La rilevazione contabile della permuta di beni strumentali

L’articolo 1552 del cod. civ. definisce la permuta come “ …il contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento delle proprietà di cose, o di altri diritti, da un contraente all’altro”.

Si tratta quindi del passaggio di beni da un soggetto ad un altro, A cede un bene a B e di contro B cede un bene ad A.

La permuta può essere utilizzata anche da due imprese che possono “scambiarsi” beni, può accadere, in particolare in momenti di crisi come quello che viviamo, che due società adottino la permuta come alternativa all’acquisto per non dover ricorrere a finanziamenti esterni.

Contabilmente ai fini della gestione della permuta occorre fare riferimento all’Oic n. 16 il quale prevede che la permuta sia trattata come compravendita con la conseguenza che si deve rilevare un corrispettivo pari al valore di mercato del bene ricevuto (valore che costituirà anche base di calcolo per l’eventuale plusvalenza o minusvalenza determinabile in capo ai due permutanti).

Ipotizziamo che:

  • la società A ceda a B un macchinario X avente costo storico pari a 200.000 ammortizzato per 80.000, valore residuo da ammortizzare 120.000,
  • la società B, cede ad A un altro macchinario Y il cui valore di mercato è pari a 130.000.

Le scritture contabili di A saranno le seguenti:

 

Fondo ammortamento Macchinario    a    Macchinario X          80.000,00

 

Diversi                                a           Fornitore B                       158.600,00

Macchinario Y                                                      130.000,00

Iva a credito                                                           28.600,00

 

Inoltre A realizzerà una plusvalenza pari a 10.000 che rileveremo come segue:

Fornitore B         a       Diversi                                                 158.600,00

                           a      Macchinario X            120.000,00

                           a      Plusvalenza                  10.000,00

                           a      Iva a debito                  28.600,00      .

 

Allo stesso modo:

  • la società B cede alla società A un macchinario Y il cui costo di acquisto è pari a 210.000,00, ammortizzato per euro 90.000,00 valore residuo 120.000,00,
  • la società A cede a B il macchinario X di cui sopra valore di mercato pari ad euro 130.000.

Le scritture contabili di B saranno le seguenti:

Fondo ammortamento Macchinario     a     Macchinario Y        90.000,00

 

 

Diversi                                 a           Fornitore A                     158.600,00

Macchinario          X                                           130.000,00

Iva a credito                                                         28.600,00

 

Inoltre B realizzerà una plusvalenza pari a 10.000 che rileveremo come segue:

Fornitore A          a         Diversi                                               158.600,00

                            a         Macchinario Y            120.000,00

                            a         Plusvalenza                  10.000,00

                            a         Iva a debito                   28.600,00      .

 

Occorre ricordare che nel caso in cui unitamente allo scambio di beni sia previsto anche un conguaglio in denaro si dovrà tenerne conto ai fini della determinazione della plus o minusvalenza.

È anche possibile che all’atto della permuta non si realizzi alcuna plus o minusvalenza, è il caso della permuta in senso proprio affrontata, anch’essa, dal citato OIC. In tale fattispecie, dice il principio contabile n. 16, è necessario effettuare le rilevazioni sulla base dei valori contabili, il bene acquistato viene cioè iscritto al medesimo valore di quello ceduto.

Si tratta quindi di una operazione neutrale, almeno per i valori di carico dei beni, ma come gestire gli ammortamenti?

In merito l’OIC 16 non dice nulla.

Possono verificarsi due casi:

  • la vita utile dei due beni permutati coincide, in tale caso il bene acquisito andrà ammortizzato lungo la medesima vita utile residua, di modo che la quota annuale di ammortamento resti la medesima.
  • la vita utile dei due beni non coincide, la vita utile del bene acquisito va rideterminata.

In questa ultima fattispecie occorrerà effettuare una contabilizzazione a “saldi aperti” iscrivendo sia il fondo ammortamento che il costo storico del bene ricevuto, non il residuo, per un valore pari a quelli del bene ceduto.

Se torniamo all’esempio iniziale, con riferimento alle scritture dell’impresa A, avremo che la società A cede a B un macchinario X avente costo storico pari a 200.000 ammortizzato per 80.000, valore residuo da ammortizzare 120.000, mentre la società B cede alla società A un macchinario Y il cui costo di acquisto è pari a 210.000,00, ammortizzato per euro 90.000,00 valore residuo 120.000,00.

Le scritture contabili di A saranno:

Fondo ammortamento macchinario    a    Macchinario X          80.000,00

 

Credito vs B            a     Diversi                                          146.400,00

                               a      Macchinario X        120.000,00

                               a       Iva a debito            26.400,00

 

Diversi             a       Diversi                                                236.400,00

Macchinario                                                   210.000,00

Iva a credito                                                     26.400,00

                      a    F.do amm.to macchinario   90.000,00

                     a     Credito vsB                        146.400,00

 

 

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