Gli acquisti intracomunitari effettuati dai contribuenti forfetari possono generare obblighi IVA spesso trascurati: il forfetario, non potendo detrarre l’imposta né operare come un soggetto ordinario, deve versare l’IVA con F24 e trasmettere il relativo documento TD18. Le recenti comunicazioni di irregolarità dimostrano come l’Agenzia utilizzi le banche dati disponibili per intercettare tali omissioni.
Nel corso dell’estate la stampa specializzata ha dato notizia che soggetti che applicano il regime forfettario stanno ricevendo delle comunicazioni di irregolarità per aver fatto acquisti intracomunitari e non aver versato l’IVA; probabilmente, la maggior parte dei soggetti in regime forfettario che non si rivolge a un consulente fiscale, oltre a non sapere che deve versare l’IVA quando fa un acquisto intracomunitario, non sa nemmeno cosa sia, l’acquisto intracomunitario.
Il meccanismo è semplice; l’acquisto intracomunitario è quello scambio di beni tra soggetti passivi, che vede il bene partire da un Paese UE e arrivare in Italia, e comporta che l’acquirente assolva l’IVA. Normalmente, un soggetto “normale” adempie a tale obbligo facendo un reverse charge, e il soggetto “normale” porta in detrazione l’IVA assolta; in sostanza, l’acquisto comunitario e il conseguente reverse charge diventano una “scrittura contabile”.
Il soggetto forfettario, tuttavia, non è “normale” per 2 motivi: il primo è che non ha una contabilità (come fa a fare il reverse charge?) e il secondo è che non può detrarre l’IVA (se quindi assolve l’IVA e non può detrarla, per forza deve versarla). E infatti, per i forfettari è previsto l’obbligo di versamento dell’IVA dovuta sull’acquisto intracomunitario con F24 entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre (oltre all’invio di un file TD18). L’Agenzia delle Entrate, quindi, ha verificato chi ha fatto acquisti intracomunitari sulla base della banca dati VIES, e a coloro che non ha versato l’IVA ha inviato la comunicazione di irregolarità.
In un mondo che guarda sempre più all’uso di un linguaggio “fair”, mi si potrebbe chiedere allora: «secondo te, chi sono i soggetti “non normali”?» La risposta sarebbe: quelli che non possono detrarre l’IVA, quelli che hanno detrazione forfettizzata, quelli che non tengono come gli altri le scritture contabili, ecc.. Volendo fare degli esempi: enti non commerciali, agricoltori, minimi, soggetti che applicano il regime del margine, dell’editoria, soggetti che applicano il regime delle agenzie di viaggio, promotori finanziari, dentisti, ecc., con tutte le complicazioni del caso: Modelli Intra 12, modelli Intra 13, versamenti da fare in F24, ecc..
Poi ci sono situazioni nelle quali soggetti “normali” si trovano in situazioni “non normali”; pensiamo agli alberghi che vanno a prendere i loro clienti, che diventano senza saperlo agenzie di viaggio, aziende che acquistano auto usate dall’estero e devono chiedere libretti di circolazione esteri per capire chi le ha utilizzate prima, o che nel vendere un’auto usata all’estero deve chiedersi mille cose.
Situazioni “non normali” potrebbero anche essere quelle disciplinate da norme poco conosciute: pensiamo all’impresa alimentare che improvvisamente trova come cliente un armatore per una nave da crociera, oppure una base Nato; una impresa tessile potrebbe lavorare per l’ONU, la Commissione Europea o un’impresa edile lavorare per l’Ordine dei Cavalieri di Malta o per il Vaticano, un meccanico potrebbe fare una riparazione su un’auto di un turista svizzero che si considera in temporanea importazione, un trasportatore di persone accompagnare una comitiva fino a Salisburgo e dover gestire il pagamento di IVA austriaca, una impresa di qualunque settore potrebbe dovere fornire beni o servizi verso una impresa che è in accordi di cooperazione con la Unione Europea in progetti di ricerca.
In sostanza, mi si passi il paragone, ma mi piace spiegare che ai fini IVA i clienti di uno studio sono come la birra: per il 95% si tratta di cosa molto semplice; anche quel 5% particolare, si spera che non faccia troppi danni. Ma quando i numeri aumentano (in termini di clienti o di boccali bevuti…) anche quel 5% di “non normale” deve essere gestito in modo corretto: dopo 5 boccali di birra, ad esempio, io torno a casa in taxi.
