Studi legali, il nuovo linguaggio della comunicazione: dalla toga al digitale

Un tempo bastavano il nome affisso sulla targa all’ingresso del palazzo, il biglietto da visita e il passaparola. Oggi, invece, anche gli avvocati devono imparare a comunicare in modo diverso. Lo avevamo intuito già 10 anni fa, ma ora la trasformazione è evidente. Autorevolezza sì, ma senza distacco; rigore sì, ma accompagnato da chiarezza e immediatezza.

Dall’ermetismo giuridico alla chiarezza

La pandemia, la digitalizzazione e l’esigenza crescente di trasparenza hanno accelerato un processo già in corso: il superamento del gergo tecnico fine a sé stesso. “I clienti vogliono capire, non sentirsi esclusi dal discorso”, spiegano diversi avvocati coinvolti in progetti di comunicazione legale. Non è un caso che articoli, post e newsletter vengano scritti sempre più con un linguaggio diretto, sintetico e vicino al lettore.

Chiarezza, però, non significa banalizzazione. Al contrario, il vero valore aggiunto oggi è saper tradurre concetti complessi in messaggi chiari, mantenendo intatta la precisione giuridica. Una capacità che non appartiene a tutti, ma che sta diventando un fattore competitivo determinante.

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