12 Luglio 2014

La rilevazione degli interessi impliciti

di Viviana Grippo Scarica in PDF

Il tema degli interessi impliciti attivi e passivi è affrontato, rispettivamente, dal documento OIC 15 al § D.III e dal documento OIC 19 al § M.XI.

L’assunto di partenza è il seguente: se un credito (leggasi anche debito), derivante da una normale transazione commerciale, ha una scadenza di pagamento insolitamente lunga rispetto a quella definita usuale, è probabile che nel credito medesimo, e quindi nel ricavo che lo ha originato, sia compresa una componente di natura finanziaria, che esprime un interesse attivo non esplicitato.

L’Oic 15 recita: “I crediti che si originano dallo scambio di merci, prodotti e servizi sono valori numerari e costituiscono la contropartita dei relativi ricavi. Essi rappresentano conti di disponibilità di denaro a termine. La disponibilità di denaro a termine comporta un immobilizzo finanziario; pertanto, le condizioni di pagamento hanno un effetto diretto sull’ammontare dei ricavi che originano il credito. Se i termini di pagamento sono lunghi, il mantenimento di condizioni finanziarie fisiologiche comporta la necessità di ottenere un corrispettivo, ossia un interesse, per il periodo di indisponibilità del numerario.”

Come capire però se il rapporto commerciale che intratteniamo rientra in una fattispecie che nasconde interessi impliciti?

Indici della possibile esistenza di interessi impliciti sono i seguenti:

  • il credito ha una scadenza posteriore alla chiusura dell’esercizio successivo a quello di riferimento;
  • non è espresso un interesse attivo, ovvero questo è irragionevolmente basso;
  • il valore del credito è significativamente più elevato di quello che si sarebbe generato a fronte del prezzo che sarebbe stato praticato se il pagamento fosse intervenuto a breve, ovvero con normali condizioni di dilazione.

In assenza delle condizioni appena elencate non si deve procedere allo scorporo dell’interesse implicito, nel caso in cui, invece, esse si realizzassero si dovrà procedere come segue.

Gli interessi attivi impliciti, derivanti da crediti, devono essere rilevati in diminuzione del ricavo che ha originato il credito cui è connesso l’interesse stesso. Si tratta in sostanza di dare la corretta rappresentazione in bilancio dei valori che concorrono a formare il valore della produzione, diminuendo il ricavo e trasferendone la quota nell’area finanziaria, mediante attualizzazione del credito.

Supponiamo che in un ricavo pari a 55.000 euro si ritenga essere compresi interessi attivi impliciti per euro 2.000, occorrerà fare le seguenti scritture contabili.

Si registra la fattura emessa al cliente:

Crediti vs clienti a Diversi 67.100

a Ricavi 55.000

a Iva a debito 12.100

Si effettua quindi lo scorporo, dai ricavi, degli interessi impliciti:

Ricavi a Interessi attivi 2.000

E’ chiaro che, una volta rilevati, occorrerà capire anche a quale esercizio tali interessi fanno riferimento (tenendo conto della data prevista per l’incasso del credito), ovvero se sia necessario riscontarli perché di competenza di più esercizi, in tal caso (e supponendo che il ricavo da rinviare al futuro sia pari a 500) la scrittura contabile da fare sarà la seguente:

Interessi attivi a Risconti Passivi 500

L’OIC 15 stabilisce, inoltre, anche quando non si deve procedere alla rilevazione dell’interesse implicito, in particolare ciò accade:

– se l’incasso dei crediti è previsto entro l’esercizio successivo;

– se si tratta di acconti;

– se il tasso d’interesse è basso in quanto:

  • sono state prestate garanzie da terzi;
  • vi sono specifiche norme di legge;
  • l’interesse attivo non è tassabile per il percipiente;

– se l’ammontare rappresenta garanzia o cauzione per l’altra parte.

Analoga procedura si applica con riferimento ai debiti qualora essi derivino da una normale transazione commerciale con scadenza a medio – lungo termine, e non sia presente un interesse esplicito, ovvero questo sia irragionevolmente basso, e si ritiene, confrontando l’importo del debito con il prezzo normalmente praticato per transazioni con scadenza a breve, che parte di detto debito sia qualificabile come componente finanziaria.

In questo caso, supponendo che gli importi dei debiti e interessi siano pari all’esempio precedente, avremo le seguenti scritture contabili:

Registrazione della fattura del fornitore:

Diversi a Debiti vs fornitori 67.100

Costo 55.000

Iva a credito 17.100

Si procede allo scorporo dell’interesse:

Interessi passivi a Costo 2.000

Si procede al risconto del costo non di competenza dell’esercizio:

Risconti attivi a Interessi passivi 500

Quindi, gli interessi attivi, una volta esplicitati, di fatto si trasferiscono dall’area A – valore della produzione – all’area C – finanziaria – del conto economico, per la precisione alla voce C 16. Gli interessi passivi, anch’essi una volta esplicitati, invece, si trasferiscono dall’area B – costi della produzione – all’area C – finanziaria – del conto economico, per la precisione alla voce C 17.

Dal punto di vista fiscale, sappiamo che, dopo le modifiche all’art. 96 del TUIR gli interessi passivi sono deducibili in ciascun periodo fino a concorrenza degli interessi attivi.

L’eccedenza è deducibile nel limite del risultato operativo lordo della gestione caratteristica.

In relazione agli interessi impliciti occorre rilevare che:

  • quelli attivi, una volta esplicitati, sono considerati a tutti gli effetti al pari degli altri interessi attivi, e quindi rilevano per determinare il quantum di interessi attivi complessivi fino a concorrenza dei quali gli interessi passivi si rendono deducibili;
  • quelli passivi, una volta esplicitati, sono invece irrilevanti (almeno così si desume dalla norma) e quindi non soffrono di eventuali limitazioni in termini di deducibilità.