Il costo sociale ed economico di infortuni sul lavoro e malattie professionali: l’analisi INAIL

L’INAIL, con l’opuscolo “Il costo dei danni da lavoro per l’azienda Italia”, pubblicato il 4 settembre 2026, ha aggiornato la stima del costo sociale ed economico degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, prendendo come riferimento il 2023, a 14 anni dall’ultima valutazione relativa al 2009.

Lo studio evidenzia che gli eventi lesivi producono conseguenze che vanno oltre il danno alla salute del lavoratore, incidendo sulla produttività delle imprese, sulla spesa pubblica e sull’intero sistema economico. Il costo non comprende, infatti, soltanto i premi assicurativi e le prestazioni sanitarie ed economiche, ma anche gli effetti meno immediatamente visibili, quali le assenze dal lavoro, la perdita di produzione, la sostituzione e la formazione del personale, i danni a macchinari e attrezzature, gli oneri amministrativi e legali, gli straordinari, i ritardi nelle consegne e il pregiudizio all’immagine aziendale.

La valutazione riprende, con alcune modifiche e rilevazioni più puntuali, la metodologia utilizzata nelle precedenti analisi condotte dall’Istituto e suddivide il costo complessivo in 3 componenti:

  1. assicurativa;
  2. prevenzionale;
  3. conseguente non assicurativa.

La stima considera gli infortuni e le malattie professionali definiti al termine dell’iter amministrativo e sanitario, per il quale sono necessari almeno 2 anni, soprattutto nei casi caratterizzati da inabilità permanente o esito mortale. Il costo assicurativo corrisponde agli oneri sostenuti per la copertura del rischio professionale.
Per le gestioni Industria e Servizi e Agricoltura sono stati considerati i premi versati dalle imprese assicurate all’INAIL, pari a 9 miliardi di euro e riferiti a circa 19,9 milioni di lavoratori. La platea è stata poi ampliata includendo circa 4,7 milioni di lavoratori non assicurati dall’Istituto, ai quali è stato applicato lo stesso livello di rischio degli assicurati, nonché 3,1 milioni di lavoratori irregolari stimati dall’ISTAT.
Il costo riferibile ai lavoratori non assicurati è stato quantificato in 2,1 miliardi di euro, mentre quello collegato al lavoro sommerso è stato stimato in 1,4 miliardi. Nel complesso, il costo assicurativo relativo a una platea di circa 27,7 milioni di lavoratori raggiunge 12,5 miliardi di euro, dei quali circa 8,5 miliardi riferibili agli infortuni e poco più di 4 miliardi alle malattie professionali.

La seconda componente riguarda la prevenzione e comprende le spese sostenute dal SSN e dalle imprese, sia nella fase di impianto dell’attività sia durante la produzione, per sistemi di sicurezza, DPI, formazione, manutenzione e altri interventi diretti a tutelare la salute dei lavoratori. La stima considera una quota degli investimenti fissi lordi del 2023, gli interventi strutturali finanziati attraverso i bandi ISI, una spesa valutata in 761 euro per lavoratore per la prevenzione degli infortuni e in 266 euro per quella delle malattie professionali, nonché quasi 800 milioni di euro riconducibili alle attività del SSN.
Il costo prevenzionale complessivo è così quantificato in circa 23,3 miliardi di euro, dei quali 18,1 miliardi relativi agli infortuni e 5,2 miliardi alle malattie professionali.

La terza componente comprende i costi conseguenti all’evento lesivo che non sono coperti dall’assicurazione e rimangono a carico dell’impresa, del lavoratore e della sua famiglia. Rientrano in questa categoria la perdita di produzione e produttività, parte della retribuzione della vittima, la sostituzione del personale, la riduzione della capacità produttiva, il danno d’immagine, le spese legali e gli altri effetti materiali e organizzativi dell’evento.
Per il 2023 tale voce è stimata in circa 13,4 miliardi di euro, di cui 9,4 miliardi riferibili agli infortuni e 4 miliardi alle malattie professionali.

Sommando le 3 componenti, il costo complessivo dei danni da lavoro raggiunge 49,2 miliardi di euro, corrispondenti al 2,31% del PIL nazionale del 2023, contro una quota superiore al 3% rilevata nelle precedenti elaborazioni. Gli infortuni assorbono circa 36 miliardi del totale, mentre alle malattie professionali sono attribuibili 13,2 miliardi. Il costo medio è stimato in circa 33.000 euro per ciascun infortunio e in oltre 61.000 euro per ogni malattia professionale riconosciuta.

Il confronto con il 2009 evidenzia una significativa evoluzione nella composizione dei costi. La quota assicurativa è rimasta sostanzialmente stabile, passando dal 25% al 26% del totale, pur riducendosi rispetto al PIL dallo 0,80% allo 0,59%. Tale andamento è collegato alla diminuzione degli infortuni, agli sconti riconosciuti alle imprese virtuose e alla nuova tariffa dei premi INAIL entrata in vigore nel 2019.
La componente prevenzionale è, invece, aumentata dal 30% al 47% del costo complessivo e dallo 0,95% all’1,09% del PIL, a conferma del rafforzamento degli investimenti, delle campagne di sensibilizzazione e delle misure dirette al miglioramento della salute e della sicurezza. In senso opposto, la quota dei costi conseguenti non assicurativi si è ridotta dal 45% al 27% e il suo peso sul PIL è sceso dall’1,41% allo 0,63%. Tra il 2009 e il 2023 gli infortuni riconosciuti dall’INAIL sono diminuiti del 37%, a fronte di un lieve aumento del numero degli occupati, determinando una consistente riduzione dell’incidenza infortunistica. Nello stesso periodo, le malattie professionali riconosciute sono aumentate dell’85%, fenomeno ricondotto soprattutto agli interventi normativi successivi al 2008, che hanno agevolato il riconoscimento di nuove patologie tabellate, e alla maggiore consapevolezza dei rischi e delle tutele assicurative.

Nel complesso, dal 2009 al 2023 il costo degli eventi lesivi è sceso, a valori attualizzati, da 63,1 a 49,2 miliardi di euro, con una riduzione di 13,9 miliardi, mentre la spesa per la prevenzione è aumentata da 18,9 a 23,3 miliardi.
Secondo l’INAIL, i dati confermano l’esistenza di una relazione inversa tra investimenti prevenzionali e costo complessivo degli eventi lesivi: l’aumento delle risorse destinate alla sicurezza produce una riduzione degli infortuni e dei relativi costi diretti e indiretti. Il beneficio risulta particolarmente rilevante nelle realtà aziendali meno mature sotto il profilo della prevenzione, nelle quali anche investimenti contenuti possono determinare un sensibile miglioramento delle condizioni di lavoro e una diminuzione significativa dei costi.


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