Applicabilità del reverse charge ai lavori di ampliamento di edifici esistenti

Un nostro cliente, operante nel settore delle costruzioni (codici ATECO 43.39.01 – “Attività non specializzate di lavori edili” e 41.00.00 – “Costruzione di edifici residenziali e non residenziali”), ha emesso fatture senza addebito d’imposta, applicando il meccanismo dell’inversione contabile ai sensi dell’art. 17, comma 6, lett. a-ter), DPR 633/1972, per prestazioni consistenti in lavori di ampliamento di edifici esistenti.

La Guardia di Finanza ha eccepito che tali prestazioni non rientrerebbero tra quelle soggette a reverse charge, ma dovrebbero essere assoggettate a IVA ordinaria, trattandosi – a loro avviso – di “nuova costruzione”.

Si chiede se è corretta l’applicazione del reverse charge anche ai lavori di ampliamento di edifici già esistenti, o se debba invece prevalere l’impostazione sostenuta dagli organi di controllo in sede ispettiva.

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