Il digitale rilancerà il Paese, ma c’è ancora tanto da fare

Nuove tecnologie, Web, cloud… in poche parole: il digitale. È questo il motore in grado di dare una spinta decisiva alle nostre attività professionali e in generale al nostro Paese. Eppure uno dei problemi principali legati alla mancata o scarsa propensione all’investimento ICT in Italia riguarda proprio la percezione che si ha di esso.

La mancata percezione dell’importanza del digitale ha prodotto effetti devastanti sulla crescita del nostro Paese. Le Ricerche condotte insieme a Confindustria Digitale dimostrano come dal 1994 al 2012 il PIL italiano per occupato abbia perso 15 punti percentuali rispetto a Francia e Germania, 25 rispetto al Regno Unito e 30 rispetto agli Stati Uniti”.

 

È l’introduzione a un nuovo report degli Osservatori del Politecnico di Milano pubblicato proprio qualche giorno fa e che ha come titolo: “Fattore ICT: l’innovazione digitale per la crescita, la produttività, l’occupazione e la sostenibilità ambientale”. Lo studio prende in esame alcuni importanti dati che confrontano l’Italia ad altri Paesi industrializzati e quello che ne viene fuori è un panorama lucido, ma per niente positivo. In parole povere, in Italia abbiamo un problema: le aziende non investono in tecnologia oppure lo fanno poco. E questo non significa che non acquistano nuovi computer. Il problema fondamentale è che non danno valore alle soluzioni tecnologiche che potrebbero, invece, migliorare parecchio le proprie attività. Ci sono diverse cause, ma bisogna tener presente che solitamente il fattore innovativo scaturisce da aziende di grandi dimensioni che hanno la forza economica di investire e dispongono di sedi internazionali dislocate in grado di veicolare più velocemente nuove tecnologie e iniziative e talvolta imporle anche ai fornitori che vi ruotano intorno. Ciò rappresenta un forte motore propulsivo per l’innovazione tecnologica, ma in Italia, le grandi aziende “sono poco più di 3000 contro le oltre 9000 della Germania” e la cosa ha indubbiamente il suo peso.

Altro fattore che in questi anni ha limitato l’innovazione nel nostro Paese riguarda in generale una scarsa alfabetizzazione digitale delle famiglie. Nel rapporto leggiamo che in Italia il 34% non fa ancora uso di Internet. “Queste analisi aprono un tema fondamentale per l’economia moderna: la diffusione delle conoscenze digitali tra la popolazione. L’Italia appare in ritardo con ben il 60% della popolazione priva di skill digitali contro il 47% della media europea”. E la bassa diffusione di skill digitali è un fattore che per forza di cose rallenta anche la crescita.

I grafici che riportiamo di seguito offrono una visuale chiara della situazione attuale.

 

Percentuale di abitanti dai 16 ai 74 anni che utilizzano Internet regolarmente

Internet

Fonte: http://bit.ly/DAE_RegularInternetUse

 

 

Percentuale della popolazione che usa l’Internet banking

Internet_banking

Fonte: http://bit.ly/DAE_eBanking_Utilizzo_2013

 

Percentuale della popolazione che fa acquisti online

Acquisti_online

Fonte: http://bit.ly/DAE_eCommerce_2006-2013

 

Malgrado i suoi tre miliardi di utilizzatori, Internet è ancora nella sua infanzia e “le sue potenzialità come uno dei più dirompenti “game changer” dal tempo della rivoluzione industriale non sono ancora espresse se non in minima parte”. Insomma, c’è ancora tanto lavoro da fare, ma anche tante prospettive. “La Commissione Europea stima un incremento di PIL dovuto al cloud computing di 0,4 punti percentuali e la creazione di più di un milione di posti di lavoro al 2020”.

I benefici del digitale e del Web li ritroviamo anche nelle analisi microeconomiche guardando alle performance delle imprese, in particolare di quelle piccole e medie. “Le imprese attive online, che vendono e acquistano su Web, crescono di più, sono più profittevoli ed esportano di più rispetto a quelle meno presenti in rete”.

 

Fonte www.osservatori.net

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