Start up innovative ed emissione di SFP

Una società start up ha emesso lo scorso anno degli strumenti finanziari partecipativi (SFP) finalizzati all’avvio della propria attività.

Un primo quesito riguarda la corretta classificazione in bilancio di tale forma di finanziamento (voce di debito o riserva del Patrimonio netto) in quanto tali forme di finanziamento potrebbero essere classificate nelle voci del patrimonio Netto.

A distanza di circa un anno, visto la lentezza nella progressione del progetto si è offerta agli investitori un’opzione tra il recesso anticipato con una liquidazione della quota in misura pari al 70% del valore sottoscritto ovvero convertendo l’SFP in quote di capitale a seguito di apposita delibera di aumento del capitale sociale con rinuncia all’opzione da parte dei soci.

A questo punto si presentano ulteriori problematiche.

La differenza tra la quota sottoscritta e versata e il minor importo rimborsato (il 30%) come deve essere classificato? Concorre alla formazione del reddito della start up?

La delibera di aumento del capitale sociale come verrà interpretata dall’Agenzia delle entrate? Secondo il notaio a cui ci si è rivolti si avrebbe una tassazione ai fini del registro in misura pari all’1% per la quota di SFP convertiti in capitale trattandosi di un riconoscimento di debito dichiarato in atto.

I sottoscrittori di SFP, nel momento in cui convertono i propri valori in quote di capitale hanno diritto all’agevolazione prevista per gli investimenti in start up di cui all’articolo 29, D.L. 179/2012 e successive modifiche.

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