Reporting di sostenibilità: in arrivo il CSRD

La nuova direttiva europea Corporate Sustainability Reporting (CSRD) è attesa in Gazzetta Ufficiale dell’Unione durante l’estate 2022, e la sua entrata in vigore aggiornerà la Non-financial Disclosure (NFRD), l’attuale strumento di rendicontazione non finanziaria. Spetterà in seguito agli Stati membri recepirla, entro 18 mesi, nei propri ordinamenti giuridici.

La riforma si allinea all’European Green Deal, che prevede entro il 2050 di rendere neutrale l’Europa sul piano climatico.

Un orientamento normativo che favorisce un’economia più efficiente e competitiva nell’uso delle risorse, e che migliora le valutazioni sulle imprese in un’ottica a medio e lungo termine.

Si passa, quindi, dal “reporting non finanziario” al “reporting di sostenibilità”, esteso alle grandi imprese, alle banche e assicurazioni europee, quotate e non quotate, oltre a tutte le società quotate. Escluse invece le micro-quotate.

Secondo i nuovi parametri si considera grande un’impresa che superi, alla data del bilancio economico-finanziario, due dei tre criteri: avere 250 addetti medi annui; 20 milioni di euro di totale attivo; 40 milioni di euro di fatturato.

Se l’attuale normativa in vigore interessa in Europa 11.700 imprese, il nuovo CSRD si stima che ne coinvolgerà 49.000. In Italia, le indicazioni della nuova direttiva potranno invece includere più di 3.000 imprese: la Lombardia è la regione maggiormente coinvolta, seguita da Lazio e Veneto.

 

I contenuti del CSRD

Il nuovo report dovrà rendicontare i capitali intangibiliintellettuale, umano, sociale e relazionale internamente generati e non inclusi nello stato patrimoniale.

Il documento deve contenere le informazioni utili a far comprendere l’impatto che l’impresa ha sui vari aspetti della sostenibilità e in che modo questi ultimi influiscano sull’andamento dell’impresa stessa. Andranno inseriti inoltre il modello e la strategia aziendali, gli obiettivi connessi e i progressi realizzati; il ruolo degli organi di amministrazione, gestione e controllo; le politiche dell’impresa sulla sostenibilità; le procedure di dovuta diligenza; le principali ripercussioni negative, effettive o potenziali, legate alla catena del valore dell’impresa; le azioni per prevenire o attenuare ripercussioni negative e relativi risultati di tali azioni; i principali rischi per l’impresa; gli indicatori pertinenti per la comunicazione delle informazioni.

Le imprese devono includere inoltre le procedure attuate per individuare le informazioni, tener conto delle prospettive a breve, medio e lungo termine, includendo informazioni prospettiche e retrospettive, nonché qualitative e quantitative.

Per le tre aree ambientale, sociale e di governance, si dovranno quindi misurare i seguenti temi: la mitigazione dei cambiamenti climatici; le pari opportunità, le condizioni di lavoro, il rispetto dei diritti umani; il ruolo degli organi di amministrazione e gestione e controllo, l’etica aziendale e la cultura d’impresa, gli impegni politici e l’attività di lobbying, i rapporti con partner commerciali e le relative prassi di pagamento, i sistemi di controllo e la gestione del rischio d’impresa.

 

Standard di rendicontazione e formato elettronico

I target ambientali dovranno inserirsi nel CSRD in una prospettiva a breve e a medio-lungo termine, allineati agli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul contenimento della temperatura media globale entro il 2050, e all’European Green Deal sull’eliminazione delle emissioni di CO2, indicando quali target siano “science based.

Nel report vanno incluse le attività di implementazione di questi obiettivi, con i relativi piani di investimento e finanziamento.

Dal 2021 è in corso una rivoluzione nel campo degli standard di rendicontazione di sostenibilità.

Ne sono derivati due filoni, ad oggi nella fase di draft: l’ISSB, che ha emanato gli SDS per un’utenza internazionale, e l’EFRAG, che ha prodotto gli ESRS.

Questi ultimi sono di maggior interesse per le imprese europee perché diverranno gli standard obbligatori per adempiere alla direttiva CSRD.  L’approvazione e l’emanazione dei primi standard è prevista al 30 giugno 2023, mentre il secondo gruppo, che include i parametri settoriali e quelli per le Pmi, è atteso al 30 giugno 2024. Entrambi saranno rivisti ogni tre anni.

Ulteriore attenzione va posta al formato di tali informazioni di sostenibilità, che si allineerà al formato elettronico già in ampio uso dalla rendicontazione economico-finanziaria XHTML e XBRL.

 

Revisori certificati e opportunità professionale

La direttiva, inoltre, prevede che il report di sostenibilità sia assoggettato alla cosiddetta “limited assurance” nell’ottica di ottenere in un tempo contenuto la “reasonable assurance”, propria del bilancio economico-finanziario.

La revisione del report deve essere indipendente ed eseguita da uno “statutory advisor”, e prevederà probabilmente una certificazione specifica per le competenze del revisore.

Ogni Stato dovrà definire se per il report di sostenibilità occorra un auditor diverso rispetto al revisore del bilancio economico-finanziario nella stessa impresa, e chi potrà ricoprire tale ruolo: se ovvero riguardi i consulenti d’impresa tradizionali, quali il commercialista e il revisore legale, oppure anche auditor specializzati negli ESG.

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