Scenario delle Professioni: AI, la formazione deve andare oltre gli strumenti

L’interesse per la formazione cresce, ma restano le lacune nelle competenze

Oltre il 70% dei professionisti ha già avviato percorsi formativi sull’intelligenza artificiale e un ulteriore 22% prevede di farlo nel breve periodo. Eppure, circa il 40% indica proprio nella mancanza di competenze specifiche uno dei principali ostacoli all’adozione efficace di queste tecnologie. È il divario che emerge dal White Paper Scenario delle Professioni 2026: l’interesse per l’AI è diffuso, ma la preparazione necessaria per integrarla stabilmente nell’attività professionale richiede ancora investimenti.

La questione non riguarda soltanto la capacità di utilizzare nuovi strumenti. L’intelligenza artificiale interviene su processi che coinvolgono qualità del lavoro, responsabilità professionale e rapporto con il cliente. Per questo, la formazione deve accompagnare l’evoluzione delle competenze, andando oltre l’apprendimento delle singole funzionalità tecnologiche.

Competenze digitali, analitiche e consulenziali

Il White Paper individua tre dimensioni fondamentali per l’evoluzione della professionalità.

  1. La prima riguarda le competenze digitali: conoscere il funzionamento degli strumenti di AI, saperli selezionare e configurare, comprenderne i limiti e verificarne i risultati. Non è sufficiente ottenere rapidamente una risposta; occorre essere in grado di valutarne l’affidabilità e la correttezza.
  2. La seconda dimensione è quella delle competenze analitiche, che comprendono la lettura e l’interpretazione dei dati, l’utilizzo di strumenti di business intelligence e l’analisi predittiva. L’obiettivo è trasformare le informazioni disponibili in indicazioni utili per le decisioni del cliente.
  3. Infine, assumono rilievo le competenze consulenziali e relazionali: capacità di ascoltare le esigenze dell’impresa, individuare le necessità di intervento e comunicare con chiarezza contenuti complessi. Sono abilità che consentono al professionista di valorizzare le analisi prodotte anche attraverso la tecnologia, mantenendo centrale il proprio giudizio.

Le tre dimensioni sono complementari: la conoscenza degli strumenti, da sola, non garantisce la capacità di utilizzarli per generare valore professionale.

Dalla preparazione individuale alle regole dello Studio

La necessità di una formazione più strutturata emerge anche dai dati sulla gestione dell’AI. Meno del 3% dei professionisti dichiara una conoscenza normativa avanzata e meno del 5% degli Studi ha definito policy formali per l’utilizzo di questi strumenti. Circa il 27% li impiega senza un quadro strutturato di regole interne.

Sono numeri che evidenziano la distanza tra diffusione della tecnologia e capacità di governarla. La preparazione deve quindi tradursi anche in procedure organizzative: supervisione degli output, attribuzione delle responsabilità, criteri di verifica e modalità trasparenti di utilizzo nei confronti dei clienti.

Un segnale positivo arriva da oltre il 30% degli Studi, che si trova già nella fase di definizione di policy interne. La formazione può contribuire a questo percorso, fornendo le conoscenze necessarie per adottare strumenti e regole coerenti con le responsabilità professionali.

La formazione continua come investimento sulla qualità

Il rafforzamento delle competenze richiede un aggiornamento che non si esaurisca in interventi occasionali. L’evoluzione degli strumenti, dei processi organizzativi e del quadro normativo rende necessario un percorso formativo continuativo, capace di integrare preparazione tecnica, conoscenze digitali e capacità consulenziali.

È in questa direzione che si colloca l’impegno di TeamSystem ed Euroconference. La disponibilità di strumenti tecnologici si affianca a percorsi di formazione e aggiornamento rivolti ai professionisti, con attenzione sia agli aspetti tecnico-normativi sia alle competenze digitali e manageriali.

Il progetto Scenario delle Professioni, sviluppato con The European House – Ambrosetti, inserisce questa esigenza in una riflessione più ampia sul futuro delle professioni.

Il punto centrale è che la qualità del servizio non dipende soltanto dalle potenzialità della tecnologia, ma dalle competenze di chi la utilizza, dalla capacità di verificarne i risultati e dalla responsabilità con cui viene integrata nell’attività professionale.

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