Giovani expat: il Rapporto CNEL sulle condizioni per favorire il rientro

Il CNEL ha pubblicato a settembre 2026 il Rapporto “Giovani Expat. Come farli tornare”, dedicato all’emigrazione dei giovani italiani e alle condizioni che potrebbero aumentare l’attrattività dell’Italia. Il documento integra l’analisi dei flussi migratori con i risultati di un’indagine rivolta direttamente ai giovani che studiano o lavorano all’estero, per individuare le ragioni della partenza e le condizioni considerate rilevanti per un eventuale rientro.

Il Rapporto evidenzia innanzitutto l’accelerazione dell’emigrazione giovanile. Nel 2024 le cancellazioni per l’estero degli italiani tra 18 e 34 anni hanno sfiorato le 78.000 unità, mentre i rientri sono stati 16.833, determinando un saldo negativo di oltre 61.000 giovani. Il fenomeno interessa anche le aree economicamente più sviluppate: la Lombardia registra il maggior numero di partenze, seguita da Veneto, Sicilia ed Emilia-Romagna.

Un ulteriore elemento riguarda il livello di istruzione. Tra gli emigrati assume un peso crescente la componente più qualificata, con conseguenze anche in termini economici: il Rapporto dedica una specifica analisi al costo dell’emigrazione, quantificato in circa 16 miliardi di euro all’anno.

L’indagine CNEL ha raccolto le risposte di giovani italiani residenti all’estero, in prevalenza con titoli di studio elevati. Dalle risposte emerge che le condizioni di lavoro costituiscono la principale motivazione della scelta di emigrare. In particolare, al primo posto figurano le basse retribuzioni, seguite dalla cultura del lavoro e dalla scarsa valorizzazione delle competenze. Tra i vantaggi riscontrati all’estero vengono invece indicati migliori condizioni economiche, maggiori opportunità di carriera e crescita professionale, maggiore flessibilità e autonomia, migliore equilibrio tra vita e lavoro e maggiore inclusività nei contesti aziendali.

Le stesse indicazioni emergono rispetto alle condizioni che potrebbero favorire il rientro. Le retribuzioni più elevate si collocano nettamente al primo posto, seguite dalla disponibilità di opportunità di lavoro adeguate. Rilevano inoltre gli incentivi al rientro, una maggiore meritocrazia, la conciliazione vita-lavoro, la stabilità e l’autonomia lavorativa. Gli incentivi economici sono quindi considerati uno degli strumenti utili, ma nel Rapporto vengono collocati all’interno di un insieme più ampio di condizioni relative soprattutto alla qualità e alle prospettive del lavoro.

Emergono anche alcune differenze di genere: quando viene chiesto di indicare un solo cambiamento prioritario, le giovani attribuiscono maggiore rilevanza rispetto agli uomini alle opportunità di lavoro e alla conciliazione vita-lavoro. Nel complesso, il 52,9% degli intervistati indica le retribuzioni come prima priorità, seguito dal 18,8% che individua nelle opportunità lavorative il principale elemento da modificare.

Il Rapporto individua pertanto tra le principali aree di intervento l’adeguamento delle retribuzioni al valore delle competenze, il miglioramento delle opportunità professionali, la valorizzazione del merito, la parità di genere, una maggiore efficienza della pubblica amministrazione e misure di incentivazione al rientro inserite in interventi più strutturali sull’attrattività del sistema italiano.

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