6 Febbraio 2026

Rilevare contabilmente i marchi aziendali

di Viviana Grippo
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La scheda di FISCOPRATICO

Il marchio è uno dei segni distintivi dell’azienda e può consistere in qualunque segno suscettibile di essere rappresentato graficamente, tra cui:

  • emblemi,
  • parole,
  • suoni,
  • forme del prodotto o della sua confezione.

Il Principio contabile n. 24 enumera tra i “beni” ricompresi tra le immobilizzazioni immateriali anche i marchi. Il medesimo OIC prevede che i marchi possano trovare allocazione nelle immobilizzazioni in corso, quando trattasi di costi interni ed esterni sostenuti per la realizzazione di un bene immateriale per il quale non sia ancora stata acquisita la piena titolarità del diritto.

L’art. 2424, c.c., stabilisce, invece, l’allocazione in bilancio di tali poste che dovranno essere iscritte nell’attivo dello Stato patrimoniale alla voce BI con la classificazione: 4) concessioni, licenze, marchi e diritti simili.

Il marchio può derivare all’azienda:

  • per acquisto, unitamente all’azienda, separatamente e successivamente rispetto a essa;
  • a titolo di godimento; o semplicemente
  • può essere realizzato dall’azienda stessa.

Contabilmente le 3 fattispecie assumono diverse configurazioni contabili.

Nel caso di acquisizione del marchio, per la quale il venditore emetterà apposita fattura, la rilevazione contabile (cifre ipotetiche) assumerà il seguente tenore:

Diversi                          a                    Debiti vs fornitori                                        244.000,00

Marchi                                                                                     200.000,00

Erario c/iva                                                                              44.000,00

Nel caso in cui invece il marchio fosse realizzato dall’azienda occorrerà procedere alla capitalizzazione dei costi dalla medesima sostenuti come previsto dal citato OIC 24, contabilmente:

Marchi                a               Costi per realizzazione marchi da capitalizzare             150.000,00

Come si è potuto comprendere, è capitalizzabile tra le immobilizzazioni immateriali sia il marchio prodotto internamente sia il marchio acquistato a titolo oneroso da terzi.

I costi relativi al marchio prodotto internamente possono ricondursi essenzialmente ai costi diretti interni ed esterni, sostenuti per la produzione del segno distintivo, sono esclusi dalla capitalizzazione i costi sostenuti per l’avvio del processo produttivo del prodotto tutelato dal marchio e per l’eventuale campagna promozionale.

Può anche accadere che si proceda allo sfruttamento di un marchio altrui attraverso, ad esempio, l’acquisizione di una licenza pluriennale, in tal caso contabilmente si procederà con al seguente rilevazione:

Diversi              a                      Debiti vs Fornitori                                        72.200,00

Licenza per sfruttamento marchi altrui                             60.000,00

Erario c/iva                                                                              12.200,00

Trattandosi di una licenza con durata pluriennale occorrerà prevedere il relativo risconto da effettuarsi dividendo l’importo corrisposto per la durata contrattuale.

La rilevazione contabile potrebbe essere la seguente:

Risconti attivi                 a                      Licenza per sfruttamento marchi altrui                  35.000,00

È possibile anche che l’accordo con il fornitore stabilisca il pagamento di un canone mensile, in questo caso la rilevazione contabile apparirà come segue:

Diversi                  a                            Debiti vs Fornitori                                                  3.050,00

Canoni per sfruttamento di marchi altrui                                    2.500,00

Erario c/iva                                                                                            550,00

Il Principio contabile n. 24 specifica che le somme erogate per l’ottenimento del marchio sono capitalizzabili anche nei casi in cui il pagamento avvenga in maniera dilazionata, ovvero attraverso la corresponsione di canoni periodici, ne deriva che il relativo costo verrà iscritto tra i beni immateriali e ammortizzato secondo le norme dettate per i marchi e di cui si dirà nel capoverso successivo. Tuttavia, se oltre la somma versata per il marchio, l’azienda versasse al proprio fornitore anche altri corrispettivi, ad esempio come royalties, essi dovranno essere iscritti a Conto economico come costo d’esercizio.

Circa l’ammortamento, si ricorda che per i beni immateriali lo stesso è consentito non oltre la vita utile del bene e che in ogni caso la stima della vita utile dei marchi non deve eccedere i 20 anni.

Infine, potrebbe accadere che l’azienda decida per la cessione del marchio; ipotizzando la cessione di un marchio completamente ammortizzato, le scritture contabili da eseguire saranno le seguenti:

Crediti vs clienti                         a                      Diversi                                                      304.000,00

                                                           a                  Marchi                           200.000,00

                                                           a                  Plusvalenza                    60.000,00

                                                           a                  Erario c/iva                    44.000,00