Partecipazione in studio associato o STP: il regime forfettario dei soci

Nel contributo “Le domande dei professionisti nell’ambito del passaggio generazionale” sono state esaminate le finalità che i professionisti intendono perseguire nell’ambito di un processo di riorganizzazione dell’attività e/o di un percorso finalizzato al passaggio generazionale interno e/o esterno.

Riprendiamo il caso generico analizzato in precedenza: un Dottore Commercialista che esercita la professione in forma individuale e che ha finalmente deciso di intraprendere un percorso di riorganizzazione dell’attività finalizzata ad una gestione più flessibile ed efficiente, in grado di soddisfare le esigenze dei clienti con un’unica struttura professionale in forma associata o societaria.

Si prospettano diverse alternative e in questo scenario il professionista intende approfondire una serie di tematiche connesse alla scelta di costituire uno Studio Associato o una Società tra Professionisti (di seguito STP).

Rinviando ad altre sedi l’approfondimento delle diverse possibilità di aggregazione, qui si vuole evidenziare l’importanza di considerare una serie di aspetti correlati al processo di riorganizzazione, spesso determinanti nella valutazione di convenienza (organizzativa, fiscale, ecc.) di una struttura professionale rispetto ad un’altra.

Tra i vari aspetti da valutare, merita un approfondimento la compatibilità tra la permanenza nel regime forfettario del professionista (per i compensi percepiti nell’esercizio della professione) e il possesso di quote nella nuova realtà.

In un contesto simile è necessario distinguere tra il possesso di quote in uno Studio Associato o in una struttura societaria costituita tramite una STP, ipotizzando nello specifico che si tratti di una STP Srl.

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