IL PUNTO DELLA SETTIMANA: La Fed dà via al proprio ciclo di rialzi tassi
- Nella riunione di marzo il FOMC ha aumentato il costo del denaro per la prima volta in questo ciclo, segnalando per il prossimo futuro un percorso di politica monetaria un po’ più aggressivo
- La Fed è “pienamente impegnata” a ridurre l’inflazione e si dichiara disposta a frenare la domanda, entrando in territorio restrittivo, con tassi nominali sopra il livello neutrale
- Un futuro rialzo di 50 pb resta un’opzione richiedente però un ulteriore deterioramento dello scenario di inflazione
| Come preannunciato da J. Powell due settimane fa, il FOMC ha alzato il costo del denaro di 25 punti base, portando l’intervallo dei fed fund rata a 0,25%-0,50% nella riunione di politica monetaria di marzo, nonostante l’incertezza innescata sia dalla guerra in Ucraina e sia dai nuovi lockdown in Cina dettati dalla “zero-covid policy” adottata del paese per arginare la diffusione della variante Omicron. Il voto non è stato unanime, avendo registrato il dissenso del governatore della Fed di St Louis, Bullard, che ha richiesto un rialzo di 50 pb.
Lo statement ha assunto un tono hawkish, segnalando “continui aumenti” dei tassi di interesse e l’inizio del quantitative tightening in “una prossima riunione”. L’inflazione è stata descritta come “elevata” a causa di squilibri fra domanda e offerta dovuti alla pandemia, ai prezzi energetici e a pressioni “più diffuse” sui prezzi, mentre la Fed ha ammesso che ulteriore pressione sui prezzi sarà legato all’invasione russa dell’Ucraina. Secondo il FOMC, l’inflazione dovrebbe tornare a scendere a condizione di “un’adeguata fermezza nell’orientamento della politica monetaria”. Lo statement evidenzia, inoltre, il continuo rafforzamento della crescita e dell’occupazione, con un “sostanziale” declino del tasso di disoccupazione. Contestualmente, sono state pubblicate le nuove proiezioni macroeconomiche. La crescita attesa è più moderata di quella prevista a dicembre, con 2,8% a fine 2022, 2,2% nel 2023 e 2% nel 2024, ma resta comunque al di sopra del potenziale. La revisione verso l’alto della mediana dell’inflazione attesa è importante e vede l’inflazione core a 4,1% a fine 2022 (da 2,7% di dicembre), a 2,6% a fine 2023 e a 2,3% nel 2024. Il sentiero del tasso previsto di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a dicembre, stabile a 3,5% a fine 2022 e 2023 e in marginale rialzo a 3,6% nel 2024. Il dots plot si è mosso marcatamente verso l’alto, con la proiezione mediana che arriva a 7 aumenti nel 2022 (intervallo a 1,75-2% a fine anno) e a 4 nel 2023 (intervallo a 2,75-3%). La stima del tasso neutrale è rivista a 2,4% da 2,5%. Conseguentemente, il nuovo dot plot indica che per riportare l’inflazione sotto controllo il FOMC è disposto a portare i tassi sopra il livello neutrale, frenando gradualmente la domanda. Si ricorda che il tasso neutrale è il livello del tasso dei fondi rispetto al quale o al di sopra del quale la politica monetaria inizia a frenare la crescita l’economia. Come è stato sottolineato da una domanda durante la conferenza stampa, questo sentiero appare in parte incoerente con quello di crescita e inflazione, che si mantengono su tutto l’orizzonte previsivo al di sopra dei livelli di lungo termine, e di disoccupazione, sempre ampiamente sotto il 4%. La risposta di J. Powell è stata che il FOMC si aspetta un rallentamento della dinamica salariale ma, se appropriato, reagirà con maggiori aumenti dei tassi. Relativamente alla possibilità di un possibile rialzo di 50 punti base deciso in un’unica riunione, Powell ha spiegato che il Comitato sarebbe pronto a farlo se ritenuto appropriato, ma presumibilmente richiederebbe un deterioramento delle prospettive di inflazione e che la valutazione dei progressi sull’inflazione sarà fatta valutando le variazioni mensili dei prezzi nella seconda metà dell’anno. Per tanto il report da continuare a osservare in futuro sarà proprio il dato sull’inflazione. Alla fine della conferenza stampa J. Powell ha ammesso che la Fed si trova “behind the curve” e che se avesse avuto le informazioni disponibili ad oggi, sarebbe stato opportuno alzare già i tassi in precedenza. A cura di Teresa Sardena, Mediobanca SGR |
