La crisi demografica delle libere professioni e lo scouting come soluzione strategica

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un preoccupante fenomeno di disinnamoramento verso le libere professioni, un tempo molto ambite in Italia. Commercialisti, Consulenti del lavoro e Avvocati vivono una crisi demografica che minaccia il futuro stesso di queste professioni, fondamentali per il tessuto economico e sociale del Paese.

 

La crisi demografica: numeri e tendenze allarmanti

“Il lavoro autonomo sta attraversando una profonda crisi. Il numero di chi abbandona la professione cresce al ritmo del 2% l’anno e ben pochi sono quelli pronti a coglierne il testimone, visto che solo l’8% dei laureati sceglie di entrare in uno studio”.

Questo è quello che si legge nel  IX Rapporto sulle libere professioni in Italia pubblicato da Confprofessioni: siamo di fronte a un cambiamento strutturale che sta ridisegnando completamente il panorama professionale italiano.

I dati parlano chiaro: tra il 2009 e il 2019, oltre 436.000 iscritti agli albi hanno smesso di esercitare la professione, senza avere il ricambio generazionale atteso.

Gli under 44 sono diminuiti di quasi un milione (da oltre 3 milioni a poco più di 2,1). Nel frattempo, gli over 55 sono aumentati. Tra il 2011 e il 2019, sono passati da 270.000 a 435.000 professionisti, con un incremento di 165.000 unità.

Insomma, le libere professioni si stanno ingrigendo. E con loro, il rischio è che si irrigidisca anche la capacità di adattarsi alle nuove esigenze del mercato.

Il problema non è solo di età, ma di attrattività. Solo l’8% dei laureati oggi sceglie di entrare in uno studio professionale. I giovani non vedono più in questo percorso una prospettiva stabile, valorizzante, capace di offrire crescita personale ed economica. Una ulteriore dimostrazione di questa tendenza è rappresentata dal calo degli iscritti alla facoltà di Giurisprudenza, una delle facoltà da sempre collegate al mondo delle professioni: negli ultimi 10 anni sono crollate del 39%.

A completare il quadro, ci sono le profonde disuguaglianze che attraversano il settore. Come riporta Wolters Kluwer nella sua analisi dello stato della professione:

“Chi lavora al Sud guadagna significativamente meno rispetto ai colleghi del Nord, e le donne continuano a percepire stipendi inferiori del 40% rispetto agli uomini.”

Il che rende la professione ancor meno attrattiva per donne e giovani laureati del meridione.

Il divario territoriale viene evidenziato anche nel Rapporto sull’Avvocatura 2024: mentre alcuni studi presenti nelle grandi città del Nord prosperano, ampie aree del Paese, soprattutto nel Sud Italia, sono teatri di una progressiva desertificazione professionale.

ConfProfessioni, invece, nel 17° numero della rivista “Il Libero Professionista Reloaded” del 2024, riporta che le professioniste donne continuano a incontrare maggiori difficoltà nell’avanzamento di carriera e nel raggiungimento di livelli reddituali equiparabili a quelli dei colleghi uomini.

Nel settore legale, ad esempio, le avvocate guadagnano in media il 40% in meno rispetto ai colleghi uomini, nonostante rappresentino una percentuale crescente degli iscritti all’albo.

I dati e le tendenze attuali suggeriscono che le libere professioni potrebbero essere vicine a un punto di non ritorno, oltre il quale diventerà estremamente difficile invertire il trend negativo.

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