Avvocatura italiana, il rapporto di Cassa Forense Censis: fragilità e nuova centralità di marketing

Il Rapporto sull’Avvocatura 2026 elaborato da Cassa Forense e Censis restituisce l’immagine di una professione in trasformazione profonda, segnata da dinamiche di lungo periodo – calo degli iscritti, polarizzazione dei redditi, ridefinizione dei modelli organizzativi – ma anche da una crescente necessità di ripensare il proprio posizionamento sul mercato. In questo scenario, comunicazione e marketing emergono come leve sempre meno accessorie e sempre più strategiche.

Un contesto competitivo che impone visibilità

Negli ultimi dieci anni il numero degli avvocati ha registrato una contrazione, passando da oltre 245 mila iscritti nel 2019 a circa 228 mila nel 2025. Tuttavia, la riduzione quantitativa non ha attenuato la pressione competitiva. Al contrario, il Rapporto evidenzia come la “sovrabbondante offerta di servizi legali” sia percepita dal 32,4% degli avvocati come uno dei principali rischi per i redditi futuri.

In un mercato saturo, la differenziazione diventa cruciale. E qui entra in gioco la comunicazione: non più semplice strumento di rappresentazione, ma elemento strutturale della strategia professionale.

La crisi economica come motore di cambiamento

La percezione della condizione professionale resta fragile: nel 2026 il 40,6% degli avvocati si definisce in una situazione “molto” o “abbastanza critica”. Parallelamente, il 30,3% dichiara di star valutando l’uscita dalla professione.

Questo clima di incertezza ha due effetti diretti sul tema marketing:

  • spinge gli studi a cercare nuovi clienti e mercati;
  • rende necessario consolidare il rapporto fiduciario con la clientela esistente.

Non a caso, tra i fattori di stress più rilevanti emergono proprio il “rapporto difficoltoso con i clienti” (22,2%) e l’incertezza dei compensi (60,1%), elementi che rimandano direttamente alla qualità della comunicazione e alla capacità di gestione della relazione.

Dallo studio tradizionale al modello organizzato

Il Rapporto sottolinea come la crescita dimensionale e organizzativa degli studi sia considerata una leva fondamentale per presidiare il mercato. Tuttavia, solo l’11% degli avvocati indica esplicitamente questo aspetto tra le priorità di intervento.

Qui si apre uno spazio importante per il marketing legale: strutture più organizzate tendono infatti a integrare:

  • branding dello studio;
  • posizionamento per aree di competenza;
  • strategie digitali (siti web, contenuti, social);
  • attività di networking e reputazione.

La comunicazione diventa quindi un indicatore di maturità organizzativa.

Il ruolo implicito della comunicazione nel nuovo ecosistema legale

Pur non dedicando una sezione esplicita al marketing, il Rapporto del Censis ne evidenzia indirettamente la centralità attraverso alcuni trend chiave:

1. Centralità della relazione con il cliente
Le difficoltà nei rapporti con gli assistiti indicano una domanda crescente di competenze comunicative: chiarezza, trasparenza, gestione delle aspettative.

2. Competizione e differenziazione
In un mercato affollato, emerge la necessità di costruire una proposta di valore riconoscibile, che passa inevitabilmente da una comunicazione efficace.

3. Digitalizzazione e intelligenza artificiale
Il 14,8% individua nell’IA un fattore di rischio, ma anche un’opportunità: automazione e contenuti digitali ridefiniscono le modalità di contatto con il cliente.

4. Attrattività della professione
La perdita di appeal della carriera forense è legata anche a una percezione statica e poco innovativa della professione. Una comunicazione più moderna e accessibile può contribuire a colmare questo gap.

Comunicazione e marketing: da optional a necessità

Il quadro complessivo suggerisce un passaggio culturale ancora in corso. Tradizionalmente, l’avvocatura italiana ha mantenuto un approccio prudente – se non diffidente – verso il marketing. Oggi, però, le condizioni di contesto rendono questa posizione sempre meno sostenibile.

Tre direttrici appaiono decisive:

  • visibilità: essere trovati e riconosciuti in un mercato affollato;
  • reputazione: costruire fiducia attraverso contenuti e presenza pubblica;
  • relazione: migliorare l’esperienza del cliente lungo tutto il ciclo del servizio.

Conclusioni

Il Rapporto Censis 2026 descrive un’avvocatura attraversata da tensioni economiche, trasformazioni organizzative e nuove sfide tecnologiche. In questo scenario, comunicazione e marketing non sono ancora pienamente esplicitati come priorità, ma emergono chiaramente come fattori trasversali decisivi.

La vera discontinuità non sarà tanto nell’adozione di singoli strumenti, quanto nel passaggio da una logica difensiva a una proattiva: dallo studio che “attende il cliente” a quello che costruisce attivamente il proprio mercato.

Una transizione che, più che tecnologica, è culturale.

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