Analisi del bilancio d’esercizio: riclassificazione del conto economico

Le novità in materia di bilancio introdotte con il D.Lgs. 139/2015 assumono rilevanza non solo in sede di redazione del bilancio, ma anche, ovviamente, in occasione dell’analisi dello stesso.

D’altra parte molti degli interventi del legislatore hanno semplicemente “consolidato” quella che era già una prassi nell’analisi del bilancio di esercizio. Ci si riferisce, in particolar modo, all’eliminazione della sezione straordinaria del conto economico, già da tempo oggetto di diffidenza da parte degli operatori, in considerazione dell’elevata discrezionalità che caratterizzava l’iscrizione in bilancio delle poste in oggetto.

Le novità introdotte con il D.Lgs. 139/2015, nell’eliminare la sezione straordinaria del conto economico, hanno quindi valorizzato l’informativa extra-contabile della nota integrativa, nella quale sono evidenziati i costi e ricavi di entità e incidenza eccezionale, la cui distinta evidenza rende possibile la normalizzazione del reddito di esercizio.

Nel conto economico, invece, vengono oggi distinte le componenti di costo e ricavo afferenti alla gestione accessoria, ora destinata ad accogliere anche i costi e ricavi non ricorrenti.

La riclassificazione del conto economico consente dunque di distinguere due indicatori:

  • il margine operativo netto, relativo alla gestione operativa “in senso stretto”;
  • il risultato della gestione accessoria, dato dalla differenza tra le voci A.5 e B.14 del conto economico.

Il margine operativo netto, dedotto il risultato della gestione accessoria, deve poi essere ulteriormente “depurato” dai proventi o oneri derivanti dalla valutazione degli strumenti finanziari derivati, prima di poter giungere all’EBIT.

Ricordiamo, a tal proposito, che, prima delle novità introdotte, gli strumenti finanziari derivati non erano accolti nei prospetti contabili, ragion per cui non si ponevano problemi in sede di riclassificazione del bilancio.

Oggi, invece, troviamo nel conto economico, tra l’altro, le variazioni positive e negative di fair value degli strumenti finanziari derivati non di copertura, gli utili e le perdite derivanti dalla componente inefficace della copertura (nell’ambito di una copertura dei flussi finanziari), le variazioni positive e negative derivanti dalla valutazione dell’elemento coperto e dalla valutazione dello strumento di copertura (nell’ambito di una copertura di fair value), la variazione positiva e negativa del valore temporale, nonché la quota della “Riserva per operazioni di copertura di flussi finanziari attesi” di cui la società non prevede il recupero. È evidente che tutte queste componenti sono caratterizzate da un’elevata volatilità, e si rende quindi necessaria una loro distinta evidenziazione.

Non è poi di secondaria importanza l’eliminazione, dall’attivo patrimoniale dei costi di pubblicità e ricerca, anche questi oggetto spesso di comportamenti discrezionali da parte dei redattori di bilancio, nonostante le esplicite limitazioni alla capitalizzazione già richiamate nei principi contabili.

L’eliminazione dei costi pluriennali e dei conseguenti ammortamenti ha quindi sicuramente un effetto rilevante sull’EBIT, la cui determinazione gode così di una maggiore oggettività.

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