Relazione annuale INAIL: il punto su infortuni e malattie professionali

L’INAIL, nella Relazione annuale 2025, ha illustrato il bilancio delle attività 2025, facendo il punto, in particolare, sull’andamento di infortuni sul lavoro e malattie professionali.

La Relazione annuale fotografa per il 2025 un lieve aumento delle denunce di infortunio sul lavoro, accompagnato, tuttavia, da una riduzione dei casi mortali, e una crescita particolarmente marcata delle malattie professionali.

Alla data di rilevazione del 30 aprile 2026, le denunce di infortunio sono state complessivamente 600.000, l’1,2% in più rispetto alle quasi 594.000 del 2024: 519.000 hanno riguardato lavoratori, con un incremento dello 0,8%, e 81.000 studenti, in aumento del 3,4%.
Le denunce con esito mortale sono, invece, diminuite del 3,3%, passando da 1.239 a 1.198, di cui 1.189 relative a lavoratori e 9 a studenti.
Considerando esclusivamente i lavoratori, gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro sono cresciuti dello 0,5%, raggiungendo quota 414.917, mentre quelli in itinere sono aumentati del 2,4%, attestandosi a 104.417: si tratta del valore più elevato del quinquennio 2021-2025, superiore anche al dato pre-COVID del 2019.
Complessivamente, gli infortuni verificatisi “fuori dall’azienda”, ossia in itinere o durante l’attività lavorativa con l’utilizzo di un mezzo di trasporto, sono stati 121.000, pari al 23,4% del totale.

Sul fronte dei decessi, i casi avvenuti in occasione di lavoro sono diminuiti del 4,1%, da 928 a 890, mentre quelli in itinere sono rimasti sostanzialmente stabili, passando da 298 a 299. Il 42,6% delle morti denunciate, corrispondente a 506 casi, si è verificato fuori dall’azienda.

L’incidenza degli infortuni in occasione di lavoro è scesa a 1.720,4 casi ogni 100,000 occupati, lo 0,3% in meno rispetto al 2024 e il 13,4% in meno rispetto al 2019; quella dei casi mortali si è ridotta a 3,69 decessi ogni 100.000 occupati, con una flessione del 4,9% sull’anno precedente. Quasi il 90% delle denunce in occasione di lavoro riguarda la gestione Industria e servizi, nella quale gli infortuni si concentrano soprattutto nel Manifatturiero, nelle Costruzioni, nella Sanità e assistenza sociale, nei Trasporti e magazzinaggio e nel Commercio.
I settori con il maggior numero di casi mortali restano le Costruzioni, con 175 denunce, il Manifatturiero, con 129, e i Trasporti e magazzinaggio, con 126.

Nel 2025 quasi 1/3 degli infortuni in occasione di lavoro ha interessato le donne: l’aumento complessivo delle denunce è riconducibile esclusivamente alla componente femminile, cresciuta del 2,1%, mentre quella maschile è rimasta sostanzialmente stabile.
I decessi sono diminuiti per entrambi i generi.
Con riferimento all’età, le denunce si sono ridotte soltanto nella fascia tra 35 e 49 anni, mentre sono aumentate tra i giovani, tra i lavoratori di 50-64 anni e soprattutto tra gli ultrasessantaquattrenni. Due vittime su tre avevano più di 50 anni.

Continua, inoltre, ad aumentare il peso dei lavoratori nati all’estero: nel 2025 hanno rappresentato quasi 1/4 degli infortunati in occasione di lavoro, con denunce cresciute del 3,7%, a fronte della diminuzione dello 0,5% registrata tra gli italiani.
Anche nei casi mortali la componente straniera è salita a 204 decessi, pari al 22,9% del totale.

A livello territoriale, le denunce sono diminuite nel Nord-Ovest e al Sud, mentre sono aumentate soprattutto nelle Isole e al Centro. Oltre la metà dei casi si concentra in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana.

Il confronto europeo, basato sui dati Eurostat del 2023 relativi ai soli casi indennizzati in occasione di lavoro, colloca l’Italia, per gli infortuni mortali, sostanzialmente in linea con la media dell’Unione Europea: 1,20 decessi ogni 100.000 occupati contro 1,23 della media UE-27.
Per gli infortuni non mortali, il dato italiano, pari a 991 casi ogni 100.000 occupati, risulta inferiore alla media europea di 1.300.

Particolarmente significativo è l’andamento delle malattie professionali, le cui denunce nel 2025 hanno raggiunto quota 98.312, il valore più elevato degli ultimi 26 anni, con un aumento dell’11,3% rispetto alle 88.338 del 2024 e un dato quasi quadruplo rispetto alle circa 25.000 denunce del 2000.
L’83,6% dei casi riguarda la gestione Industria e servizi, il 15,6% l’Agricoltura e lo 0,8% il conto Stato, con incrementi in tutte le gestioni.
Nell’Industria e servizi, oltre la metà delle denunce si concentra nelle Costruzioni e nel Manifatturiero; seguono Commercio, Sanità e assistenza sociale e Trasporti e magazzinaggio.
Il maggior numero di patologie è stato denunciato nel Mezzogiorno, seguito dal Centro e dal Nord, mentre a livello regionale la Toscana precede Puglia e Abruzzo.
Le patologie muscolo-scheletriche restano largamente prevalenti: con circa 70.000 denunce rappresentano 3 casi su 4 e comprendono soprattutto disturbi dei tessuti molli, lesioni della spalla e dorsopatie.
Seguono le malattie del sistema nervoso, in particolare le sindromi del tunnel carpale, e quelle dell’orecchio, come ipoacusie e sordità.
I tumori professionali superano i 2.400 casi e le malattie respiratorie sfiorano le 2.000 denunce. Pur essendo meno numerosi, i tumori costituiscono la principale causa di morte tra i tecnopatici: dei 1.033 casi denunciati e riconosciuti nel 2025, 2 su 3 sono correlati all’amianto. Circa la metà delle neoplasie riconosciute è costituita da mesoteliomi della pleura, seguiti dai tumori maligni di bronchi e polmone e dai tumori della cute.
Oltre il 60% dei tumori professionali riconosciuti si concentra nell’Industria, soprattutto nella Metalmeccanica e nelle Costruzioni, mentre in Agricoltura prevalgono melanomi e altre neoplasie cutanee legate all’esposizione solare.

Le denunce di malattia professionale riguardano per il 74,3% uomini e per il 25,7% donne. Tra queste ultime è maggiore l’incidenza delle patologie del sistema nervoso, mentre tra gli uomini assumono un peso più rilevante le malattie dell’orecchio, i tumori e le patologie respiratorie.

In forte crescita anche le denunce dei lavoratori nati all’estero, aumentate del 18,5% rispetto al 2024. I lavoratori interessati sono stati 63.136, ma le denunce sono mediamente 1,6 per persona, poiché uno stesso rischio, soprattutto nell’ambito delle patologie muscolo-scheletriche, può determinare più malattie riferite a differenti distretti anatomici.

Secondo l’INAIL, la crescita registrata negli ultimi anni non indica necessariamente un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma può riflettere una più efficace emersione delle patologie, favorita dalla maggiore consapevolezza dei lavoratori, dall’attività dei patronati, dalla tempestività dei medici certificatori e dall’aggiornamento delle tabelle delle malattie riconosciute.


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