Il linguaggio nei menù

Jessica Hullinger, giornalista newyorkese specializzata in scienze innovative e collaboratrice di riviste prestigiose come Fortune, ha recentemente pubblicato un’analisi accurata di come un menù ben presentato ci invogli a consumare e a spendere di più quando ci sediamo al tavolo di un ristorante.

Tra le svariate considerazioni, tutte intriganti, mi soffermo sul linguaggio che – a consuntivo di test verificati – influenza il cliente a optare per le portate più costose.

Uno degli elementi più incisivi è l’utilizzo di una descrizione corposa: un dessert al cioccolato diventa sicuramente più stuzzicante se definito dessert al cioccolato satinato. Più la descrizione è particolareggiata, più il cliente sarà soddisfatto del sapore, della consistenza e, in generale, della sua scelta.

Questo perché si percepiscono meglio le qualità degli alimenti quando queste sono suggerite: la descrizione guida le aspettative e queste ultime trovano più facilmente riscontro nell’assaggio. Leggendo nel menu: Fagotto di pesce in carta Fata con cozze verdi della Nuova Zelanda, caparossoli lagunari, gambero rosso di Sicilia e patate Bonnotte si pregustano le prerogative della specialità gastronomica e si è più propensi a ritrovarle nella degustazione. Probabilmente, pochi si accorgerebbero di un ingrediente particolare se non fosse menzionato nella proposta descrittiva. Quando invece l’ingrediente inusuale viene declamato, è più facile che il palato sia incline a coglierlo e, ovviamente, ad apprezzarlo.

Un’ulteriore leva motivazionale è costituita dall’evidenziazione della genuinità dei prodotti utilizzati: provenienza geografica, metodologia di allevamento, di cultura e perfino il tipo di cottura sono elementi convincenti, soprattutto quando gli avventori sono sensibili ai temi legati all’etica ed alla qualità. La menzione di prodotti locali, di culture biologiche e dell’origine accurata delle carni sono fattori persuasivi rispetto alla bontà di quello che verrà servito. Offrire puntualizzazioni sulla precisa provenienza di un formaggio o di un affettato suscita nel cliente una maggiore percezione di sicurezza sulla qualità, sul gusto e sulla garanzia degli ingredienti.

Un ulteriore indicatore interessante è il richiamo ai gusti del passato: chiunque ha ricordi incancellabili di pietanze o dolci cucinati dalla nonna o da altri parenti nelle occasioni di festa: portate che nei propri ricordi assumono gusti e profumi senza uguali. Il riferimento ai sapori del passato, ai piatti tradizionali, alle procedure artigianali applicate per trattare i componenti gastronomici sono un’attrattiva irrinunciabile per chi ha nostalgia dei sapori conosciuti nell’infanzia. Ma spesso i ricordi sono infarciti di sensazioni a raggio ben più ampio: il senso di fame che si prova a otto anni dopo una mattinata trascorsa a correre e a giocare, la riunione di famiglia, la convivialità di tavolate infinite condiscono le proprie visualizzazioni dei tempi ormai andati con un aroma che difficilmente si ritroverà anche nella pietanza più rustica.

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