Il costo implicito del Dominus: cosa rivelano i numeri

Tra i temi più sottovalutati nella gestione e nella valorizzazione di uno studio professionale figura il costo implicito del Dominus. Tale costo spesso non riceve la giusta attenzione all’infuori delle sedi di valutazione poiché non si tratta di una voce di costo esplicito che compare nei documenti contabili dello studio, ma che incide in modo significativo sulla determinazione della sua reale redditività e, in prospettiva di cessione, sul calcolo del suo effettivo valore economico.

Il concetto trova le proprie radici nella teoria economica: i costi impliciti rappresentano il costo opportunità delle risorse utilizzate senza un esborso monetario esplicito e, in particolare, il valore della migliore alternativa cui si rinuncia destinando tempo, capitale o competenze a una specifica attività. Quando il titolare di uno studio dedica le proprie ore alla gestione e alla produzione, sta di fatto “investendo” un fattore produttivo – il proprio tempo e le sue capacità professionali – che, in un contesto aziendale ordinario, sarebbe remunerato a condizioni di mercato.

Nello studio professionale, diversamente da quanto avviene in un’azienda strutturata, il Dominus assume contemporaneamente tre ruoli che nelle realtà aziendali di medio/grandi dimensioni sono tipicamente separati: socio (che investe il suo capitale di rischio e a cui spettano eventuali utili), management (stipendiato) e risorsa operativa (a sua volta retribuita). Il suo “compenso” reale coincide quindi con il margine residuo dello studio, una grandezza che ingloba al proprio interno la remunerazione di tre funzioni distinte. Per questo motivo, in sede di valutazione, è prassi consolidata depurare i flussi prospettici dal costo figurativo del Dominus, riportando i compensi a valori di mercato poiché solo in questo modo la redditività dello studio diventa confrontabile con quella di altre attività e con il rendimento richiesto al capitale.

Per quantificare la dimensione del fenomeno abbiamo analizzato un campione di 30 studi di Commercialisti e Consulenti del Lavoro seguiti da MpO in operazioni di M&A, per un totale di 55 Dominus. Il fatturato medio degli studi del campione è di €761.000 (mediana €595.000), mentre il compenso lordo medio percepito da ciascun Dominus si attesta a €56.000 annui, con una mediana pari a €50.000. L’incidenza media del compenso del singolo Dominus sul fatturato dello studio si attesta intorno all’8,7%.

La distribuzione dei compensi all’interno del campione è particolarmente significativa. Il 27% dei Dominus percepisce meno di €40.000 lordi all’anno, il 49% si colloca sotto i €50.000 e il 67% sotto i €60.000. Solo una minoranza dei professionisti del campione, prevalentemente attivi in studi di dimensioni superiori (con fatturato oltre €1 milione), supera quota €75.000.

Proprio quest’ultimo fattore dimensionale sembra essere un’importante discriminante del compenso dei Dominus: per i Dominus attivi in studi con fatturato inferiore a €500.000, il compenso medio è di circa €46.500, mentre per quelli attivi in studi con fatturato superiore a €500.000 sale a circa €59.500.

Il confronto con i livelli retributivi correnti per un Commercialista o un Consulente del Lavoro senior con responsabilità manageriali – oggi tipicamente collocabili in una forchetta di €60.000-€80.000 lordi annui di costo “azienda” – mette in evidenza un dato strutturale: oltre due terzi dei Dominus si autoremunerano al di sotto di quanto il mercato del lavoro riconoscerebbe loro per la stessa funzione svolta da un dipendente o da un manager. La differenza tra il compenso effettivo e quello di mercato rappresenta il costo implicito del Dominus, ovvero la quota di lavoro professionale che il titolare “regala” allo studio senza che questa emerga nei numeri di bilancio.

È poi importante considerare la redditività del capitale investito dal Dominus nello studio, remunerata attraverso la distribuzione dell’utile d’esercizio. Una volta riconosciuto il costo implicito del lavoro del Dominus a valori di mercato, ciò che residua come margine costituisce il vero ritorno sul capitale di rischio impiegato nell’attività. Anche su questo fronte la dimensione dello studio gioca un ruolo determinante. Negli studi di dimensioni medio-grandi, l’efficienza operativa consente di assorbire un compenso del Dominus coerente con il mercato e di lasciare comunque un margine residuale che remunera il capitale. Negli studi più piccoli, al contrario, la struttura dei costi fissi e i volumi di fatturato non permettono di coprire entrambe le voci: dopo aver remunerato il lavoro del Dominus a condizioni di mercato, non residua alcun margine in grado di remunerare il capitale. In termini di costo opportunità, si configura quindi una situazione di perdita sostanziale, in cui il professionista non solo rinuncia a un compenso di mercato, ma neppure ottiene un rendimento sul capitale impiegato nella propria attività.

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