La Tassonomia Sociale Europea: un nuovo strumento della finanza sostenibile

La tassonomia sociale, sviluppata nell’ambito delle politiche europee per la finanza sostenibile, mira a definire criteri comuni per individuare attività economicamente sostenibili sotto il profilo sociale e orientare gli investimenti. Essa si fonda su obiettivi legati a lavoro dignitoso, benessere dei consumatori e comunità inclusive, integrandosi con principi internazionali e con la governance aziendale.

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha pubblicato lo scorso 27 gennaio 2026 un Quaderno dedicato alle relazioni tra la Tassonomia Sociale e la governance d’impresa. Si veda “Social Taxonomy e fattore G – Governance Democratica e partecipativa” Pubblicato il 27 gennaio 2026 sul sito della Fondazione www.fondazionenazionalecommercialisti.it 

Il contributo si basa sull’analisi della proposta di sviluppo di una tassonomia sociale, elaborato dal Platform on Sustainable Finance, che è il gruppo di esperti che assiste la Commissione Europea nello sviluppo delle politiche per la finanza sostenibile. 

La tassonomia sociale, analogamente a quella ambientale, è un sistema di classificazione sviluppato dall’Unione Europea con l’obiettivo di definire obiettivi sociali chiari e canalizzare gli investimenti privati verso attività considerate socialmente rilevanti. Essa mira a identificare un linguaggio comune per la valutazione delle attività definite sostenibili in ambito sociale. Si tratta di uno strumento a disposizione degli investitori nell’analisi dei rischi connessi ai risvolti di una gestione aziendale non performante sotto gli aspetti sociali; si pensi ai danni che possono derivare da rischi reputazionale o di contenziosi o di riduzione dell’operatività per tensioni sociali. 

La struttura metodologica pensata per la tassonomia sociale si presenta analoga a quella della “cugina” ambientale, basandosi su 4 passaggi fondamentali: 

  • stabilire obiettivi sociali chiari, come ad esempio il miglioramento delle condizioni lavorative; 
  • definire i criteri di “contributo sostanziale”, che identificano quando le attività apportano un impatto positivo per il raggiungimento dell’obiettivo; 
  • applicare il principio “DNSH”, di non arrecare danni ad altri obiettivi; 
  • garantire il rispetto delle salvaguardie sociali minime

Essa si articola su 3 macro-obiettivi principali focalizzati sui gruppi di stakeholder maggiormente influenzati dalle attività economiche, ovvero la forza lavoro, i consumatori e le comunità

  • lavoro dignitoso: creazione di posti di lavoro, protezione sociale, tutela dei diritti dei lavoratori e dialogo sociale; 
  • adeguati standard di vita e di benessere dei consumatori e degli utilizzatori di un determinato bene: tutela dei consumatori e garanzia dei diritti economici e sociali tra cui il diritto alla salute, all’istruzione, all’alimentazione; 
  • comunità inclusive e sostenibili: tutela del diritto sui territori e dei diritti umani, garanzia di accesso ai servizi essenziali per le comunità vulnerabili e bisognose. 

I macro obiettivi della social taxonomy contengono diversi sotto-obiettivi, in tema di salute e sicurezza, abitazione, remunerazione dei lavoratori, non discriminazione, ecc.. 

A differenza della tassonomia ambientale, che trae le sue basi dalle scienze naturali, la tassonomia sociale si fonda inevitabilmente su norme e principi internazionali autorevoli, tra cui la Dichiarazione universale dei diritti umani, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e le convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. 

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, la tassonomia sociale, ancora in fase embrionale, si inserirebbe in un quadro normativo europeo complesso e in continua evoluzione che coinvolge diverse tipologie di attori economici. Tuttavia, l’impatto della tassonomia sociale si estenderebbe ben oltre i soggetti obbligati per legge, influenzando indirettamente l’intero sistema economico attraverso le catene di fornitura e il sistema creditizio. 

Un aspetto cruciale dell’applicazione della tassonomia sociale riguarda il suo legame indissolubile con la governance aziendale. Una governance solida, che, attraverso l’ascolto e il coinvolgimento dei diversi stakeholder, integri gli obiettivi sociali nei meccanismi decisionali e nei sistemi incentivanti, è il presupposto essenziale per trasformare i criteri della tassonomia in azioni concrete. In questo contesto, l’informativa prodotta secondo gli standard ESRS, in particolare l’ESRS G1 sulla condotta d’impresa, diventa funzionale a implementare meglio la tassonomia stessa, permettendo di misurare aspetti come l’etica aziendale, la lotta alla corruzione e la protezione dei lavoratori lungo la filiera. 

In conclusione, la tassonomia sociale non deve essere percepita come un mero onere burocratico o un esercizio di compliance formale, ma come una condizione strategica per la resilienza e la competitività dell’impresa nel lungo periodo. Essa fornisce alle aziende gli strumenti per gestire i rischi sociali, come quelli reputazionali o legali, che possono influire drasticamente sul valore d’impresa e sulla continuità aziendale. Attraverso un linguaggio comune e metriche oggettive, la tassonomia sociale permetterà alle organizzazioni di dimostrare il proprio impegno verso la creazione di valore sostenibile, rispondendo alle crescenti richieste di trasparenza da parte di investitori, consumatori e della società nel suo complesso. 

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