L’ISTAT, con nota del 16 ottobre 2026, ha reso noto che il coefficiente per la determinazione del TFR, accantonato al 31 dicembre 2025, a settembre 2026 è pari a 4,285617. L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo al mese di settembre è pari a 104,3.
A settembre 2026 l’inflazione accelera significativamente. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,7% su base mensile e del 4,2% su base annua, rispetto al 3,3% di agosto, confermando la stima preliminare. L’incremento tendenziale rappresenta il risultato più elevato tra quelli evidenziati nel periodo considerato e riflette soprattutto l’andamento dei prezzi dei beni energetici e degli alimentari non lavorati.
In particolare, i prezzi degli energetici regolamentati accelerano dal 18,6% al 25,8%, mentre quelli degli energetici non regolamentati passano dal 17% al 22,5%. Una dinamica più sostenuta interessa anche gli alimentari non lavorati, la cui variazione annua passa dal 3,8% al 5,5%. L’aumento dei prezzi di frutta, verdura e degli altri prodotti non sottoposti a trasformazione si riflette sul c.d. “carrello della spesa”, rappresentato dai beni alimentari, per la cura della casa e della persona, la cui crescita tendenziale sale dallo 0,9% all’1,5%. Aumentano, inoltre, i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza, dal 4,3% al 5,2%.
Contribuiscono all’accelerazione dell’inflazione anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che passano dal 2,6% al 2,9%, e i servizi relativi ai trasporti, la cui variazione annua cresce dallo 0,8% all’1,6%. Nel complesso, tuttavia, l’incremento dei prezzi dei beni è più marcato rispetto a quello dei servizi: i primi accelerano dal 4,1% al 5,4%, mentre i secondi passano dal 2,4% al 2,6%. Il differenziale tra le due componenti si amplia, passando da -1,7 a -2,8 punti percentuali.
L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale dall’1,5% all’1,6%. Cresce anche l’indice depurato dai soli beni energetici, che passa dall’1,7% al 2%. L’inflazione acquisita per il 2026 raggiunge il 3,1% per l’indice generale e l’1,9% per la componente di fondo, indicando la variazione media annua già assicurata sulla base dell’andamento dei prezzi registrato nei primi nove mesi dell’anno.
Su base mensile, l’aumento dello 0,7% dell’indice generale è determinato soprattutto dalla crescita degli energetici regolamentati, pari al 5,8%, e di quelli non regolamentati, pari al 4,6%. Aumentano anche i prezzi degli alimentari non lavorati, del 2,2%, dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dello 0,5%, e dei beni durevoli, dello 0,4%. In controtendenza, diminuiscono i prezzi dei servizi relativi ai trasporti, del 2,5%, e degli alimentari lavorati, dello 0,6%.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una crescita del 2,1% rispetto ad agosto, anche per effetto della fine dei saldi estivi, che incidono sull’IPCA ma non sul NIC. Su base annua, l’IPCA aumenta del 4,2%, rispetto al 3,2% del mese precedente, mentre la stima preliminare era pari al 4,1%. L’indice FOI, al netto dei tabacchi, cresce dello 0,6% su base mensile e del 4% su base annua.
Nel terzo trimestre del 2026 l’aumento dei prezzi misurato dall’IPCA risulta più elevato per le famiglie con livelli di spesa più bassi, pari al 4,4%, rispetto a quelle con livelli di spesa più elevati, per le quali la crescita si ferma al 2,9%. I dati evidenziano quindi un impatto più intenso dell’inflazione sui nuclei con minori disponibilità economiche, maggiormente esposti all’aumento dei prezzi dei beni essenziali, degli alimentari e dell’energia.
Alla pagina Numeri del lavoro sono disponibili tutti i valori relativi al 2026.
