Greenwashing: nuove opportunità di business

Se dico greenwashing quanti sanno di che cosa sto parlando?

Io credo più o meno tutti, perché anche questo ormai è uno dei termini in cui si inciampa nella stampa un giorno sì e un altro anche.

Comunque sia -a scanso di equivoci- si definisce greenwashing l’uso distorto della sostenibilità ambientale a fini promozionali.

L’obiettivo di queste pratiche, conosciute anche come ambientalismo di facciata, è valorizzare la reputazione ambientale dell’impresa per generare, a cascata, un beneficio in termini di fatturato derivante dal fatto che sempre più persone sono interessate ad acquistare prodotti eco-friendly.

I modi in cui si può fare greenwashing sono tanti, dall’utilizzo di un linguaggio vago e approssimativo a uno al contrario così tanto gergale e tecnico da essere comprensibile solo agli addetti ai lavori, dal fornire dati parziali all’uso di immagini suggestive -magari con ampio uso del verde o di soggetti naturali che facciano pensare a un collegamento tra brand e le questioni ambientali e finendo, in ultima analisi, col trarre il pubblico in inganno.

E infatti è proprio questo il punto: oggi il greenwashing in Italia viene considerato pubblicità ingannevole ed è controllato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ma alla luce dell’aumento dei casi appare necessaria una normativa ad hoc per regolare tale fenomeno.

CONTINUA A LEGGERE

Area legale

Articoli del giorno

Corsi in evidenza

Disciplina dell’acquisizione di fonti di prova informatica

Approccio pratico orientato alla soluzione dei casi concreti

Strumenti per affrontare le principali sfide del giurista d’impresa

Mondo professione

Torna in alto