Fig.1: La Federal Reserve ha deciso di alzare il costo del denaro nonostante l’aumento dell’incertezza geopolitica e dei rischi
Fig.2: La crescita attesa è rivista la ribasso nel 2022, mentre l’inflazione è stata marcatamente rivista al rialzo Fig.3: Il dots plot si è mosso marcatamente verso l’alto |
SETTIMANA TRASCORSA
| Questa settimana l’OECD ha aggiornato le nuove previsioni di crescita ed inflazione stimando l’effetto della crisi Ucraina sulle diverse economie. A fronte di un’elevata incertezza, secondo l’OECD la guerra in Ucraina rischia di costare un 1% alla crescita mondiale in un anno se gli effetti sui mercati energetici e finanziari dovessero rivelarsi duraturi. Sempre secondo l’OECD, questo potrebbe far aumentare l’inflazione di 2,5% supplementar2. L’Europa dovrebbe essere la regione più colpita dalle conseguenze economiche dell’invasione russa, prosegue l’organizzazione, evocando forti legami economici ed energetici con Mosca, in particolare, nei Paesi frontalieri di Russia e Ucraina. | Fig.4: Impatto simulato dall’OECD sulla crescita economica e l’inflazione delle tensioni in Ucraina |
EUROPA: l’indice ZEW ha registrato un calo record a marzo, spinto dai timori inerenti all’invasione russa dell’Ucraina
ASIA: ancora deboli i dati congiunturali in Giappone
USA: i nuovi cantieri residenziali rimbalzano in febbraio
MERCATI AZIONARI
I mercati azionari continuano a recuperare terreno sull’eventuale esito positivo dei negoziati diplomatici in corso e a contrappeso dei movimenti bruschi di panic selling avuti nelle scorse settimane. L’EuroStoxx a +5% con Retail ed Energy -1.85% i peggiori settori della settimana (tornato intorno a 106 il prezzo del petrolio con i futures sul greggio a 103 da 130) contro il +7.50% delle Banche e +7.80% della Tecnologia (in recupero a fine sessione) e +6.75% delle Auto (nonostante le revisioni sui volumi).
Mercato di riferimento italiano (FTSE MIB) a +4.50% trainato da Diasorin, Stellantis, Interpump e Mediobanca rispetto al -3.60% di Tenaris e Leonardo; ITAMID Cap Ita a +3.20% con il +17% di Safilo e -20% di MFE (a seguito dell’offerta per Mediaset Espana) e -10% di Avio. L’approccio hawkish della FED, la quale ha alzato i tassi di 25 bps dall’ultima volta riconducibile al dicembre 2018, ha confermato la volontà e necessità di combattere l’inflazione (arrivata intorno all’8% YoY e prevista in crescita qualora lo scontro in Ucraina dovesse protrarsi con conseguenze sui prezzi dell’energia e materie prime) per evitare il pericolo “stagflazione”. I mercati, che avevano prezzato tale rialzo, hanno reagito positivamente anche a Wall Street: S&P500 +4.80%, Nasdaq 100 oltre il +6%.
LA PROSSIMA SETTIMANA: quali dati?
- Europa: la settimana prossima saranno pubblicate le stime preliminare degli indici PMI di marzo. I dati saranno cruciali per stabilire l’impatto della crisi ucraina sulla fiducia delle imprese. In Germania sarà pubblicato anche l’indice IFO relativo al mese di marzo.
- Stati Uniti: anche negli Stati uniti saranno pubblici gli indici PMI preliminari per il mese di marzo.
- Asia: in Giappone sarà pubblicato l’indice dei prezzi di Tokio.
A cura della Funzione Asset Allocation
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