Avvocati esperti di compliance, mai così richiesti come oggi

L’ondata normativa europea e nazionale in tema di intelligenza artificiale sta ridisegnando il ruolo dell’avvocato, che passa sempre più da consulente tecnico a partner strategico delle imprese. Il mercato della compliance è in forte espansione e gli studi legali cercano di posizionarsi oggi in tale mercato con nuove offerte di servizi ad hoc.

La trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale, i crescenti rischi cyber e le nuove frontiere della responsabilità d’impresa hanno generato un contesto normativo senza precedenti. Per PMI e multinazionali operanti in Italia, essere “a norma” non significa più semplicemente rispettare il GDPR: significa muoversi un ecosistema regolatorio complesso, in continua evoluzione, dove ogni inadempienza può tradursi in sanzioni milionarie, danni reputazionali irreversibili e perdita di competitività. Questa complessità rappresenta per gli avvocati la più grande opportunità professionale degli ultimi vent’anni. Ma richiede un cambio di mentalità: dalla consulenza reattiva alla progettazione strategica dei sistemi di conformità aziendale.

Il nuovo scenario normativo: una “tempesta” regolamentare

Negli ultimi 24 mesi, il panorama normativo europeo e italiano ha subito un’accelerazione importante. Tre direttrici principali definiscono il nuovo perimetro della compliance trasversale, vediamole.

1. L’intelligenza artificiale entra nell’ordinamento

L’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689), pienamente applicabile dal 2 agosto 2026, introduce il primo framework giuridico vincolante al mondo per l’intelligenza artificiale. Non si tratta di una normativa di settore: ogni impresa che utilizza, sviluppa o distribuisce sistemi di AI – dai chatbot per il customer care agli algoritmi di selezione del personale – è coinvolta.

Il Regolamento adotta un approccio risk-based, classificando i sistemi in quattro categorie: rischio inaccettabile (vietati), rischio alto (obblighi stringenti di conformità), rischio limitato (obblighi di trasparenza) e rischio minimo. Per le imprese italiane, la sfida principale riguarda i sistemi ad alto rischio: gestione HR, scoring creditizio, infrastrutture critiche, dispositivi medici. Questi richiedono valutazioni di conformità, documentazione tecnica completa, sistemi di gestione del rischio, tracciabilità dei dataset e governance robusta.

A livello nazionale, l’Italia si è distinta come primo Paese UE ad adottare una legge domestica sull’AI: la legge 132/2025 (in vigore dal 10 ottobre 2025) introduce obblighi di trasparenza nell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale e definisce un sistema di governance articolato. Le attività di supervisione, controllo e coordinamento sono state affidate all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), che eserciteranno poteri ispettivi e sanzionatori in conformità con il quadro europeo dell’AI Act. Le sanzioni previste dall’AI Act arrivano fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale annuo: cifre che rendono la compliance non negoziabile.

2. La sicurezza informatica diventa obbligo legale

La Direttiva NIS2 (recepita in Italia con D.Lgs. 138/2024) estende gli obblighi di cybersecurity a oltre 50.000 soggetti tra pubblici e privati, ben oltre il perimetro originario delle sole infrastrutture critiche. PMI manifatturiere, società di logistica, fornitori digitali, aziende alimentari: settori tradizionalmente “analogici” si trovano improvvisamente tenuti a implementare misure tecniche e organizzative sofisticate.

Gli obblighi includono: valutazione dei rischi cyber, adozione di misure di sicurezza proporzionate, continuità operativa e disaster recovery, gestione degli incidenti con notifica entro 24 ore per eventi significativi, sicurezza della supply chain. La responsabilità ricade direttamente sugli organi di amministrazione: amministratori delegati e consigli di amministrazione devono approvare le misure, supervisionarne l’attuazione e partecipare a formazione specifica.

Le sanzioni amministrative arrivano fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato, con possibili responsabilità personali per gli amministratori in caso di negligenza grave.

A dicembre 2025 l’UE ha approvato l’Omnibus Simplification Package che riduce drasticamente lo scope della CSRD. Il numero di imprese europee coinvolte passa da 50.000 a circa 10.000 (riduzione dell’80-90%), con nuove soglie.

3. La sostenibilità e la responsabilità d’impresa si fanno cogenti

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D) chiudono il cerchio, imponendo alle imprese di rendere conto non solo dell’impatto finanziario, ma anche di quello ambientale, sociale e di governance lungo l’intera catena del valore.

La CSRD obbliga oltre 6.000 imprese italiane a pubblicare rendicontazioni di sostenibilità dettagliate, verificate da revisori esterni, secondo standard europei uniformi (ESRS). La CS3D impone doveri di due diligence su diritti umani e ambiente lungo la supply chain, con obbligo di identificare, prevenire, mitigare e rendicontare gli impatti negativi potenziali e attuali.

