Requisiti per l’accesso al c.d. regime degli impatriati

Domanda

Cittadina spagnola (lavoratrice dipendente in Spagna e priva di laurea o titoli equipollenti), dopo essersi licenziata dal datore di lavoro spagnolo, trasferisce nel settembre 2021 la residenza in Italia (dove non ha mai risieduto in passato e dove attualmente ha un compagno italiano e dei figli che frequentano istituti scolastici, potendo dimostrare quindi da tale data l’abitualità della dimora e il centro dei propri interessi affettivi in Italia).

Apre partita Iva come consulente (non aderendo al c.d. regime dei “forfettari”) e fattura alla precedente ditta spagnola consulenze amministrative.

Si iscrive regolarmente alla gestione separata Inps e si impegna a rimanere residente in Italia per almeno 24 mesi prestando lavoro prevalentemente qui per almeno 183 gg/anno.

Si chiede conferma che:

  • nel 2021 non poteva fruire del c.d. regime “impatriatiex articolo 16, D.Lgs. 147/2015 in quanto residente in Italia per meno di 183 giorni;
  • nel 2022 potrà invece godere di tale regime (per 5 anni, quindi fino al 2026 compreso) in quanto pur non essendo una lavoratrice con laurea o con elevata qualificazione professionale, tali caratteristiche non sono richieste in questo caso (il soggetto non ha mai risieduto in Italia prima del trasferimento a settembre 2021);
  • non rileva il fatto che il committente delle prestazioni svolte in Italia sia un soggetto con partita Iva spagnola (il precedente datore di lavoro): trattasi di consulenze amministrative e di controllo di gestione di società estere;
  • applicherà la riduzione Irpef del 70% mentre non applicherà alcuna riduzione all’aliquota previdenziale Inps/gestione separata.

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