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CRISI DI IMPRESA

Ammissibile l’insinuazione ultratardiva in caso di crediti sopravvenuti

Cass. civ., sez. I, 10 luglio 2019, n. 18544 – Pres. Didone – Rel. Dolmetta Parole chiave: Dichiarazione di fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Crediti sopravvenuti – Termine annuale – Decorrenza [1] Massima: Le domande di ammissione al passivo di crediti sorti dopo la dichiarazione di fallimento devono essere presentate entro un anno dal momento in cui sono maturate le condizioni per la partecipazione al passivo. Disposizioni applicate: Cost., artt. 3 e 24; r.d. 267/1942, art. 101  CASO Una società presentava domanda di ammissione al passivo del credito vantato nei confronti della società fallita a titolo di restituzione di caparra confirmatoria, in conseguenza dello scioglimento del contratto preliminare provocato dal curatore ai sensi dell’art. 72 l.fall. La…

DIRITTO BANCARIO

Usura bancaria: sull’interpretazione dell’art. 1815, comma 2, codice civile

Come noto, il secondo comma dell’art. 1815 c.c. stabilisce che « Se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi ». La nullità della clausola con cui sono stati pattuiti interessi usurari determina, dunque, il diritto alla ripetizione di quelli illegittimamente versati. Secondo parte della giurisprudenza, oltre agli « interessi » usurari devono essere restituiti anche gli altri oneri (commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese), collegati alla erogazione del credito. A sostegno di questa tesi si pongono le seguenti ragioni: a) l’art. 1815, comma 2, c.c. si inserisce in un sistema normativo che mira a proteggere il contraente più debole e a contrastare il fenomeno dell’usura; b) limitare l’interpretazione della norma agli interessi in senso stretto darebbe luogo…

AI E DIGITALIZZAZIONE DELLO STUDIO

 E’ ora di portare la sostenibilità negli studi

Questo tempo senza tempo ha costretto tutti, imprese e professionisti, a riorganizzare le loro attività lavorative attrezzandosi da remoto, nella maggior parte dei casi in fretta e furia. A volte “appiattendosi” sui sistemi adottati dai propri clienti, altre volte utilizzando in modo propositivo i propri. Le esperienze che ho raccolto in questi giorni parlando con i professionisti mi hanno confermato che, nella maggior parte dei casi, commercialisti e avvocati (tranne quelli che si occupano di contenzioso) stanno lavorando più di prima. In parte perché, azzerati gli spostamenti, beneficiano del maggior tempo a disposizione per fare anche altro, in parte perché molti dei loro clienti hanno comprensibilmente bisogno di maggiore assistenza del solito. Paradossalmente mai come in questo periodo i professionisti…

OBBLIGAZIONI E CONTRATTI

Il trust interno – II Parte

In merito all’ammissibilità del trust interno occorre evidenziare, in ultima battuta, che il trust presenta analogie e differenze con istituti affini come il fondo patrimoniale ex artt. 167 ss c.c., la fondazione ex artt. 14 ss c.c. e il negozio fiduciario. Per quanto attiene al rapporto con il fondo patrimoniale: Il fondo patrimoniale è un istituto tipico del diritto di famiglia che ha come scopo specifico quello di vincolare determinati beni (immobili, mobili registrati, titoli di credito) al soddisfacimento dei bisogni familiari; il trust, invece, è un istituto, mutuato dal sistema di common law, avente struttura e funzione atipica, che può adattarsi a varie esigenze, tra cui quella inerente ai bisogni della famiglia. Entrambi gli istituti sono caratterizzati dall’esistenza di…

PROCEDIMENTI DI COGNIZIONE E ADR

Rimessa alle Sezioni Unite l’enunciazione del criterio di individuazione della natura definitiva o meno della sentenza, in presenza di indici formali contrastanti

Cass., sez. II, 9 marzo 2020, n. 6624, Pres. D’Ascola – Est. Criscuolo [1] Cumulo domande fra stessi soggetti – Pronuncia su una (o più) di esse – Natura di sentenza non definitiva – Criterio formale di distinzione – Contrasto tra gli indici di carattere formale – Individuazione del criterio prevalente – Giudizi di scioglimento della comunione – Applicabilità o meno del criterio formale (artt. 279, 340 c.p.c.). La Seconda Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite sollevando una questione di diritto in tema di impugnazioni, nell’ipotesi di cumulo di domande tra gli stessi soggetti; in particolare, ha chiesto una nuova considerazione della questione relativa ai criteri per l’individuazione della natura definitiva…

ESECUZIONE FORZATA

L’interesse ad agire del terzo datore di ipoteca a garanzia di debito altrui nel giudizio di opposizione a precetto

