L’INAIL ha pubblicato la scheda n. 13 “Le patologie nel settore delle pulizie”, che analizza i pericoli e i rischi ai quali sono esposti gli addetti alle pulizie.
Secondo la classificazione Ateco 2007 il settore delle pulizie, identificato con il codice 81.2, comprende attività variegate di pulizia, lavaggio e disinfestazione, includendo le attività di servizi per fabbricati e paesaggio, la pulizia generale di edifici, la pulizia specializzata (ad es. di impianti e macchinari industriali e la sterilizzazione di attrezzature medico-sanitarie), altre attività di pulizia (ad es. rimozione di neve e ghiaccio, pulizia di piscine, di treni, di aerei, di cisterne per trasporti, ecc.). Operando come dipendenti diretti o presso strutture gestite da terzi, i lavoratori sono esposti a più rischi eterogenei, legati anche al luogo in cui prestano la loro attività.
In generale, tra le principali fonti di pericolo si possono rilevare:
- i rifiuti raccolti (ad es. polveri di legno nelle falegnamerie, materiali contaminati da liquidi organici nelle strutture sanitarie, rifiuti tossici e nocivi, ecc.);
- gli ambienti e le superfici (ad es. servizi igienici, pavimenti, arredi, suppellettili), contenitori, cisterne con residui di sostanze nocive (olii, resine, ecc.) o presenza di agenti biologici;
- le sostanze detergenti e disinfettanti utilizzate;
- le attrezzature usate per effettuare la pulizia.
I rischi di sviluppare malattie professionali per i lavoratori del settore sono dovuti principalmente all’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici, fra cui agenti con capacità irritante e sensibilizzante, ma anche alla movimentazione manuale dei carichi, posture scorrette, movimenti ripetuti.
L’Istituto rileva che in questo settore si rilevano anche rischi psicosociali che determinano casi di lavoratori affetti da stress lavoro correlato, mobbing, molestie e atti di violenza, spesso legati alla concomitanza di rapporti di lavoro precari, talora sottopagati, a intensa pressione lavorativa, con orari di lavoro discontinui, frammentati e non flessibili. A ciò contribuisce il fatto che gli addetti sono prevalentemente di sesso femminile, spesso di età avanzata e immigrati, talora con difficoltà linguistiche.
Ulteriori fattori di rischio sono gli agenti ad azione sensibilizzante e irritante presenti nei prodotti detergenti e disinfettanti utilizzati e all’origine delle malattie a carico dell’apparato respiratorio e le malattie della pelle.
Il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza degli operatori del settore richiede un approccio integrato e multidimensionale, che coinvolga l’organizzazione del lavoro in tutte le sue specificità e
si estenda anche alla promozione della salute, attraverso l’adozione degli strumenti e delle pratiche più efficaci disponibili in questo ambito.
