L’anacronismo della comunicazione professionale

Mentre il mondo corre e la comunicazione aziendale sperimenta nuove forme di comunicazione, azzarda, osa, percorre nuovi canali. I professionisti, e in particolare gli avvocati, si trovano ancora a dover fare i conti con delle regole deontologiche assolutamente fuori dal tempo e di certo non appropriate all’anno 2022. In un’epoca in cui la competizione tra studi professionali si fa sempre più ferrata, a causa anche dell’alto numero di professionisti, la comunicazione, che potrebbe essere uno strumento utile a fare la differenza all’interno di questo enorme mercato, arranca ancora, ed è costretta ad arenarsi, imbrigliata da regole del Codice deontologico che non consentono una comunicazione “libera”.

I paradossi

Capita, infatti, che sempre più spesso siano proprio i clienti, le aziende, a tirare la volata della comunicazione, agli studi professionali, introducendo nei propri testi dei comunicati stampa gli studi e i team di professionisti, che hanno contribuito alla realizzazione dell’operazione. Ma non è allo stesso tempo consentito a quegli stessi avvocati, di rilanciare tramite i propri canali social, la medesima comunicazione sottolineandone la propria partecipazione. Ormai e nella maggior parte dei casi questa è diventata prassi comune, e consuetudine quotidiana, ma non tutti gli ordini e consigli dell’ordine apprezzano tale consuetudine, redarguendo in alcuni casi i professionisti che utilizzano tale strumento. Strumento che se sdoganato e reso libero, potrebbe e fa la differenza nella scelta di un advisor piuttosto che di un altro.

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