Cassazione civile sez. VI – 13/03/2020, ord. n. 7249; Pres. Frasca; Rel. Porreca Ipoteca a garanzia di debito altrui – Opposizione a precetto – Interesse ad agire – Espropriazione contro il terzo proprietario (c.c. artt. 2808, 2858, 2868, 2871; c.p.c. artt. 100, 602, 603, 615, 617). Quando un terzo costituisce una ipoteca su beni propri a garanzia di un debito altrui, il creditore ha diritto di fare espropriare la cosa ipotecata in caso di inadempimento del debitore, ed ai fini dell’esercizio di tale diritto è tenuto a notificare al terzo datore di ipoteca, oltre che al debitore, sia il titolo esecutivo che il precetto, specificando in quest’ultimo la “res” del terzo che si intende eventualmente sottoporre ad esecuzione forzata. Tuttavia,…

OBBLIGAZIONI E CONTRATTI

La Cassazione ribadisce le differenze tra contratto autonomo di garanzia e fideiussione

Cass. civ. sez. I, 21 gennaio 2020, n. 1186 – Pres. Bisogni – Rel. Amatore [1-2] Obbligazioni e contratti – Garanzia personale – Contratto autonomo di garanzia – Fideiussione – Differenze – Eccezioni – Clausola di pagamento a prima richiesta e senza eccezioni – Accessorietà – Exceptio doli – Ripetizione dell’indebito [1] “ […] il contratto autonomo di garanzia (cd. Garantievertrag), espressione dell’autonomia negoziale ex art. 1322 cod. civ., ha la funzione di tenere indenne il creditore dalle conseguenze del mancato adempimento della prestazione gravante sul debitore principale, che può riguardare anche un fare infungibile (qual è l’obbligazione dell’appaltatore), contrariamente al contratto del fideiussore, il quale garantisce l’adempimento della medesima obbligazione principale altrui (attesa l’identità tra prestazione del debitore principale…

Senza categoria

Esecuzione di opere abusive in facciata: legittimazione ad agire del singolo condomino a tutela delle parti comuni

Corte di Cassazione – sez. VI^ Civile – 2, ordinanza n. 29924/19, relatore dott. A. Scarpa  “Allorché una clausola del regolamento di condominio, di natura convenzionale, imponga il consenso preventivo dell’amministratore o dell’assemblea per qualsiasi opera compiuta dai singoli condomini che possa modificare le parti comuni dell’edificio, pur dovendosi riconoscere all’assemblea stessa, nell’esercizio dei suoi poteri di gestione, la facoltà di ratificare o convalidare ex post le attività che siano state compiute da alcuno dei partecipanti in difetto nella necessaria preventiva autorizzazione, resta salvo l’interesse processuale di ciascun condomino ad agire in giudizio per contestare il determinato uso fatto della cosa comune ed il potere dell’assemblea di consentirlo, ove esso risulti comunque lesivo del decoro architettonico del fabbricato, non dando…

DIRITTO E PROCEDIMENTO DI FAMIGLIA

Adozione del maggiorenne: consentita la deroga alla differenza di età minima per tutelare situazioni familiari consolidate

Cassazione civile sez. I, 03 aprile 2020, n.7667 Adozione del maggiorenne Art. 291 c.c. – L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 44, comma 1, lett. b In materia di adozione di maggiorenne, al fine di evitare il contrasto con l’art. 30 Cost., il giudice può derogare alla prescrizione di cui all’art. 291 c.c., che impone la differenza di diciotto anni di età tra adottante e adottato, per tutelare situazioni familiari consolidate. CASO Un uomo si era rivolto al Tribunale di Modena chiedendo di adottare la figlia maggiorenne della sua convivente, rimasta orfana di padre a 6 anni, rilevando di averla cresciuta come se fosse sua figlia, fin da quando aveva 12 anni. Il Tribunale aveva respinto la domanda per…

DIRITTO E REATI SOCIETARI

La rinuncia tacita al compenso di amministratore di S.r.l.: validità e requisiti

Cassazione civile, ordinanza n. 2357 del 13 febbraio 2020 Parole chiave: rinuncia al compenso – compenso amministratore – società a responsabilità limitata – Massima: “la rinuncia al compenso da parte dell’amministratore può trovare espressione in un comportamento concludente del titolare che riveli in modo univoco una sua volontà dismissiva del relativo diritto; a tal fine è pertanto necessario che l’atto abdicativo si desuma non dalla semplice mancata richiesta dell’emolumento, quali che ne siano le motivazioni, ma da circostanze esteriori che conferiscano un preciso significato negoziale al contegno tenuto”. Disposizioni applicate: articoli 1236 c.c., 1709 c.c., 2364 c.c., 2383 c.c. e 2389 c.c. Con l’ordinanza in esame la Corte di Cassazione si è pronunciata, nel più ampio contesto di un giudizio…

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