I fattori ESG nella valutazione d’azienda

Il documento CNDCEC di marzo 2026 sui fattori ESG nella valutazione d’azienda evidenzia come sostenibilità, governance e impatti sociali non siano più elementi accessori, ma variabili strutturali nella misurazione del rischio e della capacità dell’impresa di creare valore nel lungo periodo.

Il documento I fattori ESG nella valutazione d’azienda: elementi strategici, gestionali e informativi, pubblicato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) nel marzo 2026, rappresenta il secondo volume di una guida volta a supportare i professionisti nell’integrazione della sostenibilità nelle pratiche valutative. Il testo prosegue il percorso iniziato nel 2024, focalizzandosi ora su come gli elementi strategici e gestionali influenzino il valore reale dell’impresa. 

Il documento parte dal presupposto che i fattori ESG non siano più variabili accessorie, ma determinanti strutturali del rischio e della capacità di creare valore nel lungo periodo. L’obiettivo principale è fornire al valutatore gli strumenti per costruire un “ponte informativo” tra i dati di sostenibilità (spesso qualitativi o frammentati) e i modelli economico-finanziari tradizionali. L’inclusione di tali fattori non richiede nuove metodologie di stima, bensì un ampliamento della base conoscitiva e un affinamento del giudizio professionale nell’analisi delle proiezioni. 

La prima fase della valutazione riguarda, come di consueto, la comprensione dell’identità aziendale e dei risultati conseguiti. È essenziale analizzare come la vision e la mission incorporino la sostenibilità. Il valutatore deve verificare la struttura di governance, individuando ruoli e responsabilità specifiche per le tematiche ESG all’interno del CdA o di comitati dedicati. Nelle PMI, dove tali strutture possono mancare, si deve indagare se esistano comunque procedure operative o risorse incaricate di presidiare i rischi di sostenibilità 

L’indagine storica dei risultati conseguiti deve coprire gli ultimi 3-5 anni per individuare l’evoluzione dei driver di valore influenzati dall’ESG. Possono essere, ad esempio, esaminati la percentuale di fatturato allineata alla Tassonomia UE, i costi per l’efficienza energetica, gli investimenti in welfare aziendale e le iniziative di due diligence sulla catena di fornitura. 

Per quanto riguarda la comprensione del contesto esterno, viene suggerita la STEP Analysis per mappare i fattori sociali, tecnologici, ambientali e politici che influenzano il settore. Il documento fornisce checklist dettagliate di indicatori macroeconomici (PIL, tassi d’interesse, inflazione energetica) utili a comprendere l’ambiente competitivo. 

Nell’intero processo il valutatore deve superare l’approccio deterministico tradizionale per confrontarsi con un’incertezza strutturale; non può basarsi su un’unica traiettoria di crescita, ma deve sviluppare una visione multi-scenario che tenga in considerazione come i fattori ambientali e sociali possano impattare significativamente sulle performance aziendali. L’analisi deve tradursi in una quantificazione rigorosa dell’impatto dei rischi fisici (eventi climatici estremi o cronici) e di transizione (carbon tax, obsolescenza tecnologica, cambiamenti nelle preferenze dei consumatori) sui flussi di cassa. Vanno inoltre considerati i rischi sociali (es, relazioni con i dipendenti, le comunità locali) e quelli che derivano da una governance inadeguata. 

Si devono inoltre valutare la credibilità e la tempestività delle iniziative di mitigazione previste dall’impresa, come la diversificazione delle fonti energetiche o l’economia circolare al fine di giudicarne l’efficacia. 

Il documento non propone nuovi strumenti di valutazione, ma l’adattamento di strumenti classici di gestione strategica, quali: 

  • il Business Model Canvas (BMC) ESG: I nove blocchi del BMC vengono riletti in chiave sostenibile. Ad esempio, la Value Proposition deve evidenziare i benefici ESG diretti (emissioni evitate, energia rinnovabile), mentre i Customer Segments devono riflettere la sensibilità della clientela a tali temi; 
  • la SWOT Analysis: Serve a distinguere tra punti di forza/debolezza interni (es. cultura aziendale, dipendenza da fonti fossili) e opportunità/minacce esterne (es. nuovi mercati ESG, rischi normativi); 
  • la Matrice BCG e Posizionamento: La valutazione del tasso di crescita del mercato può variare drasticamente incorporando i megatrend ESG (es. il passaggio dal motore endotermico all’elettrico). 

Integrazione dei fattori ESG nel Business Plan  

Importantissima è l’integrazione di fattori ESG nella redazione del Business Plan, da parte dell’azienda, e il processo di validazione del piano da parte del valutatore.  

Il Quaderno CNDCEC sviluppa una analisi di questa integrazione basata su 5 punti:  

  1. orizzonte temporale, 
  1. fonti informative, 
  1. indicatori di performance, 
  1. contenuti chiave, 
  1. monitoraggio. 

Per ciascuno di questi aspetti viene fornita all’esperto valutatore una check list di supporto.  

Qualora il management fornisca un Business Plan privo di riferimenti alla sostenibilità, il professionista non può limitarsi a un recepimento passivo. L’assenza di informativa non equivale all’assenza di rischi. Il valutatore deve quindi procedere a un’integrazione ex post attraverso: 

  • l’analisi approfondita della value chain per individuare esposizioni latenti; 
  • l’applicazione di criteri di materialità settoriale per selezionare i temi che impattano concretamente i driver economici; 
  • la modellizzazione di scenari alternativi o analisi di sensibilità per rappresentare l’incertezza associata ai fattori ESG; 
  • la stima di passività contingenti o costi di adeguamento futuri (CapEx impliciti) necessari per mantenere l’operatività in un contesto normativo mutato. 

In sintesi, il documento del CNDCEC riafferma che il processo valutativo delle aziende non può prescindere da un giudizio di coerenza «delle proiezioni o alla plausibilità delle assunzioni macro, ma deve estendersi alla valutazione critica del modo in cui le dimensioni ambientale, sociale e di governance sono integrate nella pianificazione strategica e nei driver economici dell’impresa». 

Il professionista deve documentare in modo trasparente le fonti utilizzate e distinguere chiaramente tra le assunzioni del management e le proprie rettifiche integrative. L‘integrazione ESG è presentata non come un onere burocratico, ma come una condizione necessaria per garantire la correttezza metodologica della stima e la tutela della continuità aziendale.

Potrebbe interessarti anche...

Area fiscale

Articoli del giorno

Corsi in evidenza

Il Master è rivolto a dottori commercialisti ed esperti contabili, consulenti fiscali e professionisti che assistono imprese agricole o intendono specializzarsi nel settore. L’obiettivo del percorso è formare professionisti in grado di supportare efficacemente le imprese agricole nella gestione fiscale, societaria e strategica, diventando un punto di riferimento qualificato in un settore in continua evoluzione. A partire dal 10/09/2026

Il percorso formativo illustra l’evoluzione della finanza aziendale da funzione prevalentemente amministrativa a vera e propria leva strategica, capace di sostenere la creazione di valore e di presidiare i rischi, sia interni sia esterni all’impresa. A partire dal 23/06/2026

Il percorso è articolato in cinque giornate in cui sono affrontati ed approfonditi gli aspetti fiscali connessi alla gestione ed al trasferimento degli immobili. A partire dall’11/03/2026

Torna in alto