Nuovi PIV 2026 e valutazione d’azienda. Il giudizio professionale cambia perimetro

I nuovi Principi Italiani di Valutazione 2026 ridefiniscono il quadro nazionale delle valutazioni, rafforzando il ruolo del giudizio professionale dell’esperto e introducendo una struttura più chiara tra regole prescrittive e supporti interpretativi. La nuova impostazione valorizza proporzionalità, flessibilità applicativa e documentazione del processo estimativo, con particolare attenzione alla motivazione delle assunzioni, alla qualità delle informazioni e alla tracciabilità delle scelte compiute.

L’Organismo Italiano di Valutazione (OIV), fondazione indipendente senza scopo di lucro che promuove e sviluppa i principi tecnici di riferimento per l’attività valutativa, ha licenziato lo scorso 18 settembre la versione definitiva dei nuovi Principi Italiani di Valutazione 2026. La nuova edizione segna un’evoluzione significativa del quadro nazionale delle valutazioni, aggiornando struttura, criteri applicativi e ruolo del giudizio professionale dell’esperto. La loro applicazione decorrerà dal 1° gennaio 2027, con possibilità di adozione anticipata su base volontaria.

Il dato più rilevante risiede nel diverso equilibrio tra prescrizione, proporzionalità e giudizio professionale. Il valutatore beneficia di una maggiore flessibilità applicativa, alla quale corrisponde un più intenso obbligo di motivare e documentare le scelte compiute nel processo estimativo.

Nei PIV 2026 viene ridefinita in misura significativa l’impostazione del sistema valutativo, con effetti sia sul contenuto dei principi sia sulle modalità della loro applicazione professionale. Tra gli interventi più rilevanti rientra la riorganizzazione della documentazione, volta a distinguere con maggiore chiarezza il nucleo prescrittivo dagli elementi di supporto interpretativo.

Nell’edizione 2015, principi, commenti, esempi e appendici convivevano nello stesso documento, con il rischio di rendere meno immediata la diversa funzione attribuita a ciascun contenuto. La nuova versione supera tale impostazione articolando il materiale su 2 piani distinti.

Il testo dei Principi raccoglie le regole tecniche rilevanti ai fini della conformità ai PIV ed è corredato da premesse e da un glossario sintetico. Commenti, esempi e appendici sono invece confluiti nel “Razionale dei principi”, documento autonomo che illustra le motivazioni sottese alle singole disposizioni e offre chiarimenti utili per la loro interpretazione.

Il Razionale non introduce, quindi, prescrizioni ulteriori, ma svolge una funzione esplicativa e applicativa. La separazione consente di individuare con maggiore precisione ciò che appartiene al corpo dei principi e ciò che, invece, serve a comprenderne logica, portata e concreta utilizzazione professionale.

I PIV 2026 sono organizzati secondo una struttura progressiva, che muove dai principi generali per arrivare alle applicazioni riferite a specifiche attività e operazioni. L’impianto appare costruito per accompagnare il valutatore lungo l’intero processo estimativo, distinguendo con maggiore ordine i presupposti teorici, le regole di svolgimento dell’incarico e le discipline riferite ai diversi oggetti della valutazione.

La prima parte contiene la rete concettuale di base e i principi generali, ossia il quadro metodologico comune alle diverse attività valutative. Sono disciplinati, tra gli altri profili, la competenza professionale dell’esperto, la qualità del processo, le tipologie di valutazione, la base informativa, le configurazioni e le prospettive di valore, la data e l’unità di valutazione, i relativi presupposti, i costi di negoziazione e la fiscalità. La sezione affronta inoltre gli approcci e i modelli valutativi, la documentazione, i premi e gli sconti e la determinazione dei tassi di sconto. Si tratta, quindi, dell’impianto generale entro il quale devono essere formulate, motivate e documentate le principali scelte estimative.

La seconda parte disciplina l’attività dell’esperto di valutazione. L’attenzione si concentra sulla condotta professionale, sulla definizione dell’incarico e sul suo svolgimento, nonché sulla relazione di stima e sulle carte di lavoro. Il rilievo attribuito alla documentazione conferma che la qualità della valutazione non dipende esclusivamente dal risultato numerico, ma anche dalla possibilità di ricostruire e verificare il percorso seguito dall’esperto.

La terza parte riguarda le specifiche attività oggetto di valutazione. Il quadro comprende aziende e rami d’azienda, valutazioni effettuate in particolari contesti, interessenze partecipative, premi e sconti, allocazione del valore dell’equity tra diverse categorie di titoli, beni immateriali, impianti, macchinari e infrastrutture, immobili, strumenti finanziari e passività. I principi generali vengono così declinati tenendo conto delle caratteristiche economiche e finanziarie proprie dei diversi oggetti di stima.

La quarta parte è dedicata alle applicazioni particolari e collega il quadro metodologico generale a specifiche operazioni o finalità. Rientrano in questa sezione le valutazioni connesse ad acquisizioni, cessioni e fusioni, le valutazioni legali, gli aumenti di capitale, le fusioni e scissioni, i conferimenti e le trasformazioni, il recesso e le valutazioni a fini di bilancio.

I nuovi PIV 2026 consolidano una visione della valutazione come processo professionale unitario, nel quale rigore metodologico e giudizio dell’esperto devono risultare coerentemente integrati.

Per commercialisti, revisori e consulenti d’impresa ciò comporta una maggiore attenzione alla qualità delle informazioni utilizzate, alla motivazione delle assunzioni e alla possibilità di ricostruire in modo trasparente le scelte compiute lungo il percorso estimativo. La solidità della valutazione dipende dalla capacità di dimostrare come si sia giunti a quel valore, attraverso un processo documentato, coerente e verificabile. È proprio nella tenuta logica e professionale di questo percorso che si misura la qualità della stima e, in definitiva, l’affidabilità del giudizio espresso dall’esperto.

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