Le modifiche al bilancio di sostenibilità in discussione alla Comunità Europea

Il c.d. Pacchetto Omnibus dell’Unione Europea riguarda modifiche fondamentali a 2 Direttive chiave per la sostenibilità aziendale: la Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità – CSRD – (Direttiva 2022/2464/UE) e la Direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità – CSDDD – (Direttiva 2024/1760/UE). Le proposte di modifica sono attualmente nel pieno della fase negoziale, il c.d. trilogo, che coinvolge la Commissione Europea, il Consiglio dell’Unione e il Parlamento Europeo, con l’obiettivo di raggiungere un accordo definitivo entro la fine dell’anno.

Il trilogo, iniziato il 18 novembre 2025, si concentra sulle 2 Direttive sopra citate, che impattano in modo rilevante sulle imprese europee e sulla loro catena del valore.

Per quanto riguarda la CSRD, il tema più rilevante riguarda il perimetro di applicazione della Direttiva stessa. Allo stato attuale, le aziende devono redigere i report di sostenibilità se superano due dei seguenti 3 criteri:

  • almeno 250 dipendenti;
  • 40 milioni di euro di fatturato;
  • un attivo di bilancio di 20 milioni.

La Commissione, con il Pacchetto Omnibus dello scorso 26 febbraio 2025, propone di alzare la soglia a 1.000 dipendenti oltre a un fatturato superiore a 50 milioni, riducendo drasticamente il numero delle aziende coinvolte da circa 50.000 a 10.000.

Sul punto, il Consiglio Europeo e il Parlamento adottano posizioni divergenti:

  • il Consiglio ha votato la propria posizione lo scorso 23 giugno 2025, secondo cui intende mantenere i 000 dipendenti ma portare il limite del fatturato a 450 milioni;
  • il Parlamento, con votazione del 13 novembre 2025, intende aumentare il limite minimo a 750 dipendenti mantenendo il fatturato a 450 milioni di euro.

Queste differenze, che dovrebbero trovare il punto di incontro al termine delle trattative istituzionali entro la fine del 2025, rivelano la tensione tra la volontà di semplificare il quadro regolatorio e la necessità di mantenere un livello di ambizione sufficiente per garantire trasparenza e responsabilità.

Un altro punto centrale riguarda gli standard informativi da applicare. Le aziende devono seguire gli standard europei univoci di rendicontazione sulla sostenibilità, chiamati ESRS (European Sustainability Reporting Standards), anch’essi in fase di revisione e semplificazione. Commissione, Parlamento e Consiglio concordano su una limitazione nell’ambito delle informazioni che le aziende obbligate debbono fornire (riducendo il numero dei c.d. datapoint obbligatori previsti dagli ESRS), ma anche una forte limitazione alle richieste delle stesse aziende ai propri fornitori e partner della catena di valore.

Viene demandata alla Commissione l’adozione dei nuovi standard di rendicontazione obbligatori mediante atto delegato entro il 1° ottobre 2026, con l’obiettivo di ridurre i costi di conformità e la complessità amministrativa per le imprese, pur garantendo un livello adeguato di controllo sui dati ESG riportati.

Viene demandata alla Commissione anche l’emanazione di atti delegati per l’adozione di standard di rendicontazione sulla sostenibilità da utilizzare volontariamente dalle imprese non soggette agli obblighi della Direttiva 2022/2464/UE. Tali standard dovranno, però, essere proporzionati e pertinenti alle capacità e caratteristiche delle imprese, nonché alla portata e complessità delle loro attività. Per favorire coerenza e comparabilità, gli standard volontari dovrebbero, inoltre, prevedere una struttura di modello valida per tutte le PMI. In ogni caso, fino all’adozione degli standard volontari da parte della Commissione, si chiarisce che le imprese potranno redigere le relazioni conformemente ai c.d. standard VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard) di cui alla Raccomandazione 2025/4984, elaborati da EFRAG, mediante un linguaggio semplificato e approccio proporzionato e progressivo.

Ancora poco chiara è, invece, la futura esistenza degli standard settoriali, che erano destinati a offrire linee guida specifiche per comparti come finanza, energia e agroalimentare. Tutte e 3 le istituzioni europee concordano nell’eliminarli, ma differiscono sul modo: la Commissione propone la loro completa cancellazione senza alcun tipo di sostituzione, il Consiglio vorrebbe linee guida volontarie in sostituzione, mentre il Parlamento chiede che vengano mantenute linee guida settoriali specifiche.

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