Perché le aziende italiane faticano (e dove sbagliano)

L’esperienza sul campo mostra che molte imprese – specialmente PMI – affrontano la compliance con tre errori ricorrenti:

  • Sottovalutazione del rischio normativo. L’approccio “aspettiamo il primo controllo” è suicida. Le autorità stanno intensificando l’enforcement: il Garante Privacy ha irrogato nel 2024 sanzioni per decine di milioni di euro, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) sta avviando le prime ispezioni NIS2, l’Autorità AI diventerà operativa nei prossimi mesi.
  • Frammentazione delle responsabilità. Spesso privacy, cybersecurity, AI governance e sostenibilità sono gestite da figure diverse (DPO, CISO, consulenti esterni separati), senza coordinamento. Questo genera gap di conformità, duplicazioni, inefficienze. Manca una visione olistica.
  • Approccio documentale anziché sostanziale. Troppo frequentemente la compliance viene vissuta come “produzione di carte”: policy generiche copiate da internet, valutazioni d’impatto formali, checklist per l’auditor. Ma le autorità valutano l’effettività delle misure, non la bellezza dei documenti.

Le conseguenze? Oltre alle sanzioni, crescono i contenziosi (data breach, discriminazioni algoritmiche, violazioni contrattuali nella supply chain sostenibile), aumentano i costi assicurativi cyber, diminuisce la fiducia degli investitori e dei partner commerciali.

L’opportunità di mercato per gli avvocati: da consulenti a compliance architect

Questo scenario genera una domanda senza precedenti di professionalità legale qualificata. Ma non basta conoscere le norme: serve costruire architetture di conformità integrate, sostenibili, scalabili.

Il nuovo posizionamento strategico

L’avvocato compliance architect supporta l’impresa nella progettazione end-to-end del sistema di conformità: dall’identificazione dei rischi normativi (gap analysis) alla progettazione organizzativa (ruoli, responsabilità, flussi decisionali), dalla redazione di policy operative alla formazione del personale, dalla gestione degli incidenti al monitoraggio continuo.

Non si tratta di consulenza occasionale, ma di partnership strategica continuativa. Le imprese cercano advisor capaci di:

  • Tradurre le norme in processi aziendali concreti
  • Bilanciare conformità normativa ed esigenze di business
  • Coordinare competenze tecniche diverse (IT, HR, operations)
  • Dialogare con le autorità di vigilanza
  • Gestire le crisi (data breach, incidenti cyber, contenziosi)

I clienti target e le loro esigenze

  • PMI manifatturiere e industriali: spesso scoprano di rientrare nella NIS2 o di utilizzare sistemi AI ad alto rischio senza saperlo. Necessitano di assessment iniziale, progettazione di misure proporzionate ai loro mezzi, supporto nella selezione di fornitori tecnologici conformi.
  • Multinazionali e gruppi articolati: hanno bisogno di armonizzare compliance tra diverse giurisdizioni, garantire conformità dei fornitori globali, gestire la complessità dell’AI Act per sistemi distribuiti, implementare la CS3D su supply chain internazionali.
  • Scale-up tech e innovative: sviluppano prodotti AI-driven e devono garantire compliance by design sin dalle prime fasi di sviluppo, gestire il trade-off tra velocità di innovazione e requisiti normativi, attrarre investitori rassicurandoli sulla solidità della governance.

Settori regolamentati (fintech, healthtech, energy): sommano agli obblighi trasversali quelli settoriali (DORA, MDR, normativa energetica), con complessità esponenziale.

Le competenze chiave: oltre il diritto puro

Per cogliere questa opportunità, gli avvocati devono sviluppare competenze ibride:

  • Conoscenza tecnica di base: comprendere come funziona un algoritmo di machine learning, cosa sia un firewall, come si strutturi una supply chain digitale. Non serve essere ingegneri, ma parlare il linguaggio dei Chief Technology Officer e dei CISO.
  • Project management: implementare un sistema di compliance richiede coordinare team multidisciplinari, rispettare timeline, gestire budget.
  • Business acumen: capire i modelli di business dei clienti, i loro mercati, i vincoli operativi. Una soluzione giuridicamente perfetta ma inattuabile è inutile.
  • Soft skills: comunicazione efficace con interlocutori non giuristi, capacità di semplificare il complesso, resilienza nella gestione delle emergenze.

