Dinamiche comportamentali nelle riunioni aziendali

Nel mio percorso lavorativo ho partecipato a parecchie riunioni, a fianco di persone con professionalità assortite; ognuna di queste situazioni è stata per me fonte di osservazione e di studio sul comportamento e sulle dinamiche di interazione, in questi casi a livello professionale.

Considero più interessanti le riunioni interne nel contesto di grandi aziende, in particolare quelle che coinvolgono manager di reparti diversi, che raramente hanno l’occasione di interagire.

In molti casi, ho notato quanto l’orientamento a cui è rivolta l’attenzione di ciascuno influenzi la fluidità della comunicazione fra i diversi interlocutori.

Prendiamo ad esempio un incontro tra lo staff dell’ufficio marketing e quello della divisione informatica, la cui finalità è quella di far conoscere ai professionisti del marketing le caratteristiche di un nuovo programma gestionale implementato dall’azienda.

Capita che chi si occupi di programmazione abbia la tendenza ad essere molto specifico quando espone le caratteristiche delle procedure installate, illustrando sequenzialmente i vari steps intrapresi e le variabili previste dallo sviluppo del software.

Il linguaggio prevalentemente tecnico e la tortuosa cronologia dei passaggi salienti del codice riferito alla scrittura dei programmi sono, per molti, argomenti di difficile comprensione e – diciamolo apertamente – di scarso interesse.

All’uomo (e alla donna) di marketing, proiettati verso il risultato e predisposti ad una visione globale, il lungo racconto dell’informatico risulta ancor più indigesto; entro pochi minuti è facile che distolgano l’attenzione e che non siano più in grado di seguire il “lontano” collega.  Fino a quando il più spavaldo – che sta considerando quei lunghi minuti come una perdita di tempo – esplode con un furente: “Non mi interessa come funziona, voglio sapere cosa ne ottengo!”.

Saper riconoscere lo “schema di pensiero” dell’interlocutore aiuta a comprendere la modalità con cui questo processi le informazioni e componga lo schema con cui le comunica.

Nel caso appena esposto, il responsabile tecnico dell’area informatica – che definiamo “specifico” in questo contesto – avrebbe potuto orientare l’illustrazione delle diverse fasi del programma in modo più funzionale rispetto allo schema più “generale” del suo pubblico, il cui disagio era probabilmente rilevabile anche dal linguaggio non verbale.

Allo stesso modo, i manager del marketing avrebbero potuto sollecitare in modo più elegante e decisamente più cordiale la spiegazione dell’obiettivo finale.

Gli strumenti linguistici che abbiamo a disposizione hanno la facoltà di rendere più facile la nostra vita personale e professionale. L’importante è conoscerli, per poi utilizzarli.

 

 

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