Dove va la nostra professione


Riceviamo dal Collega Paolo Colleoni quello che lui definisce uno “sfogo” sullo stato della nostra professione e volentieri pubblichiamo.


 

 

Sergio,

ne approfitto per farti conoscere il mio pensiero in merito alla nostra professione e cosa accade durante il Master, sostanzialmente il “dietro le quinte”.

Tutti ci lamentiamo del fatto che la nostra professione è saltata, è cambiata radicalmente.

Se una volta contabilità, paghe, bilanci e consulenza rappresentavano il 100% del lavoro, oggi paghe e contabilità non rendono, la consulenza non si fa più, c’è una concorrenza spietata dove il valore non è riconosciuto, ma solo la parcella inferiore.

Siamo sommersi da burocrazia, carte, email, il cliente non viene più in studio, tutto sommato ha una certa miglior informazione, anche se confusa: oggi i commercialisti vengono scambiati nelle discoteche e nei pub come le figurine di calcio.

Se chiedi ad un titolare di partita Iva che svolge l’attività da qualche anno come ha scelto il commercialista emerge che su google ha cliccato la parola commercialista in zona, ne ha trovati 100 e poi ha scelto a caso.

E’ una professione che fanno tutti, non serve l’esame, esercitano sotto srl, sotto denominazioni con termini inglesi (consulting e simili).

Oggi va di moda la ristrutturazione del debito, la salvaguardia del patrimonio personale, la gestione della liquidità, l’anatocismo e usura, il nuovo concordato, la legge 231, ma cosa andiamo a dire ai clienti che non hanno i soldi per andare in  concordato… in mezzo a questo ci sta un fisco che produce legislazione in modo schizofrenico e ci sovrasta di adempimenti – mi pare 286 decreti fiscali in 3 anni – per i quali abbiamo le nostre responsabilità , ma non il riconoscimento a livello di parcelle, perché sono lavori che non vengono “visti” dal cliente, e quindi non valutati. Oramai anche la gestione delle paghe viene fatta da grossi centri che elaborano anche 100.000 cedolini paga al mese, e con l’aiuto di qualche consulente si “rimedia”.

I Collegi Sindacali ci vengono affidati per il tramite di colleghi e con parcella alla riduzione minima. Ho fatto il revisore in enti locali, si può dire che in quasi tutti i comuni nella Bassa Bergamasca sono stato revisore, e poi è nato l’Albo dei Revisori degli Enti locali. Succede che un collega revisore venga chiamato dall’Abruzzo per fare la revisione a un Comune in provincia di Bergamo: ci sta 4 giorni. Sono stato componente dei Nuclei di Valutazione della Provincia di Bergamo per 8 anni e attualmente, da anni, faccio perizie per il Tribunale di Milano, con la raccomandazione di non essere esosi nel compenso: è orientamento dei giudici, sulle liquidazioni di parcelle professionali, dimezzare i compensi fatturati.

Ci hanno tolto tutto: per paghe e contabilità lavori per pagare le impiegate, la consulenza è diminuita, i Collegi Sindacali sono un rischio mal pagato, le revisioni in Enti locali a tariffe preconcordate, ma se vogliamo dirla tutta non è che le giunte ci lascino lavorare, non vogliono gente che faccia perdere tempo ai dipendenti con controlli inutili.

Quando cesserà la crisi tutti quegli argomenti tipici della crisi spariranno … e allora cosa faremo?  Perché giustamente la figura del commercialista contabile è sparita. Ma quale futuro? Certamente il commercialista che svolge la funzione di essere il consigliere accanto  all’imprenditore nelle sue decisioni è la strada,  supportandolo nell’analisi dei propri conti, nel controllo di gestione, nel far sì che tenga  in quadro l’impresa sempre, soprattutto quando si va bene, non sono più i fatturati l’obiettivo ma bisogna rimettere a reddito le imprese, perché  quando vanno male non hanno risorse per trovare soluzioni alternative, non possono fare nuovi investimenti, non riescono a pagare la consulenza: questo è  il  quadro della normalità degli studi professionali.

Di tutto questo si parla ai convegni… poi siamo tutti attentissimi alle interpretazioni dell’art. 7 iva e successivi, apprezziamo che a tale articolo si dedichi una mattinata, all’Intrastat, … va tutto bene.

Bisogna rialzare la testa per far ottenere dignità alla nostra fantozziana professione, ottenere dal Ministero delle esclusive operative … ma se queste sono di proprietà di cani e porci… non verremo più fuori.

Scusa lo sfogo, cordialmente.

Paolo Colleoni

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