L’intelligenza artificiale è ormai entrata stabilmente negli Studi professionali, soprattutto attraverso gestionali contabili, assistenti virtuali e strumenti di supporto alla redazione e all’analisi dei dati. Il suo utilizzo consente di automatizzare attività ripetitive, migliorare la qualità delle informazioni e rafforzare il ruolo consulenziale del commercialista.
Nel giro di un paio di anni, l’intelligenza artificiale è passata, negli Studi dei commercialisti, dalla curiosità alla pratica quotidiana. I dati della survey 2026 UNGDCEC–Euroconference mostrano una categoria che utilizza sempre di più l’IA, soprattutto all’interno dei gestionali, e che sta iniziando a interrogarsi su come governarla in modo strutturato, invece se adottarla o meno.
Quasi un professionista su due dichiara di usare software gestionali di Studio integrati con funzionalità di IA e oltre due terzi fa ricorso ad assistenti virtuali e chatbot, generalisti o verticali. L’IA entra nella ricerca normativa, nella redazione di atti e pareri, nella predisposizione di mail e nella sintesi di documenti complessi, fino all’analisi di dati contabili e fiscali. Quindi non solo sperimentazioni isolate, ma un vero supporto trasversale all’attività di Studio.
L’IA all’interno dei gestionali contabili
Proprio l’area contabile è uno dei terreni dove l’impatto è più visibile. L’integrazione dell’IA nei gestionali segue la catena “documento-dato-scrittura contabile”: acquisizione automatica delle fatture elettroniche, riconoscimento dei contenuti, proposta di registrazioni, riconciliazione guidata dei movimenti bancari, automatizzazione dei corrispettivi giornalieri. Le funzioni più richieste dai professionisti sono la contabilizzazione di fatture e documenti elettronici, lo scarico automatico dei file dai portali, la riconciliazione dei conti e il prelievo delle fatture dall’Agenzia delle Entrate. In pratica, l’IA agisce “sotto il cofano” del gestionale, riducendo digitazione manuale e attività ripetitive e trasformando il lavoro del commercialista in supervisione e controllo delle proposte generate dal sistema.
A questa base operativa si affiancano funzioni più evolute: generazione di report e dashboard, supporto alla nota integrativa, analisi dei flussi di cassa e indicatori per il controllo di gestione. L’IA, quindi, non si limita a velocizzare il back office, ma apre anche a una lettura più tempestiva e strutturata dei dati, coerente con l’evoluzione del ruolo del commercialista verso la consulenza continuativa.
Affidabilità, competenze e organizzazione
Nell’adottare questi strumenti, i professionisti mantengono un atteggiamento pragmatico: riconoscono le potenzialità, ma conservano un ruolo centrale di filtro e validazione. L’affidabilità delle informazioni generate è indicata come principale punto di attenzione, accanto al tema delle competenze specifiche sull’uso dell’IA e alla gestione dei dati dei clienti. Più che un rifiuto, emerge l’idea di un’IA che lavora “in assistenza” al professionista, con quest’ultimo chiamato a verificare e contestualizzare gli output prima di tradurli in scelte operative o in documenti ufficiali.
Proprio per questo, cresce l’interesse per un minimo di cornice organizzativa. Una parte degli studi ha già introdotto policy, linee guida o regole interne per l’uso dell’IA; altri dichiarano di essere in fase di definizione. Sul fronte della sicurezza, diverse realtà stanno sperimentando soluzioni su server interni, anonimizzazione dei dati e verifiche sistematiche degli output, affiancate da iniziative di formazione mirata. Non si tratta solo di ridurre i rischi, ma di rendere l’uso dell’IA più coerente, replicabile e comunicabile anche verso i clienti.
Verso un’IA “normalizzata” nello Studio
Nel complesso, la survey restituisce l’immagine di un’IA che sta progressivamente uscendo dalla fase pionieristica per diventare una componente ordinaria dell’infrastruttura di Studio. Nei gestionali contabili l’automazione supportata dall’IA è già percepita come leva di efficienza e qualità del dato; sul piano organizzativo il passo successivo sarà consolidare policy, procedure e competenze, così da valorizzare al meglio questi strumenti mantenendo chiara la centralità del giudizio professionale. L’obiettivo non è solo “avere l’IA”, ma integrarla nel modello di servizio in modo coerente, sostenibile e comprensibile per la clientela.
Cinque leve per integrare bene l’IA nello Studio
1. Chiarire il ruolo dell’IA nei gestionali
Distinguere cosa viene automatizzato (acquisizione, proposta di scritture, riconciliazioni) e cosa resta sempre sotto controllo del professionista;
2. Mappare i flussi contabili
Individuare le fasi a maggiore impatto in termini di tempo e ripetitività (fatture, corrispettivi, banche) e prioritarie per l’automazione;
3. Scrivere poche regole chiare
Definire linee guida essenziali su strumenti ammessi, tipi di dati trattabili e controlli minimi sugli output, senza appesantire i processi;
4. Collegare IA e formazione
Affiancare all’adozione dei nuovi moduli gestionali momenti formativi pratici, centrati su casi d’uso reali di Studio;
5. Comunicare il valore ai clienti
Spiegare come l’uso dell’IA consenta dati più tempestivi, meno errori e maggior tempo dedicato all’interpretazione e alla consulenza, non alla sola registrazione contabile.
