Recruitment e comunicazione: perché gli Studi professionali devono imparare a raccontarsi

In un mercato sempre più competitivo, attrarre talenti non dipende soltanto dalla reputazione o dalla qualità delle opportunità offerte. Comunicazione, visibilità e capacità di trasmettere valori, cultura e prospettive di crescita sono diventati elementi decisivi per conquistare le nuove generazioni di professionisti. Ne parliamo con Giorgia Naccarato, Owner & Director di Footprintlegal, che spiega come gli Studi professionali possano rafforzare il proprio posizionamento e trasformare la comunicazione in una leva strategica per il recruitment.

Come la comunicazione di uno Studio professionale può influenzare il recruitment?

In un mondo in cui, se non appari, rischi di non esistere, e in un mercato sempre più competitivo, la comunicazione rappresenta uno strumento fondamentale per gli Studi professionali. Serve a farsi conoscere, valorizzare attività e iniziative, raccontare il proprio stile e il proprio approccio, ma anche a trasmettere innovazione, crescita ed evoluzione. Oggi i talenti scelgono non soltanto un ruolo, ma anche un’identità professionale e una cultura organizzativa nella quale riconoscersi.

Quali sono i principali errori che gli studi compiono in fase di selezione e, ancor prima, nella propria presentazione?

L’errore più frequente è pensare di essere già sufficientemente conosciuti o considerati un punto di riferimento nel proprio settore, dando per scontato che il mercato lo percepisca automaticamente. Questo porta molti studi a trascurare la propria presentazione e a non investire nella capacità di attrarre candidati. Oggi, invece, anche le realtà più affermate devono raccontarsi, spiegare chi sono, quali valori esprimono e perché un professionista dovrebbe scegliere di lavorare con loro.

Quali sono gli esempi virtuosi?

Gli esempi più virtuosi sono spesso quelli degli studi più strutturati e maturi, che hanno compreso come non sia più possibile gestire tutto internamente. In un mercato evoluto, le realtà più competitive si affidano a professionisti specializzati: la comunicazione agli esperti di comunicazione, il marketing agli specialisti del marketing e il recruitment a chi si occupa di selezione del personale. Questa capacità di valorizzare competenze specifiche rappresenta oggi un autentico fattore di crescita, innovazione e professionalizzazione.

Molti studi lamentano una carenza di nuove leve: come possono attrarle?

Le nuove generazioni ricercano soprattutto la qualità dell’esperienza professionale. Formazione qualificata, percorsi di crescita definiti, training continuo e un ambiente di lavoro positivo, capace di garantire un corretto equilibrio tra vita privata e attività professionale, sono oggi elementi centrali. La componente economica resta importante, ma non rappresenta più l’unico fattore attrattivo, soprattutto per i professionisti più giovani.

Quanto influiscono il sito internet, la pagina LinkedIn e le uscite stampa nell’attrazione dei talenti?

Influiscono in modo significativo. Per i giovani professionisti, la visibilità e il posizionamento di uno studio sul mercato sono indicatori importanti, perché trasmettono dinamismo, credibilità e capacità di crescita. Sito internet, LinkedIn e presenza sui media contribuiscono a generare interesse e a costruire una reputazione attrattiva. Altrettanto fondamentale è il ruolo delle persone che lavorano nello studio: sono loro i primi ambasciatori della realtà professionale di cui fanno parte.

Quali sono i suoi suggerimenti per gli studi che vogliono essere maggiormente attrattivi?

Avere un progetto chiaro, coerente e autentico. Gli studi devono sapere dove vogliono andare, cosa intendono costruire e quali obiettivi desiderano raggiungere. È importante arrivare preparati a ogni incontro con un candidato, presentando una visione, un’organizzazione e prospettive concrete di crescita. Inoltre, oggi è indispensabile essere presenti e attivi anche sui canali social, che rappresentano strumenti centrali di comunicazione, relazione e posizionamento.

Per quanto riguarda la comunicazione in fase di colloquio e presentazione, quali sono gli errori più frequenti e quali i suggerimenti?

L’errore principale è pensare che il candidato debba sentirsi privilegiato semplicemente per aver ottenuto un colloquio. Oggi la selezione è un processo reciproco: non è soltanto lo studio a valutare il candidato, ma anche il candidato a valutare lo studio, le persone che incontra e l’ambiente che percepisce. Da quell’esperienza nascerà un’opinione che verrà inevitabilmente condivisa con colleghi e conoscenti.

Per questo motivo è fondamentale curare non solo la valutazione tecnica, ma anche la qualità della relazione e della comunicazione lungo tutto il percorso di selezione. È inoltre utile coinvolgere nel processo non soltanto i professionisti direttamente interessati all’inserimento o alla gestione della struttura, ma anche collaboratori che possano condividere la propria esperienza personale e contribuire a raccontare in modo autentico i progetti, i valori e il clima di lavoro dello studio.

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