Lavoreremo tutti in smart working?

Se prima della pandemia, in Italia ancora pochi avevano valutato l’opportunità di lavorare in smart working, tutti ci siamo avvicinati a questa nuova modalità durante il lock-down del 2020.

Oggi, a oltre un anno di distanza, lavorare in smart working è diventata normalità per molti, al punto da generare resistenze rispetto al rientro in azienda.

Fonte autorevole per la raccolta di informazioni, dati e tendenze rispetto a questo nuovo modo di lavorare, l’Osservatorio di Ricerca sullo Smart Working del politecnico di Milano ha diffuso i dati relativi al 2020, anno in cui gli smart worker italiani sono passati da 570mila a oltre 6 milioni e mezzo.

L’Osservatorio è un punto di riferimento che studia il fenomeno fin dal 2012 e ci fornisce questa definizione: “ Una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.”

Abbiamo presto capito che quello che è stato adottato finora non era vero e proprio smart working, ma per lo più lavoro da remoto: abbiamo semplicemente traslocato la nostra scrivania sul tavolo di cucina e familiarizzato con qualche nuovo strumento tecnologico. 

Ed ora che lo sappiamo, impegniamoci a implementare per davvero questo innovativo modo di lavorare: ecologico, sostenibile e decisamente produttivo. 

Una grande opportunità anche per le PMI, che prima del lock down erano ancora molto “affezionate” alla presenza in azienda del proprio personale. 

Sarà davvero interessante analizzare i dati della nuova ricerca che l’Osservatorio del Politecnico ha in corso per il 2021, mirata ad approfondire i molteplici aspetti del fenomeno, di seguito sintetizzati:

  • come si sta diffondendo lo smart working in Italia; le best practice in Italia e all’estero; il profilo dello smart worker.
  • Impatto dello smart working sui lavoratori e il loro benessere; benefici e criticità dal punto di vista psico-fisico, organizzativo e sociale.
  • Tecnologie digitali a supporto dello smart working e trend tecnologici.
  • Evoluzione degli spazi di lavoro, nelle imprese e nelle case. Ambienti di lavoro e tecnologie. 
  • Modelli di co-working e hub-working territoriali. 
  • Benefici economici, sociali ed ambientali per aziende e persone.
  • Potenziali rischi legati alla diffusione del lavoro in smart working.

Sarà anche grazie all’approfondimento e allo studio delle esperienze e dei trend, che potremo cogliere spunti e idee per affrontare lo smart working non come esigenza momentanea e contingente ma come vero e proprio progetto strategico dell’impresa.

 

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