Il Commercialista del 2030 sta nascendo adesso: efficienza, specializzazione e responsabilità nell’era dell’IA

La ricerca “IA & Commercialisti” 2026 evidenzia che l’intelligenza artificiale è ormai parte concreta della professione. I commercialisti registrano benefici misurabili in termini di riduzione dei tempi, efficienza operativa, qualità delle analisi e controllo dei dati. Restano criticità su affidabilità, costi, sicurezza e conoscenza normativa.

I dati della ricerca “IA & Commercialisti” 2026 tracciano una traiettoria già in movimento. 

La seconda edizione della ricerca “IA & Commercialisti” — promossa da UNGDCEC, Fondazione Centro Studi UNGDCEC, TeamSystem ed Euroconference su un campione di 1.542 professionisti distribuiti su tutto il territorio nazionale — restituisce un’immagine chiara: la trasformazione della professione non è più attesa, è già in corso. E i dati lo dimostrano con una precisione che lascia poco spazio all’interpretazione. 

I benefici: dalle aspettative ai risultati 

C’è un passaggio, tra la ricerca 2025 e quella 2026, che vale più di qualsiasi considerazione teorica. L’anno scorso il 77,71% dei colleghi indicava la maggiore efficienza operativa come principale aspettativa dall’IA. Quest’anno, alla domanda su quali vantaggi abbiano effettivamente riscontrato, il 71,07% dichiara di aver già sperimentato una riduzione concreta dei tempi operativi e delle attività ripetitive. Le aspettative si stanno trasformando in esperienze

Sul fronte del risparmio di tempo, i numeri sono incoraggianti: il 31,69% dei rispondenti stima un risparmio tra il 10% e il 30%, il 27,42% fino al 10%. Complessivamente, oltre la metà del campione ha già percepito un beneficio misurabile sulla propria giornata di lavoro. Una quota più ristretta ma significativa dichiara risparmi superiori al 30%, un segnale di ciò che diventa possibile quando l’adozione è matura e strutturata. 

I vantaggi si concentrano dove ci si aspettava: contabilità ordinaria e registrazioni contabili (42,81%), elaborazione di report e documenti (35,45%), comunicazioni verso clienti e fornitori (26,17%). Ma emergono anche benefici qualitativi: il 27,68% segnala una diminuzione degli errori e un maggiore controllo sui dati, il 26,51% rileva una migliore qualità nelle analisi, il 26,09% dichiara di riuscire a servire meglio i propri clienti. 

Gli ostacoli: meno resistenza, più consapevolezza critica 

La natura delle barriere all’adozione è cambiata in modo significativo rispetto al 2025, e questo cambiamento è di per sé un segnale di maturità. Nel 2025 il freno principale era la mancanza di competenze specifiche, segnalata dal 52,41% del campione. Nel 2026 questa percentuale è scesa al 39,54%: i professionisti si sono formati, hanno sperimentato, si sono avvicinati alla tecnologia

Al primo posto troviamo ora l’affidabilità delle informazioni generate dall’IA (47,17%), seguita dal costo di implementazione (43,74%) e dai timori per la sicurezza dei dati (31,65%). Non è ignoranza tecnologica: è consapevolezza critica. Chi si preoccupa dell’affidabilità non sta rifiutando l’IA, sta chiedendo che sia più affidabile. È esattamente la posizione che ci aspettiamo da una categoria che ha nella responsabilità uno dei suoi tratti fondamentali. 

Resta aperto un gap normativo che merita attenzione: solo il 2,83% dei professionisti dichiara una conoscenza approfondita dei temi di proprietà intellettuale e diritti d’autore legati all’uso dell’IA. Oltre il 60% ne ha una conoscenza solo generale o di base. Con l’uso degli strumenti generativi già diffuso e in crescita, sapere su quale terreno normativo ci si muove non è più facoltativo. 

La traiettoria: verso il Commercialista del 2030 

I professionisti vorrebbero ridurre il tempo dedicato alle attività classiche di contabilità, bilanci e fiscalità dal 55% attuale al 39% (−16%), reinvestendolo in controllo di gestione e consulenza strategica (+6%), in IA e digitalizzazione come nuova specializzazione (+3%), nelle operazioni straordinarie (+2%), nella sostenibilità e nell’internazionalizzazione (+2%). Il messaggio è preciso: non si chiede all’IA di fare cose nuove, ma di fare meglio ciò che già si fa, liberando tempo e risorse per attività a maggiore valore professionale. 

Il Commercialista del 2030 (ibrido, specializzato, orientato alla consulenza) non è una figura da immaginare. Sta già prendendo forma, studio per studio, nelle scelte di chi ha deciso di investire su questa trasformazione con serietà e consapevolezza. 

Fonte: Ricerca “IA & Commercialisti: nuove frontiere della Professione”, II edizione, aprile 2026. A cura di: Commissione AI, digitalizzazione, data science e frontiere della Professione dell’UNGDCEC, Fondazione Centro Studi UNGDCEC, TeamSystem ed Euroconference.

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