sproporzionata.
Il cambiamento più rilevante introdotto dalla Direttiva 2026/470 riguarda il drastico restringimento dell’ambito soggettivo degli obblighi di rendicontazione.
Mentre l’impianto originario della CSRD estendeva l’obbligo a tutte le grandi imprese e alle PMI quotate, ora l’obbligo di comunicazione si applica alle seguenti categorie:
- imprese europee che superano i 450 milioni di euro di ricavi netti e hanno più di 1.000 dipendenti;
- gruppi societari su base consolidata che superano le medesime soglie dimensionali;
- imprese extra-UE che realizzano un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro all’interno del mercato dell’Unione Europea;
- imprese europee, controllate da capogruppo extra UE, che realizzano un fatturato netto superiore a 200 milioni di euro all’interno del mercato dell’Unione Europea.
Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, la riforma stabilisce che esse restino fuori dall’obbligo, pur mantenendo la facoltà di rendicontare su base volontaria seguendo i futuri Voluntary Sustainability Reporting Standards (VSME).
Di fondamentale importanza è l’introduzione della tutela per le imprese con meno di 1.000 dipendenti inserite nelle catene del valore delle grandi aziende, noto come “value chain cap”. Queste imprese, definite ora come “imprese protette”, hanno ora il diritto legale di rifiutare la fornitura di informazioni che eccedano quanto previsto dagli standard semplificati volontari, evitando così gli effetti “a cascata” che costringevano i piccoli fornitori a rispondere a questionari ESG sproporzionati. Le grandi imprese che richiederanno dati aggiuntivi saranno obbligate a informare chiaramente il fornitore della natura di tali informazioni e del suo diritto di rifiuto, potendo ricorrere ad autodichiarazioni dei partner o a stime ragionevoli per completare i propri report.
Come anticipato, il perimetro massimo di queste richieste informative è definito dai Voluntary Sustainability Reporting Standards (VSME), principi di rendicontazione semplificati dedicati specificamente alle PMI. Elaborati dall’EFRAG, questi standard, pur rimanendo assolutamente volontari, sono destinati a essere formalizzati all’interno del quadro normativo europeo attraverso un apposito atto delegato che la Commissione europea è tenuta a pubblicare entro il 19 luglio 2026.
L’adozione dei VSME, sebbene volontaria, assume una rilevanza strategica fondamentale per le imprese protette per diverse ragioni:
- accesso al credito: il sistema bancario e finanziario utilizzerà questi standard per integrare i fattori ESG nei processi di valutazione della solvibilità e del rischio di credito.
- vendor rating: molte multinazionali utilizzano la rendicontazione di sostenibilità per qualificare i propri fornitori; aderire ai VSME permetterà di migliorare il posizionamento nella filiera e consolidare relazioni di partenariato.
- interoperabilità: gli standard VSME sono progettati per essere coerenti con altri strumenti, come il documento “Dialogo di sostenibilità tra PMI e Banche” del MEF, riducendo così le duplicazioni informative e i costi di gestione.
In conclusione, la riforma Omnibus I trasforma la rendicontazione ESG da un onere prescrittivo a una scelta strategica di governance per le imprese di piccole e medie dimensioni. Attraverso l’adozione degli standard VSME, le PMI possono non solo difendersi da richieste eccessive, ma anche valorizzare la propria sostenibilità come driver di competitività e resilienza nel lungo periodo.
