5 Aprile 2019

Approvato dal Consiglio dei ministri il Decreto crescita

di Lucia Recchioni Scarica in PDF

Nella giornata di ieri, 4 aprile, il Consiglio dei ministri ha approvato, con la formula “salvo intese”, il c.d. “Decreto crescita”, con il quale, tra l’altro, è prevista l’introduzione di importanti novità in ambito fiscale.

Con riferimento alle agevolazioni previste per i contribuenti, e facendo affidamento alle bozze di decreto diffuse negli scorsi giorni, giova richiamare, preliminarmente, la prevista reintroduzione del meccanismo del superammortamento, a decorrere dal 1° aprile 2019.

La riproposta agevolazione, con riferimento alla quale è confermata la misura del 30% e l’esclusione per i veicoli e gli altri mezzi di trasporto di cui all’articolo 164, comma 1, Tuir, presenta tuttavia delle novità rispetto al passato, essendo limitata alla quota di investimenti di importo fino a 2,5 milioni di euro.

Viene inoltre “rimodulata” la c.d. mini-Ires (la quale, effettivamente, presentava elementi di forte complessità nel calcolo), introducendo notevoli semplificazioni. La nuova aliquota ridotta Ires, secondo le bozze di decreto diffuse nei giorni scorsi, potrà essere applicata a tutti gli utili reinvestiti, indipendentemente dalla destinazione specifica degli stessi.

A differenza di quanto originariamente previsto, tuttavia, l’aliquota ridotta sarà pari al 20% (e non più al 15%).

Si conserva, tuttavia, la possibilità di beneficiare di un’aliquota ridotta anche per gli imprenditori individuali, le società in nome collettivo e in accomandita semplice, e, più in generale, per tutti i soggetti Irpef in regime di contabilità ordinaria.

Sempre nell’ambito delle agevolazioni alle imprese viene poi previsto un ulteriore incremento della percentuale di Imu deducibile dal reddito d’impresa.

Giova sul punto ricordare che, già con la Legge di bilancio 2019 (articolo 1, comma 12, L. 145/2018) il Legislatore aveva aumentato al 40% la percentuale di deducibilità dell’Imu.

Con il c.d. Decreto crescita si prevede:

  • la deducibilità dell’Imu nei limiti del 50% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2018 (quindi sin dall’anno 2019, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare);
  • a regime, la deducibilità dell’Imu al 60%, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 (2020 per i soggetti con esercizio coincidente con anno solare).

Anche i contribuenti forfettari sono interessati dalle novità previste dal Decreto crescita. La bozza di decreto estende infatti anche ai contribuenti forfettari l’obbligo di effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

La disposizione, pertanto, semplifica gli adempimenti per i lavoratori dipendenti, i quali non saranno obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi; la norma, inoltre, al fine di evitare l’eccessivo impatto fiscale delle ritenute fiscali dei primi mesi del 2019, prevede la possibilità di un loro frazionamento in tre rate mensili.

Estremamente rilevanti paiono poi essere i nuovi meccanismi di fruizione dei c.d. “eco-bonus” e “sisma-bonus”. In luogo della ordinaria detrazione decennale, i contribuenti potranno infatti ricevere dal fornitore un immediato sconto sul corrispettivo previsto, che potrà essere recuperato dal fornitore stesso sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare in compensazione in cinque quote annuali di pari importo.

Sicuramente interessante pare poi essere l’estensione della definizione agevolata anche alle entrate delle Regioni, Province e Città metropolitane, non riscosse a seguito di provvedimento di ingiunzione fiscale: sarà lasciata agli enti stessi la possibilità deliberare la totale disapplicazione delle sanzioni, prevedendo un piano di pagamento che non potrà in ogni caso superare il 30 settembre 2021.

Ulteriori misure riguardano infine la semplificazione delle procedure per la fruizione dell’agevolazione Patent Box, la proroga, fino al periodo d’imposta in corso al 31.12.2023, del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, l’incremento delle agevolazioni previste nell’ambito del regime degli impatriati e la riproposizione del c.d. “bonus aggregazioni”.

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