Giovani commercialisti, Boidi: quote negli incarichi e più peso nella categoria

Le priorità della neo-presidente dell’UNGDCEC: quote generazionali, criteri di rotazione e maggiore trasparenza nelle nomine per favorire la crescita e rendere più attrattiva la professione – Sulla rappresentanza: «Nei Consigli dei primi dieci Ordini per numero di iscritti l’età media dei Consiglieri è di 57,4 anni». Intelligenza artificiale come leva per i piccoli studi 

D. Ha indicato nel ricambio generazionale una priorità del mandato. Tra accesso alla professione, sostenibilità economica dei primi anni e prospettive di crescita, dove ritiene sia oggi il principale ostacolo per i giovani commercialisti? 

R. Il principale ostacolo è la difficoltà di intravedere un percorso professionale che offra prospettive concrete di crescita e un adeguato riconoscimento economico. Più che un problema di accesso alla professione, riguarda le condizioni nelle quali i giovani si trovano a esercitarla. 

I primi anni sono caratterizzati da investimenti importanti, costi crescenti, difficoltà nell’acquisizione della clientela e compensi che troppo spesso non riflettono il valore e le responsabilità del nostro lavoro. A questo si aggiunge un sistema nel quale l’accesso a molte opportunità professionali è ancora fortemente condizionato dall’esperienza pregressa, creando un circolo vizioso: per ottenere un incarico serve esperienza, ma senza incarichi diventa impossibile acquisirla. 

Per questo riteniamo necessario intervenire sulla qualità del tirocinio, sostenere l’avvio dell’attività, favorire aggregazioni e specializzazioni, valorizzare i compensi e creare reali opportunità di crescita. Occorre creare le condizioni affinché i giovani vogliano affacciarsi alla professione e possano scegliere di restarci e costruire al suo interno il proprio futuro. 


D. Nel programma proponete di favorire l’accesso dei giovani agli incarichi professionali e istituzionali, anche attraverso quote generazionali. Su quali incarichi ritiene più urgente intervenire e con quali strumenti? 

R. In questi anni abbiamo lavorato per trasformare il principio dell’equilibrio generazionale in proposte concrete, individuando alcuni ambiti nei quali le difficoltà di accesso dei giovani risultano particolarmente evidenti: gli incarichi negli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate pubbliche, la revisione degli Enti locali e gli incarichi giudiziari conferiti dai Tribunali. 

Sono settori nei quali troppo spesso si assiste a una concentrazione degli incarichi in capo a professionisti già affermati, mentre ai giovani viene richiesta un’esperienza che non hanno avuto la possibilità di maturare, a discapito anche delle società o degli stessi enti, che non possono beneficiare delle competenze che questi professionisti possono apportare, spesso maggiormente in linea con le attuali esigenze del mercato. 

La nostra proposta è introdurre strumenti che favoriscano un’effettiva apertura di questi settori professionali, anche attraverso quote generazionali, criteri di rotazione, maggiore trasparenza nelle nomine e percorsi di affiancamento, per favorire un equilibrio che oggi fatica a realizzarsi spontaneamente. Non chiediamo scorciatoie o deroghe ai requisiti di competenza e professionalità, ma che, a parità di requisiti, anche le nuove generazioni abbiano una reale possibilità di accesso. 


D. Al Convegno di Bari, nel workshop sull’AI organizzato con TeamSystem ed Euroconference, abbiamo discusso con l’Unione delle nuove opportunità professionali aperte dall’intelligenza artificiale. Quali opportunità ritiene più concrete per i giovani commercialisti e come può la formazione aiutarli a coglierle? 

R. Crediamo che la più grande opportunità offerta dall’intelligenza artificiale sia quella di accelerare la trasformazione del commercialista da professionista prevalentemente impegnato negli adempimenti a consulente strategico per le imprese. 

L’automazione delle attività ripetitive e l’analisi dei dati possono liberare risorse da destinare ad attività a maggiore valore aggiunto, come il controllo di gestione, la sostenibilità, la compliance societaria o la consulenza strategica. 

Per i giovani questo cambiamento rappresenta un’opportunità ancora più significativa, perché grazie alla digitalizzazione di molti processi si possono ridurre alcune barriere organizzative e consentire anche agli studi più piccoli di offrire servizi evoluti, che fino a pochi anni fa richiedevano investimenti molto più importanti. Tuttavia, la familiarità con la tecnologia non è sufficiente. La vera competenza sarà saper integrare l’IA nell’attività professionale in modo critico e responsabile, mantenendo il professionista al centro del processo decisionale e garantendo la qualità delle informazioni, la riservatezza dei dati e il rispetto degli obblighi deontologici. 


D. Ha sottolineato la necessità di ridurre la distanza generazionale nella rappresentanza della categoria. Su quale tema vorrebbe che la voce dei giovani commercialisti pesasse di più già nel prossimo confronto con Ordini e istituzioni? 

R. Crediamo che il tema centrale debba essere quello dell’effettiva partecipazione dei giovani alla politica di categoria. 

Il d.d.l. di riforma dell’ordinamento professionale, approvato il 23 settembre alla Camera, rappresenta certamente un passaggio importante, ma non un punto di arrivo. Sarà fondamentale accompagnarne il passaggio al Senato e l’attuazione, continuando a lavorare affinché le nuove regole si traducano in opportunità concrete per i professionisti, soprattutto per chi si affaccia oggi alla professione. 

C’è anche una enorme questione di rappresentanza. Basti pensare che l’età media dei Consiglieri dei primi 10 Ordini italiani, per numero di iscritti, è pari a 57,4 anni. Questa distanza generazionale non permette di intercettare i reali bisogni dei giovani professionisti. Non possiamo continuare a considerarli soltanto come i destinatari delle decisioni assunte da altri, ma dobbiamo riconoscerli come parte attiva dei processi decisionali, valorizzandone competenze, idee e capacità di innovazione. 

Come Unione vogliamo continuare a essere un interlocutore propositivo e autorevole, capace di rappresentare le istanze dei giovani e di contribuire alle scelte strategiche dell’intera categoria. 

Il ricambio generazionale non può essere soltanto un principio da condividere teoricamente, ma deve diventare una responsabilità da esercitare da parte di tutti gli attori della categoria.

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