Come evitare le allucinazioni dell’AI: guida per l’avvocato

L’intelligenza artificiale generativa è sempre più utilizzata negli studi legali, sia per la ricerca giurisprudenziale che per la vera e propria predisposizione di atti e documenti.

L’efficacia dell’AI in questo contesto è indubbia, posto che il suo uso consapevole consente di ridurre considerevolmente i tempi di lavoro, nonché di poter accedere con agilità a contenuti altrimenti difficili da reperire.

Esiste però un concreto – e ormai noto – rischio legato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la ricerca, ed è quello delle “allucinazioni”, ossia situazioni in cui l’LLM genera informazioni errate, inesatte o prive di riscontro nelle fonti disponibili, presentandole tuttavia come se fossero autorevoli.

Le implicazioni di una tale evenienza, in ambito difensivo, possono essere molto gravi, e non è un caso che, negli ultimi mesi, la giurisprudenza abbia dovuto affrontare a più riprese casi di “allucinazioni” riportate in atti processuali.

Dalla menzione di massime inesistenti sino alla vera e propria invenzione di sentenze, si moltiplicano i casi in cui l’avvocato rischia di ricorrere a contenuti e informazioni non pertinenti nello svolgimento della sua attività, con conseguenze disastrose sia in ambito processuale che disciplinare (ricordiamo che, secondo la recente giurisprudenza, il mancato controllo dei risultati prodotti dall’AI può comportare colpa grave ai sensi dell’art. 96 c.p.c.).

Fortunatamente, ci sono alcuni accorgimenti che si possono adottare per minimizzare il rischio di ricevere risposte fuorvianti. Il punto chiave è il saper formulare il quesito in modo corretto, così da fornire all’AI dei parametri sicuri che neutralizzino, o quantomeno riducano considerevolmente, il rischio di allucinazione.

Nel porre il quesito all’AI, è opportuno:  

  1. Formulare una richiesta dettagliata: più la richiesta è generica, più la risposta sarà approssimativa. Se, ad esempio, abbiamo bisogno di trovare massime giurisprudenziali, è preferibile indicare non solo il tema generale, ma anche l’oggetto del contendere, l’obiettivo specifico della ricerca e il periodo di riferimento (in modo da evitare sentenze troppo risalenti nel tempo).
  2. Specificare le fonti da cui attingere: ad esempio Gazzetta Ufficiale, riviste specializzate, sito web della Cassazione ecc. In questo modo, aumentiamo le probabilità che la ricerca si basi su fonti autorevoli e verificabili, con maggiore affidabilità dei risultati ottenuti.
  3. Chiedere esplicitamente di non inventare: per ridurre il rischio di errori, indichiamo esplicitamente all’LLM di non inventare nulla, ma di limitarsi a riportare contenuti estratti da fonti attendibili, informandoci nel caso in cui non sia possibile trovare risposta chiara al nostro quesito.
  4. Chiedere obiettività: se abbiamo bisogno di informazioni oggettive, senza opinioni o ragionamenti generati dall’AI, basterà precisarlo nella nostra richiesta, indicando di limitarsi a riportare informazioni in modo obiettivo senza aggiungere altro.
  5. Indicare all’AI di farci delle domande per chiarire il nostro quesito: una volta che avremo pronto il nostro quesito, indichiamo all’IA di farci delle domande nel caso in cui abbia bisogno di ulteriori chiarimenti per poterci dare una risposta più adeguata. In questo modo, prima di elaborare il risultato, l’AI ci chiederà informazioni aggiuntive che possono aiutarla a circoscrivere meglio la ricerca e dare un riscontro idoneo.

Esempio pratico:

Immaginiamo di dover assistere una persona rimasta coinvolta in un sinistro stradale, e di aver bisogno di reperire delle sentenze che abbiano affrontato casi di tamponamento a catena. La nostra domanda all’AI potrebbe essere la seguente:

  1. Richiesta dettagliata: Cerca provvedimenti giurisprudenziali italiani pubblicati dal 2020 al 2026, che riguardino sinistri stradali con tamponamento a più veicoli (tamponamento a catena). Preferibilmente, il provvedimento deve riguardare i criteri per individuare le responsabilità dei soggetti coinvolti, nonché il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.
  2. Indicazione delle fonti: Attingi esclusivamente da fonti ufficiali e da riviste di settore attendibili. Dai preferenza a provvedimenti della Corte di Cassazione, indicando con esattezza gli estremi e la fonte, con relativo link.
  3. No generazione: Non generare alcun contenuto e non inventare nulla, limitati a riportare contenuti esistenti. Se non trovi la risposta, comunica che la ricerca non ha prodotto risultati.
  4. Richiesta obiettività: Riporta i contenuti così come sono senza aggiungere valutazioni o opinioni ulteriori. Mantieni obiettività assoluta.
  5. Richiesta di chiarimenti: Prima di generare la risposta, se hai bisogno di ulteriori informazioni o chiarimenti, fammi le domande opportune.

 
Controllo finale:

Con questo metodo (pur non potendosi evitare del tutto il rischio di allucinazione) l’AI tenderà a:

  • chiederci ulteriori chiarimenti finalizzati a dare una risposta più precisa (esempio: “Quale tipologia di provvedimento devo consultare? Posso consultare riviste specialistiche, o vuoi solo CED della Cassazione? Posso riportarti solo le massime, o vuoi il provvedimento completo?”);
  • mantenere un tono oggettivo e professionale senza altre contaminazioni;
  • fornire risultati generalmente più affidabili, con minore tendenza ad inventare o alterare contenuti.

Naturalmente, resta in capo all’operatore del diritto il dovere di controllare con attenzione i risultati prodotti dall’AI, e in special modo la correttezza delle eventuali sentenze citate. L’AI, infatti, non è essa stessa una fonte, né una banca dati vera e propria, ma piuttosto uno strumento che può attingere e generare.

I controlli finali sono di vitale importanza sia per scongiurare il pericolo di sbagliare strategia difensiva, magari perché ci si è basati su massime giurisprudenziali non autentiche, sia per evitare che vengano riportati in atti contenuti non idonei dal punto di vista concettuale e/o formale.

L’intelligenza artificiale può essere una preziosa, forse ormai indispensabile alleata per l’avvocato. A patto di saperla usare.

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