Le normative trasversali: la cassetta degli attrezzi essenziale

Per operare efficacemente, gli avvocati devono padroneggiare l’ecosistema normativo trasversale:

  • GDPR (Reg. UE 2016/679): pilastro ineludibile. Privacy by design, valutazioni d’impatto, gestione data breach, rapporti con DPO. Attenzione alle intersezioni con AI Act (i dati di training sono dati personali?) e NIS2 (un cyber attack è anche un data breach?).
  • AI Act (Reg. UE 2024/1689): identificazione dei sistemi ad alto rischio, valutazioni di conformità, documentazione tecnica, gestione del rischio, sorveglianza post-market. Fondamentale comprendere il ruolo dei diversi attori (provider, deployer, distributor) e le relative responsabilità.
  • NIS2 (D.Lgs. 138/2024): classificazione dei soggetti (essenziali/importanti), misure tecniche e organizzative, continuità operativa, gestione incidenti, sicurezza supply chain, responsabilità organi apicali.
  • Direttiva whistleblowing (D.Lgs. 24/2023): canali di segnalazione interna, protezione dei segnalanti, gestione delle segnalazioni, sanzioni per ritorsioni.
  • CSRD e CS3D: rendicontazione di sostenibilità, due diligence su diritti umani e ambiente, stakeholder engagement, remediation degli impatti negativi.
  • Normativa contrattuale e responsabilità civile: clausole contrattuali per allocare responsabilità compliance nella catena di fornitura, responsabilità da prodotto difettoso per sistemi AI, responsabilità per data breach e incidenti cyber.
  • Compliance 231: sovrapposizioni con i nuovi obblighi (reati informatici, reati ambientali), aggiornamento modelli organizzativi, integrazione con sistemi di compliance specialistici.

Come strutturare l’offerta: dall’advisory all’outsourcing

Gli studi legali possono articolare l’offerta su più livelli:

  • Assessment e gap analysis: servizio entry-level per mappare lo stato di conformità attuale e identificare le priorità. Deliverable: report esecutivo con risk scoring e roadmap di adeguamento.
  • Progettazione e implementazione: consulenza strategica per costruire il sistema di conformità. Include: redazione policy e procedure, disegno organizzativo, selezione strumenti tecnologici, formazione.
  • DPO as a service e ruoli specialistici: fornitura esternalizzata di Data Protection Officer, AI Risk Manager, NIS2 Compliance Officer. Particolarmente appetibile per PMI che non possono permettersi figure a tempo pieno.
  • Compliance monitoring e audit: servizi continuativi di verifica dell’effettività delle misure, audit interni, preparazione audit esterni.
  • Crisis management: gestione reattiva di data breach, incidenti cyber, contestazioni autorità, contenziosi.

Casi d’uso concreti: dove gli avvocati fanno la differenza

Caso 1 – PMI manifatturiera e NIS2: azienda metalmeccanica con 200 dipendenti scopre di essere “soggetto importante” NIS2 come fornitore di componenti per automotive. L’avvocato conduce risk assessment cyber, coordina implementazione misure con consulente IT, redige policy e procedure, forma CDA, prepara piano gestione incidenti. Investimento iniziale di 40.000 euro, ma evita sanzioni potenziali milionarie e ottiene certificazione che diventa vantaggio competitivo verso clienti OEM.

Caso 2 – Fintech e AI Act: startup che sviluppa algoritmo di credit scoring scopre di avere un sistema ad alto rischio. L’avvocato lavora con data scientist per documentare il sistema, implementare gestione rischio, garantire trasparenza, preparare valutazione conformità. L’azienda ottiene finanziamento da 5 milioni perché gli investitori vedono governance solida.

Caso 3 – Gruppo retail e CSRD: catena di negozi deve rendicontare sostenibilità per la prima volta. L’avvocato coordina raccolta dati ESG, identifica gap informativi, progetta due diligence fornitori, redige prima rendicontazione, prepara dialogo con revisore. Il gruppo evita contestazioni e migliora relazioni con banche finanziatrici attente ai criteri ESG.

Gli errori da evitare nell’approccio al mercato

Non sovrapporsi ai tecnici: l’avvocato non deve fare il CISO o il data scientist. Il valore sta nell’orchestrazione strategica e nella traduzione giuridica.

Evitare il “terrorismo normativo”: presentare solo rischi e sanzioni senza soluzioni operative aliena i clienti. Serve bilanciare rischio e opportunità.

Non sottovalutare la formazione continua: l’ecosistema normativo evolve rapidamente. Chi si ferma diventa obsoleto in 12 mesi.

Non lavorare isolati: costruire network con consulenti IT, data scientist, sustainability expert, assicuratori cyber. La compliance è team sport.

Il futuro: verso la compliance predittiva

L’evoluzione tecnologica cambierà anche il modo di fare compliance. Sistemi di RegTech basati su AI monitoreranno automaticamente l’evoluzione normativa, scanner automatici verificheranno la conformità contrattuale, blockchain garantiranno tracciabilità delle supply chain sostenibili.

Gli avvocati che sapranno integrare queste tecnologie nei servizi costruiranno modelli scalabili e sostenibili. Ma la componente strategica, il giudizio professionale, la capacità di bilanciare diritto e business rimarranno insostituibilmente umane.

La convergenza tra trasformazione digitale, intelligenza artificiale, cybersecurity e sostenibilità ha creato il mercato della compliance più dinamico della storia. Le imprese italiane – tutte, non solo le grandi corporation – devono conformarsi a un ecosistema normativo complesso e in rapida evoluzione.

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