Requisiti per l’applicazione del regime degli impatriati

Domanda

Un giovane cittadino italiano ha risieduto all’estero (Regno Unito) con iscrizione all’AIRE, per alcuni anni dal 6 marzo 2019 al 29 novembre 2021, svolgendo attività lavorativa nella ristorazione. Non è laureato.

Era regolarmente assunto in qualità di lavoratore dipendente nel Regno Unito.

Nel periodo 2019-2020-2021, ha svolto attività lavorativa di dipendente all’estero ed è stato residente all’estero, con permanenza di oltre 183 giorni in ogni singolo anno.

Il 2 novembre 2021, ha ricevuto una proposta di lavoro scritta da una società italiana operante nel settore della ristorazione e ha deciso di tornare in Italia, trasferendo la residenza in Italia prima ancora di iniziare lo svolgimento dell’attività lavorativa in data 29 novembre 2021, dimostrando la condizione di collegamento tra i 2 eventi (proposta di lavoro scritta, antecedente il rientro).

Il contratto di lavoro dipendente in Italia si è svolto dapprima quale lavoro a tempo determinato per 6 mesi e si è poi protratto sino al 14 novembre 2022.

Si chiede se è corretto l’utilizzo delle agevolazioni della norma introdotta dall’articolo 16, D.Lgs. 147/2015 modificata dal c.d. Decreto Crescita (D.L. 34/2019).

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